FONDAZIONE DEMOCRAZIA CRISTIANA

FONDAZIONE DEMOCRAZIA CRISTIANA

Cerimonia fondativa nella sala della Regina a Montecitorio Camera dei Deputati

FONDAZIONE DEMOCRAZIA CRISTIANA

Dopo 24 anni si è sciolto il Cdu, il partito dei Cristiani democratici uniti, erede diretto del partito più antico della Repubblica, la Democrazia Cristiana. Il suo simbolo – lo scudocrociato con il motto “Libertas” vittorioso in ben dodici elezioni politiche consecutive dal 1946 al 1992,  creato nel 1919 con la nascita del Partito popolare italiano di Luigi Sturzo  – è stato consegnato alla Fondazione Democrazia Cristiana (già Fondazione “Fiorentino Sullo”, leader storico del partito e maestro, tra gli altri, di Ciriaco De Mita e Nicola Mancino), che sarà guidata da Rocco Buttiglione e Gianfranco Rotondi.

La cerimonia è avvenuta alla Camera dei Deputati, in una affollata Sala della Regina.  A presiedere il convegno Mario Tassone. L’intervento introduttivo è stato di Gianfranco Rotondi, cui sono seguiti Francesco Verderami, giornalista del Corriere della Sera; Fabrizio D’Esposito, giornalista de Il Fatto Quotidiano; Dario Allegranti, giornalista de Il Foglio; Ubaldo Livolsi, Italia Semplice; Achille Colombo Clerici, Europa Asia. Conclusioni di Rocco Buttiglione. Altri interventi, oltre a quelli programmati, di Mariastella Gelmini e di Renato Grassi per il partito DC storico. In sala  Teresio Delfino, Angelo Sanza, Peppino Gargani, Mario Cutrufo, Domenico Scilipoti.
Presenti, tra gli altri, Franco De Luca, Giampiero Catone,  Antonino Giannone al quale, nel corso dell’assemblea e’ stato conferito l’incarico di responsabile del Comitato scientifiico della Fondazione.

“C’è stata una scissione fra valori e contenitori politici. I contenitori politici cambiano, ma i valori restano” ha detto il filosofo. Aggiungendo: “Quella che nasce, infatti, è un’iniziativa di tipo culturale. Teniamo accesa la fiammella. Oggi non ci sono le condizioni per un partito, che ricalchi la storia e i valori della Dc. Ma se un domani ci fossero di nuovo non vorremmo che mancasse il riferimento per ricostruirlo.” “La cultura è fuori moda, quindi rivoluzionaria,” ha affermato  Rotondi.

“C’è uno spazio enorme in cui poter lavorare “lasciato libero da un Pd spostatosi a sinistra con Zingaretti e un centrodestra guidato da Salvini “ ha detto Maristella Gelmini, capogruppo alla Camera degli azzurri e candidata alla guida del partito: “Per Forza Italia può essere il riferimento di chi non vuole omologarsi, strizzando l’occhio al sovranismo e scimmiottando il populismo.”

L’ intervento di Colombo Clerici ha toccato le tematiche dei valori cristiani ( culturali, etici, identitari ) declinati nella vita sociale, nella vita economica, nella politica e nei temi europei.
Interpellato sulla rappresentanza degli interessi, soprattutto socio-economici nella politica, Achille Colombo Clerici ha aggiunto: “Oggi nella politica c’e’ un grosso vuoto quanto a formazione culturale collegiale e di pensiero in campo socio-economico.

Un tempo, con i partiti legati alle ideologie, ogni materia socio/economica aveva i suoi centri studi all’interno degli stessi, e attorno ai centri studi si formavano i politici di riferimento. Queste figure facevano da catalizzatore delle diverse istanze provenienti dalla base. Il loro compito era quello di portarle a sintesi in modo che, all’interno di ogni posizione ideologica, i diversi interessi si componessero in un unica posizione, in sintonia con l’ideologia di fondo.  Ulteriore conseguenza di questa impostazione era il fatto che gli interessi della base seguivano la posizione culturale ideologica.

Oggi avviene esattamente l’inverso. E’ la cultura che si plasma sugli interessi della base.  Anzi possiamo dire che gli interessi seguano, all’interno dei partiti, diverse canalizzazioni e sfocino in una serie di proposte normative  tra loro talvolta antitetiche. Come “cani sciolti” tutti si fanno interpreti di tutto.

E le stesse linee culturali sono suggerite, non piu’ dai leaders politici, bensi’ dai portatori di interessi economici. In concreto e banalizzando, e’ l’ operatore economico,  ad esempio, a creare la cultura politica a sostegno di una certa tesi che puo’ convenirgli e a trovare il politico che se ne investa.

Oggi i centri studi non stanno piu’ dentro la politica, ma stanno fuori dalla stessa. Cos’altro significa, se non tutto questo, l’appello che continuamente si sente ripetere ” a noi interessano i programmi: facciamo le cose” ?
Resta l’interrogativo etico di fondo: ma e’ la cultura che deve seguire l’azione o e’ piuttosto quest’ultima che deve seguire la cultura? Certo e’ che seguendo la prima via non si sa dove si vada a finire. Ben vengano quindi le fondazioni culturali a fianco della politica.”

Foto:

Da sin. Ubaldo Livolsi, Dario Allegranti,  Rocco Buttiglione, Gianfranco Rotondi, Mario Tassone, Francesco Verderami, Achille Colombo Clerici,  Fabrizio D’Esposito.

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