«In questo paese, in particolare nella filiera agro-alimentare, invece di lavorare per consolidare produzioni di qualità, investire per innovare prodotti e processi, valorizzare le
filiere, si continua a competere con logiche corporative, finalizzate a posizioni di rendita economica, utilizzando il lavoratore ed il consumatore come cassa di compensazione, è
esattamente quanto sta accadendo nella filiera del latte e dei suoi derivati.

Dopo molteplici tentativi non si è riusciti a mettere attorno ad un tavolo la parte agricola, la trasformazione, la distribuzione per cercare posizioni comuni in grado di sostenere
competizione e sviluppo salvaguardando qualità dei prodotti, lavoro ed un rapporto con il prezzo al consumo che garantisca gli operatori del settore ed il consumatore.
Quando questo scenario si presenta nella cooperazione, dove ogni soggetto della filiera compete con l’altro senza esclusione di colpi, si producono effetti dirompenti.

La crisi di Granarolo è anche frutto di questo contesto aggravata dal fatto che sul fronte finanziario non è tutto rose e fiori dopo l’operazione Yomo.
Per quanto ci riguarda ci sono comunque le condizioni per ragionare di sviluppo, di rilancio dei marchi e per questo motivo non possiamo accettare supinamente le chiusure di Pettinicchio e di
Merlo.
Non siamo disponibili a perdere 350 posti di lavoro sull’altare di un piano che semplicemente intende adeguare Granarolo al mercato.
La mobilitazione, lo sciopero, hanno l’obiettivo di far recedere Granarolo dalle decisioni assunte, coinvolgere l’intera filiera ed i livelli istituzionali per garantire continuità
produttiva ed occupazionale.

Siamo stanchi di denunciare le inefficienze di questo paese, l’incapacità e la mancanza di volontà dei soggetti della filiera di interagire per favorire competizone e sviluppo;
siamo stanchi di essere la banca delle crisi perché di fronte ai problemi l’unica risposta che arriva dalle imprese è taglio occupazionale, chiusura dei siti produttivi,
contrazione di salari e diritti.»