Fluidi irrequieti a gravità zero

L’esperimento spaziale GRADFLEX, messo in orbita dall’Agenzia spaziale europea, per la prima volta conferma le previsioni della teoria: in assenza di gravità, densità e
concentrazione presentano grandi fluttuazioni quando la temperatura del fluido varia da punto a punto. GRADFLEX nasce da una collaborazione italo-statunitense che vede tra i suoi partecipanti
l’équipe di Marzio Giglio, coordinatore del progetto di Ottica e Microgravità del CNR-INFM e dell’Università di Milano.

In condizioni di microgravità i fluidi sono decisamente irrequieti e si assiste a una vera e propria esplosione nelle fluttuazioni di densità e concentrazione.

Sono così pienamente confermate le previsioni della teoria, formulata ormai una decina di anni fa, per descrivere il comportamento dei fluidi sottoposti a una variazione di temperatura –
tecnicamente un gradiente.

La prima verifica della teoria nello spazio è stata condotta da GRADFLEX (GRAdient Driven FLuctuation Experiment), esperimento italo-statunitense, messo in orbita dall’Agenzia spaziale
europea a bordo della missione FOTON-M3 atterrata oggi nelle steppe del Kazakistan.

Per studiare il fenomeno GRADFLEX ha fatto uso di una raffinata tecnologia ottica messa a punto dall’équipe di Marzio Giglio, coordinatore del progetto di Ottica e Microgravità
dell’INFM-CNR e dell’Università di Milano, in collaborazione con i partner della University of California a Santa Barbara.

Le prime immagini che hanno raggiunto il centro di controllo dell’esperimento a Kiruna, in Svezia, evidenziano un consistente aumento delle fluttuazioni per i due campioni presi in esame.

Sottoposti a un gradiente di temperatura entrambi – un liquido formato da una sola componente e una miscela di fluidi – mostrano significative variazioni rispettivamente di densità e di
concentrazione.

La verifica è stata ottenuta in tempi record dalla missione spaziale e ulteriori sviluppi sono attesi nei prossimi mesi dall’analisi dei dati portati a terra dalla capsula.

Secondo Marzio Giglio “i risultati ottenuti dall’esperimento possono avere altre ricadute sulle ricerche condotte in assenza di gravità, in particolare nel caso della cristallografia”.
Potrebbero aprirsi nuovi scenari per la comprensione delle caratteristiche di proteine e leghe metalliche sintetizzate nello spazio.

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