Pubblichiamo ciò che ci scrive Luigi Fici, da tre mesi responsabile di Nuova Castelli e ci riserviamo di contattare direttamente l’azienda per appurare quanto di vero ci sia nelle notizie  pubblicate:
Inizio messaggio inoltrato:

Data: 31 marzo 2015 13:55:25 CEST

Da: Luigi Fici <l…………@castelli1892.com>
Telefono: 3356………..
Oggetto: Richiesta colloquio

Corpo del messaggio:
Buonasera Direttore, leggo con dispiacere un vostro articolo che mi  ha girato un mio collaboratore e nel quale sono presenti innumerevoli inesattezze. Sono stato nominato da tre mesi responsabile di Nuova Castelli dalla nuova proprietà che ha come obiettivo sviluppare l’italianità dell’azienda e quotarsi eventualmente in borsa. Le faccio presente che non abbiamo una singola confezione di prodotto sequestrata ed i nostri stabilimenti hanno sempre lavorato regolarmente.
Stia tranquillo che se ci fossero stati dei problemi, le autorità competenti ci avrebbero fermato. Abbiamo in azienda una serie di controlli che ci consente di servire le principali catene di distribuzione europee e di rispondere ad i loro continui audit. Stiamo impiegando molte energie per diventare un riferimento in tema di qualità e vigilanza.
Rimango a disposizione per ogni eventuale approfondimento.

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Email inviata dal form contatti di Newsfood (https://www.newsfood.com)
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Frode Parmigiano Reggiano e Grana Padano: a quanto ammonta il danno di immagine per il “nostro” Made in Italy?

27 marzo 2015, Reggio Emilia

Leggiamo delle frodi su Parmigiano e Grana Padano su ‘Great Italian Food Trade’  (LINK )  – una notizia grossa e grave ma ‘curiosamente trascurata’ – diciamo così – dalla stampa nazionale. Una colossale frode nel cuore della produzione di Parmigiano Reggiano e Grana Padano DOP.  E pare che la responsabilità sia della nuova proprietà un fondo inglese. Sono entrati nel nostro “Caveu” (acquistando il Brand italiano). Se è da lì che è partita la truffa, quale è il danno di immagine per tutto il Made in Italy? Se così è, non sarebbe il caso di costituirci tutti noi, poveri consumatori inermi ma soprattutto Italiani, … parte civile in una richiesta danni colossale? 

Dario Dongo

Dario Dongo

Chiediamo lumi all’amico Dario Dongo, avvocato esperto di diritto alimentare -oltrechè fondatore del portale www.greatitalianfoodtrade.it– ‘Great Italian Food Trade’, l’unico portale che tratta sul serio di alimentare italiano in parecchie lingue (a differenza dello stesso sito ufficiale di Expo, di cui solo alcune pagine sono tradotte).

 
Dario Dongo, proprio in Emilia, nella culla del formaggio, uno dei primi esportatori di parmigiano e grana DOP viene preso con le mani nel sacco e nessuno prima di Te ne scrive, al di là delle cronache locali. Un clima da ‘Gattopardo’, che ne pensi?

“Caro Giuseppe, se gli eventi fossero successi nel profondo sud sarebbe stato facile incolpare la ‘ndrangheta, e invece ci troviamo a Reggio Emilia. Dove purtroppo, ne convengo con Te, l’atteggiamento di chi dovrebbe alzare la voce davanti ai microfoni appare degno della poetica di Tomasi di Lampedusa, o di Sciascia. Con una doverosa precisazione: l’Arma dei Carabinieri e la magistratura sono intervenuti con tempestività nell’intercettare l’attività criminosa, a riconferma della straordinaria efficacia delle nostro sistema di garanzia della salute pubblica e la prevenzione delle frodi.”

Eppure, i riflettori sembrano spenti. Perché solo alcuni mezzi di comunicazione hanno semplicemente riportato la notizia e i più “importanti” non ne parlano? … lo fanno per non ledere ulteriormente il nostro*  “Made in Italy” o piuttosto hanno paura di “ritorsioni” economiche (leggi: penalizzazioni su spazi pubblicitari… o altro)?
”

Non è compito della magistratura nè delle forze di polizia mettere in mostra il loro ottimo lavoro, tanto più apprezzabile tra l’altro in quanto focalizzato sulla prevenzione. Piuttosto, come Tu stesso hai annotato, ‘incuriosisce’ la distrazione dei media rispetto a una situazione che è grave, e rischia di minacciare la prestigiosa immagine dei due grandi ambasciatori del ‘Made in Italy’ agroalimentare. Ed è ancor più grave in considerazione del fatto che a farne le spese sono anche i produttori italiani di latte.

Piuttosto, dal mio umile punto di vista, in una situazione come questa – nella quale si paventano sospetti di traffico di latte e di forme di provenienza estera, il possibile impiego dei sigilli DOP su prodotti di dubbia provenienza o comunque non in regola con i rispettivi disciplinari, nonchè il rischio di presenza di lisozima da uovo, allergene non dichiarato, su formaggi venduti come Parmigiano Reggiano – è doverosa una presa di posizione netta da parte dei Consorzi. Nei confronti di tutti coloro che non rispettino le rigorose regole a garanzia dell’autenticità dei prodotti.”

 

Cosa intendi dire? …ci sono due pesi e due misure?
”Trovo inammissibile che si lamenti tanto delle contraffazioni come il ‘Parmesan’, realizzate in ogni dove a partire dalla Germania, e non si agisca subito nei confronti di tutti coloro che risultino avere avuto un ruolo nello scandalo nostrano. Al pari delle Autorità di controllo, le Istituzioni che hanno il compito di proteggere l’integrità dHans DOP devono essere tempestive e inflessibili. Senza perdere di vista la necessità di salvaguardare le realtà produttive e gli onesti lavoratori che vi prestano opera, i Consorzi devono subito isolare i malfattori. Chiedere perciò la testa dei vertici delle tre aziende coinvolte – che appartengono poi a un unico gruppo, nelle mani tra l’altro di un fondo di ‘private equity’ – ed esigere il commissariamento delle imprese allo scopo di garantire la continuità delle produzioni nel rigoroso rispetto dei disciplinari. Poiché le mele marce non sono le aziende e i loro lavoratori, ma solo e soltanto i ‘furbetti’ che abbiano deciso di contravvenire alle regole.”

Ancora una domanda, poche ore prima della notizia sulle indagini in corso abbiamo letto sul blog di Great Italian Food Trade una Tua denuncia nei confronti di un formaggio ungherese confezionato col tricolore e un nome italiano, il “Gran di Vittorio”, che casualmente risulta confezionato dalla Nuova Castelli SpA. In che modo le due notizie si ricollegano?
“Una mera coincidenza, credimi. Che tuttavia, e purtroppo, dimostra la scarsa attenzione dei Consorzi verso ciò che circola non solo nei mercati internazionali, ma anche a casa nostra. Non serve Sherlock Holmes, basta guardarsi attorno, intercettare le imitazioni e contraffazioni, e agire in modo deciso. I Consorzi oltretutto hanno la legittimazione e gli strumenti per combattere ogni attività illecita che danneggia i loro associati, anche in sede giudiziaria e amministrativa. Tenendo a mente che anche nei casi di contraffazioni implicite è pur sempre possibile adire l’Autorità Garante per la Concorrenza e il Mercato, la cui giurisdizione è estesa all’ampio novero delle c.d. ‘Pratiche commerciali scorrette’.

 

E come possiamo considerare il posizionamento in banco frigo di un prodotto che somiglia a una DOP ma ne è invece una volgare imitazione?” E il governo, cosa potrebbe o dovrebbe fare? 


“Anzitutto, dare immediato seguito alla nostra petizione (LINK ) per ristabilire l’obbligo della sede dello stabilimento di produzione in etichetta. In modo da consentire ai consumatori italiani almeno di distinguere i prodotti ‘Made in Italy’ dalle loro imitazioni, c.d. ‘Italian sounding’. In secondo luogo, stabilire con urgenza un regime sanzionatorio per le violazioni del regolamento UE 1169/2011, tuttora impunite. E perché no, in casi come questo, farsi sentire e intervenire in supplenza dei Consorzi che dormono!”

NOTE

* “nostro” Made in Italy:  (n.d.r. …siamo così certi che sia corretto dire “nostro Made in Italy” quando la proprietà di “nostri” marchi storici non sono più “nostri, italiani”  ma di proprietà ormai di imprese, fondi, società straniere? La stessa Nuova Castelli, dopo aver acquisito Alivar, all’inizio di quest’anno, a marzo sembra che sia stata acquistata da un fondo inglese. Un fondo ha come unico obiettivo in business, null’altro. Visto che l’italianità dei prodotti italiani “tira”, i furbetti si accodano e taroccano le nostre eccellenze, … i “furbetti più potenti”  acquistano i nostri marchi storici e qualcuno, che si crede ancora più “furbo dei furbi”, usa il brand italianissimo e ambito … per vendere le sue porcherie, infischiandosene della salute delle imprese, dei dipendenti e dei consumatori.

Ma perchè gli imprenditori italiani vendono (svendono) i loro tesori di famiglia?
Perchè i compratori sono, in genere, stranieri?
Perchè in Italia ogni giorno vengono chiuse imprese in ogni settore, in particolare del mondo agroalimentare, nonostante la forte richiesta di prodotti “italiani” nel mondo?
Perchè molti esercenti non aspettano altro che veder entrare un cinese nel loro locale e potergli vendere la loro tabaccheria, bar, ristorante… ed ora anche i campi da coltivare (… in Toscana  offrono anche dieci volte il prezzo di affitto…)?

A tutte queste domande c’è una risposta sola: l’Orco Fisco è ormai troppo vorace e le leggi servono ormai solo a garantire i privilegi di chi li ha acquisiti (e non li vuole cedere/ridurre).
La grande malavita organizzata sta vivendo un periodo di floridezza: non servono nemmeno più i sequestri e gli assassini armati. Oggi i sicari, i lupi, (fortunatamente solo alcuni) sono professionisti corrotti: funzionari di banca, commercialisti, curatori e custodi fallimentari, avvocati e notai, giudici e consulenti finanziari, guardie e ispettori.

Gli agnelli possono solo soccombere in questa lotta impari.
C’è ancora una speranza? Ovviamente sì, guai se non ci fosse, sarebbe la fine.

Una cosa è certa, internet ci ha fiondato in una nuova era ma dobbiamo ancora abituarci a convivere in questa nuova dimensione.

Giuseppe Danielli
Direttore
Newsfood.com

 

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