Vicenza, 5 luglio 2007 – E’ all’insegna dell’ottimismo l’analisi del presidente del Consorzio di Tutela sull’andamento del primo semestre 2007 per il formaggio Asiago: «La
produzione del formaggio Asiago Fresco in lieve diminuzione non ci preoccupa affatto, poiché per il nostro formaggio la quantità non è mai stata un problema quanto il
prezzo corrisposto ai produttori», ha sottolineato Roberto Gasparini.

L’Asiago Fresco chiude il primo semestre dell’anno con un dato complessivo del -4% in termini di produzione e prezzi sostanzialmente stabili rispetto al 2006: «In questa congiuntura,
ci aspettiamo una ripresa del prezzo del formaggio alla produzione, assolutamente necessaria dopo le performance degli ultimi anni», ha proseguito il presidente compulsando le
medie dei prezzi all’ingrosso dell’Asiago Fresco, rilevate dalle Camere di Commercio di Milano e Vicenza negli ultimi due anni, che indicano una flessione di oltre 20 centesimi al chilo.

Ad una maggiore disponibilità di prodotto, ed al conseguente calo dei prezzi alla produzione negli anni 2004/05, è conseguito un gradimento crescente da parte del pubblico: nel
2006 l’Asiago ha visto gli acquisti domestici in sensibile crescita per tutte le tipologie di punto vendita, con impennate rispetto all’anno prima di 11,64% negli ipermercati e 13% nei negozi
di generi alimentari di tipo tradizionale (dati Ismea-Nielsen elaborati da CLAL.it).

Il secondo semestre 2007 si apre dunque all’insegna della positività per i produttori, poiché la produzione è inferiore e tradizionalmente i prezzi corrisposti in questo
periodo dai grandi acquirenti sono migliori, per motivi stagionali. I primi segnali di una domanda vivace però si avvertono già con un paio di mesi d’anticipo.
«Indubbiamente, la situazione di carenza di latte», ha spiegato il presidente Gasparini, «che si è manifestata a livello globale, con la conseguenza di incrementi delle
quotazioni del latte anche nell’ordine di 7-8 centesimi al chilo, fa sentire qualche effetto. Per l’Asiago, se la domanda lo sosterrà come finora è sempre avvenuto da parte dei
nostri sempre più affezionati consumatori, è prevedibile il recupero dei prezzi all’ingrosso, almeno ai livelli di due anni fa»: una prospettiva tutt’altro che pretenziosa,
dal momento che un incremento del prezzo dell’Asiago alla fonte di 30 centesimi al chilo di formaggio si tradurrebbe, per l’allevatore, in circa 3-4 centesimi di euro in più per chilo di
latte, meno della metà dell’aumento con cui il latte crudo oggi trova sbocco sul mercato alimentare, che parrebbe finalmente ridare fiato ad un settore prima in grande sofferenza.

Negli ultimi anni le aziende agricole e gli allevamenti italiani hanno pagato di tasca propria, con la gran parte degli allevatori costretti a lavorare al di sotto della soglia di
sostenibilità economica
delle proprie aziende pur di non chiudere. «Non credo che i consumatori abbiano di che preoccuparsi», ha concluso il presidente Gasparini,
«poiché troveranno sicuramente il loro formaggio Asiago ad un prezzo come sempre accettabile nel loro negozio di fiducia».

Anche l’Istat conferma la positività per l’Asiago: nel periodo gennaio-marzo 2007, le esportazioni sono aumentate 23,8% sul primo trimestre 2006, con un picco del 61,1% verso gli Stati
Uniti.

www.asiagocheese.it