Fiume Po… in secca! Malato di burocrazia e di immobilismo oltre che di carenza d’acqua

Fiume Po… in secca! Malato di burocrazia e di immobilismo oltre che di carenza d’acqua
Eridano. Primo nome greco del nostro fiume. Nasce o rinasce il grande fiume Po? una fondazione di mecenati per il grande fiume …in secca! Malato di burocrazia e di immobilismo oltre che di carenza d’acqua
Milano, 2 settembre 2017
 
Mecenatismo e cultura per il Delta del Po
Da Rovigo il via e un messaggio a Ferrara per una unica voce
(a cura della redazione Newsfood)
 
Parte da Rovigo una nuova sfida per il Grande Fiume Po.
Un fiume in secca, problematico, con difficoltà di identità, non riconosciuto, diviso fra 4 regioni, 14 province, due enti di programmazione e di gestione spesso avulsi dalle potenzialità territoriali, con tanti vincoli limitanti ogni iniziativa, mai visto come risorsa ma solo come spesa…. Ebbene c’è ancora chi ci tenta, i Polesani.
Dopo il grande successo di attrazione enogastronomica e turistica durante Expo2015 con 1000 attori partecipanti dal Monviso alla Laguna Veneta e 600.000 presenze in 200 giorni, ecco che da Rovigo parte una idea molto aderente alle difficoltà odierne di recepimento fondi pubblici e privati,  stasi economica,  mancanza di investimenti.
Nasce il progetto “ERIDANO” per attivare tutte quelle azioni  dimenticate, abbandonate, non legate alla conservazione immobile di un bene collettivo, per considerare turismo-cultura-territorio-fiume una cosa sola, un unico coordinamento, un valore aggiunto ben oltre la navigazione, purtroppo sempre più marginale.
Presenti  20 studiosi della tradizione polesana, quelli appassionati e innamorati del Delta, che hanno sempre visto il fiume come sviluppo economico, fonte di occupazione, piattaforma per start-up tecnologiche e di risparmio delle risorse naturali, fra cui  Laura Negli già assessore e Raffaele Peretto archeologo, Giuseppe Marangoni presidente Ctg e Luciano Zerbinati,  Sandra Bedetti del Museo Adria e Silvia Lezziero storiografa, Antonio Giolo della Fondazione Bocchi e Lino Tosini del Museo Bonifica Delta, Adriano Mazzetti dell’Accademia e Ferdinando De Laurentis regista, oltre a diversi docenti universitari e direttori di testate culturali, coordinati da Dina Maragno, da Ettore Bonalberti e Mario Guadalupi rispettivamente presidente e vicepresidente dell’associazione internazionale Aikal per la cultura sostenibile del lavoro e ambiente.
Presente anche Giampietro Comolli, già Ceo di UnPOxExPO2015, membro comitato scientifico di Aikal, fondatore dell’osservatorio del paesaggio culturale produttivo del fiume Po, curatore della biodiversità enogastronomica del Grande Fiume, coordinatore in Emilia Romagna di un altrettanto innovativo progetto che coinvolge 70 comuni rivieraschi del fiume per un bando europeo, al quale chiediamo quali iniziative il gruppo polesano si prefigge:

Comolli gita sul PO

“Una unica area vasta del Delta, una sola, che punta su promozione e marchio unico, conservazione habitat, sviluppo ecosostenibile, difesa della piccola biodiversità, creazione di un distretto turistico culturale. In questo la Regione Veneto con i progetti di Fondazioni di Partecipazione e sul Mecenatismo di impresa rivolto alla cultura-arte è sicuramente un passo avanti, senza dimenticare gli aspetti territoriali di produzioni agroalimentari della area vasta umida, una diversità che in questo momento temporale-climatico  può anche vacillare a fronte di una siccità sempre più diffusa in Val Padana. Il rischio vero, non a parole, è quello di perdere per sempre una identità che ha decine di migliaia di anni e che il fiume Po “muoia” perché è inamovibile la prassi consolidata burocratica dell’ ordinaria gestione di manufatti, argini, divieti, immobilismo.  Aikal, con Regione e Unioncamere Veneto, ha già in programma un convegno per illustrare i progetti e la organizzazione strutturale per dare vita a una partecipazione pubblica-privata.
Fondi europei già ci sono. L’adesione da diversi attori di Rovigo fa ben sperare, ma  è prioritario coinvolgere anche Ferrara per dare spessore nazionale al tema, da qui l’idea geniale di mettere insieme i vantaggi del Mecenatismo d’Impresa riconosciuto per legge e motore di sviluppo della cultura fluviale del Delta Polesano   e la Fondazione di Partecipazione anch’esso strumento oggi di grande apertura che dovrebbero invogliare i privati ad investire prevedendo sgravi fiscali alti quindi  quasi a costo zero.
Il Delta del Po può proporsi – unito e unitario – come  Capitale della Cultura Italiana nel 2020, ma bisogna prepararsi e quindi sono urgenti TRE passaggi e traguardi che portano valore aggiunto:  il riconoscimento unitario di tutto il Grande Fiume come unica riserva della biosfera di un paesaggio culturale e produttivo umido dedicato alla sostenibilità enogastronomica perché a rischio di modifica irreparabile a causa del cambio del clima; la iscrizione ufficiale nell’elenco prioritario dei distretti turistici tematici del Mibact come altre destinazioni di aree speciali già riconosciute in Italia; la urgentissima domanda che deve fare di concerto il Mibact-Regioni di riconoscimento del Grande Fiume Po come 9° Distretto Europeo Fluviale perché l’Italia non ha alcun fiume accreditato, perché l’Europa da anni stanzia fondi cospicui e speciali direttamente per le azioni di attrazione turistica e di investimenti di fiumi come Danubio e Loira. L’Italia niente.
L’Italia non ha mai proposto all’Europa  il riconoscimento del Po”.
Non è sempre colpa degli altri …
Redazione Newsfood.com
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