E’ arrivata solo il 21 dicembre 2006, tre giorni dopo la scadenza relativa ai primi versamenti al Fondo Est, la risposta da parte del Ministero del Lavoro all’interpello promosso dall’Ordine
dei Consulenti del lavoro di Treviso e sollecitato dal Consiglio Nazionale dei Consulenti del Lavoro.
L’Ordine dei Consulenti del Lavoro di Treviso aveva formulato istanza di interpello al fine di conoscere l’interpretazione del Ministero sulla possibilità di attribuire natura
obbligatoria anziché normativa alle clausole relative all’istituzione di un Fondo di Assistenza Sanitaria Integrativa contenute nei CCNL per i dipendenti delle aziende del Terziario
della Distribuzione e dei Servizi e per i dipendenti delle aziende del Turismo.
Si ricorda, infatti, che il Fondo Est è nato come Associazione nel 2005 seguendo il dettato dei CCNL del Terziario e del Turismo sottoscritti dalle Associazioni delle Aziende,
CONFCOMMERCIO, FIPE, e FIAVET e dai Sindacati dei Lavoratori, FILCAMS CGIL, FISASCAT CISL e UILTUCS UIL.
Il Ministero del Lavoro aveva risposto con nota protocollo 7573/2006 che “in ordine alla natura delle clausole contrattuali in argomento la giurisprudenza formatasi negli ultimi anni ha
qualificato come obbligatorie e quindi non disciplinanti direttamente il rapporto di lavoro ma costituenti obblighi esclusivamente per i soggetti collettivi contraenti, varie disposizioni
contrattuali tra cui quelle relative all’istituzione di enti bilaterali e commissioni paritetiche ed alla costituzione e funzionamento di casse integrative di previdenza o di assistenza come
Est”.
Inoltre, era stato chiesto – considerando che l’art. 10, L. n. 30/2003 subordina il riconoscimento di benefici normativi e contributivi per le aziende del settore all’integrale rispetto degli
accordi e dei contratti collettivi di categoria – quali potessero essere le conseguenze sulla concessione di dette agevolazioni per le aziende che, pur aderendo alle organizzazioni firmatarie
dei contratti, avevano deciso di applicare la sola parte normativa degli stessi e non quella obbligatoria.
In relazione a questo interrogativo il Ministero ha sottolineato che era già intervenuto in merito, con circolare n. 4/2004, ritenendo sufficiente l’integrale rispetto della sola parte
economica e normativa dei contratti e non anche di quella obbligatoria.

Il Parere della Fondazione Studi dell’Ordine nazionale dei consulenti del lavoro

La Fondazione Studi, a seguito dell’interpello predetto, in data 2 gennaio 2007 ha fornito importanti precisazioni a quelle aziende che, pur nell’incertezza, hanno comunque versato il
contributo al Fondo EST entro il 18 dicembre 2006.
Innanzitutto la Fondazione Studi ha precisato che la mancata iscrizione al fondo sanitario integrativo EST non pregiudica l’utilizzo delle agevolazioni contributive e normative. Ciò vale
sia per le aziende iscritte alle associazioni di categoria firmatarie dei contratti collettivi sia per le aziende non iscritte.
La Fondazione Studi ha poi evidenziato obblighi e diritti differenti per le imprese iscritte al sindacato e per quelle non iscritte che applicano soltanto la parte normativa ed economica del
contratto collettivo.

Imprese aderenti alle associazioni sindacali

A parere della Fondazione Studi, poiché l’iscrizione al sindacato stipulante determina il dovere di applicazione integrale del contratto collettivo, le imprese che aderiscono
all’associazione sindacale non possono chiedere la restituzione dei versamenti già effettuati e non possono interrompere il finanziamento del fondo.
Inoltre, in caso di inosservanza, esse possono andare incontro alle sanzioni endoassociative previste dalle norme che regolano il funzionamento del sindacato, nonché all’eventuale
richiesta di risarcimento del danno da parte dei lavoratori che, in conseguenza dell’omesso versamento, non hanno beneficiato delle prestazioni del fondo. Tali imprese, dunque, dovranno prima
recedere dal vincolo associativo con il sindacato e poi eventualmente interrompere l’erogazione del finanziamento al fondo.

Imprese non aderenti alle associazioni sindacali

Le imprese non iscritte al sindacato possono chiedere la restituzione dei contributi versati spontaneamente solo se versati con “riserva” al solo fine di rispettare l’obbligo assunto verso il
lavoratore di rispettare integralmente la parte normativa ed economica del contratto, condizionando quindi l’erogazione del contributo al presupposto della natura normativa (e non obbligatoria)
della clausola in questione.
Inoltre, le imprese non iscritte al sindacato che hanno sinora finanziato il fondo di assistenza sanitaria non sono obbligate a reiterare tale comportamento, potendo interrompere in qualunque
momento le erogazioni. Si tratta di un comportamento negoziale volontario dell’imprenditore che non lo vincola per il futuro nei confronti del fondo.
Infatti, poiché la clausola istitutiva del fondo non ha natura normativa il comportamento dell’imprenditore che ha erogato il finanziamento non ha inciso sul contenuto dei rapporti
individuali di lavoro e può dunque essere revocato unilateralmente dallo stesso.
Concludendo si può ritenere che i contenuti della risposta del Ministero del Lavoro siano riferibili a Casse di assistenza sanitaria supplementare analoghe a quelle regolate dai CCNL del
Terziario e del Turismo.

Matteo Mazzon