Importante, importantissimo, è ‘cosa’ si degusta in un bar, ma anche l’occhio vuole la sua parte. Ecco dunque che il design fa capolino pure nei locali pubblici, creando nuove tendenze e
mode. Di tutto questo, e di molto altro ancora, si occupa la nostra esperta di comunicazione enogastronomica e docente di tecnica dei servizi ed esercitazioni pratiche di cucina, Roberta
Bizzaglia, che da oggi inizia a collaborare con il nostro sito.

Studi di design applicati al cibo, così da fornire soluzioni pratiche ed eleganti per specializzare l’offerta gastronomica del bar e condurre a nuovi riti di convivialità e nuove
tipologie di pasto, che si discostano da quelli tradizionalmente conosciuti, soprattutto riguardo alla forma.

L’ultima frontiera dell’innovazione, nei locali pubblici italiani, non è nel contenuto quanto nel contenitore. Tanto che se da una parte la tendenza culinaria è quella di
riscoprire sapori e prodotti naturali e genuini, la novità sta nel ‘come’ presentare i piatti adattandoli ad esperienze di consumo più destrutturate come il brunch o il finger
food.

Le nuove tendenze del gusto implicano che il pasto al bar debba essere buono, appagante, ricercato, e allo stesso tempo veloce, informale, pratico. Non si tratta più del banale spuntino,
ma di cibi freschi e appetitosi, da consumare con disinvoltura in piedi o seduti, oppure per strada, che rappresentano per molti un momento di relax utile a nutrire lo spirito oltre che il
corpo.

Le aziende offrono packaging personalizzabili, efficaci dal punto di vista tecnico dei materiali oltre che da quello della comunicazione. Utili per veicolare l’identità del locale
all’esterno, nel caso delle soluzioni d’asporto, fondamentali per rendere il giusto valore estetico delle preparazioni più semplici, come un panino, un’insalata, un sandwich.
Ogni golosità, sia dolce che salata, può essere servita in versione mignon o monoporzione, in contenitori di plastica colorata e di cartone, che lasciano intravedere le
suggestioni particolari della stratificazione del cibo, i colori, le forme. Un’insalata di gamberi e lattuga può ricordare un paesaggio marino, una pannacotta ai frutti di bosco
può diventare un bocconcino tratto da un quadro di Picasso. Nel giusto contenitore, una selezione di formaggi e marmellate diventa la tavolozza del pittore.

Fra tanta scelta il cliente struttura il menu in base alle proprie inclinazioni e possibilità. Da un semplice assaggio ad un pasto completo, le combinazioni sono infinite.
Vassoi per il take-away di foggia orientale contengono insalate capresi o assaggi di salumi nostrani. Appetizer di vario genere sono serviti in piccole foglie di vetroresina, la pasticceria
viennese in contenitori per tapas, semifreddi finemente decorati assumono la forma di piramidi. E ancora, il ‘moscardino’, speciale posatina di plastica, una via di mezzo fra il cucchiaio e la
forchetta, che assomiglia vagamente al mollusco da cui prende il nome.

È la fusione degli stili, la contaminazione dei gusti e delle abitudini, la gioia dei paradossi culinari.

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