Formazione, ricerca, ricambio generazionale: le proposte dell’Anga per il futuro dell’agricoltura

Un Tavolo del’Impresa Giovanile presso la Presidenza del Consiglio presieduto e gestito dal ministro della Gioventù, dove siano rappresentate le componenti giovanili dei
vari settori produttivi. E’ questa la proposta del presidente dell’Anga (l’Associazione dei giovani di Confagricoltura) Marco Saraceno, da Asti, dove sono in corso i
lavori del 14° Convegno Quadri.

“Il quadro economico congiunturale – ha detto Saraceno – è oggettivamente difficile e anche le prospettive a medio termine sono ormai insufficienti per garantire una
prospettiva affidabile ad un giovane, che ha bisogno di credere in un progetto di lungo periodo.”

Si tratta in pratica di prevedere una sede istituzionale dove i giovani imprenditori, di tutti i settori produttivi, si possano confrontare sulle scelte strategiche del Paese. E quindi
in primis interrogarsi sui temi di valenza orizzontale:

– formazione e sviluppo delle reti di conoscenza;
– ricerca e dell’innovazione;
– ricambio generazionale.

A tal fine, a parere dell’Anga, si possono utilizzare il Fondo e le relative nuove risorse messe a disposizione per le politiche giovanili del rinnovamento dalla recente legge di
conversione del decreto legge anticrisi 185/2008.

“Tra le misure indirizzate, giustamente, dal Governo a sostegno delle famiglie – ha detto Saraceno – son stati stanziati nuovamente i 150 milioni di euro già assegnati per
il 2008, e che potranno costituire un primo investimento”.

In chiave strettamente agricola, l’Anga prefigura alcune prime linee di azione concrete.

La formazione deve essere deve essere orientata verso alcuni temi prioritari che consentano un miglioramento complessivo della competitività delle imprese, ma anche del sistema:
dalla valorizzazione del prodotto sul mercato, all’ottimizzazione dei costi, all’apertura verso l’innovazione e verso nuovi mercati.

Per quanto riguarda la ricerca non si tratta solo di garantire più risorse (che pure sono ferme ad uno striminzito 1,1% del Pil, un valore molto inferiore alla media degli altri
Paesi sviluppati). Va soprattutto garantito un flusso di informazioni biunivoco e costante tra le imprese e i protagonisti dell’attività di ricerca in tutte le sedi in cui
essi operano.

“In questo senso – ha detto Saraceno – le aziende dei giovani imprenditori agricoli sono disponibili a fornire direttamente il loro contributo, aprendo i cancelli ai ricercatori
che intendessero realizzare sperimentazioni innovative ed applicare le nuove tecnologie sul campo”.

In tal direzione potrebbe essere previsto un “accordo di programma” tra Anga e Istituzioni preposte alla programmazione ed alla realizzazione della attività di
ricerca.

Per superare il problema del bassissimo tasso di ricambio generazionale della classe imprenditoriale agricola italiana, a parere del presidente dell’Anga, occorre puntare sulla
creazione di nuove imprese.

“Manca – ha detto Saraceno – al di là dell’indennità per il primo insediamento prevista dalle misure di sviluppo rurale della Pac, una misura che favorisca la
creazione di nuove imprese che nascono con un business plan affidabile, che poggiano su idee imprenditoriali solide, coraggiose e innovative e che favoriscono l’occupazione e lo
sviluppo delle aree in cui insediano.”

L’esigenza più sentita è quella di reperire il capitale di avviamento, nonché una quota dei costi di gestione nella fase di avvio delle iniziative. A tale
riguardo sarebbe utile poter sfruttare le risorse del nuovo Fondo per le politiche giovanili.

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