Roma – Il Ministro della Salute Livia Turco e l’Amministratore Delegato del Gruppo Ferrovie dello Stato Mauro Moretti hanno siglato oggi nell’ambito dell’iniziativa “Stazioni senza fumo”
un Protocollo di Intesa che definisce l’estensione del divieto di fumo nelle stazioni italiane e l’implementazione dei sistemi di comunicazione dello stesso divieto.

L’iniziativa, che rientra nella campagna “Guadagnare salute” promossa dal Ministero della Salute, propone un nuovo modo per vivere le stazioni: una convivenza più piacevole
salvaguardando, al contempo, la salute e la libertà di tutti.

Per migliorare la vivibilità nelle stazioni sarà esteso ad ulteriori zone il divieto di fumo, già in vigore dal 1975 nelle sale d’attesa e dal gennaio 2005 all’interno di
altre aree accessibili ai viaggiatori.

Da oggi nelle 82 stazioni ferroviarie oggetto dell’Accordo sarà consentito fumare solamente sulle banchine dei binari, considerate “free smoking: qui sono stati collocati portacenere,
per contribuire a mantenere il decoro della stazione. Saranno complessivamente 5.400 i posacenere posizionati agli ingressi delle stazioni e nelle aree appositamente individuate e segnalate da
oltre 3.000 cartelli bilingue.
Il fumo di tabacco rappresenta per l’Italia un problema di sanità pubblica nei cui confronti è stata adottata una specifica politica sanitaria per ridurre l’incidenza e la
prevalenza dei fumatori e delle patologie fumo correlate. In particolare, per quanto attiene la tutela della salute dei non fumatori, l’Italia (con la Legge 3/2003, art. 51 “Tutela della salute
dei non fumatori” entrata in vigore il 10 gennaio 2005) è stata uno dei primi paesi dell’Unione Europea a regolamentare il fumo in tutti i locali chiusi pubblici e privati, compresi
tutti i luoghi di lavoro e le strutture del settore dell’ospitalità. La legge, che consente la possibilità di riservare ai fumatori appositi locali adeguatamente ventilati, si
è rivelata un importante strumento di tutela della salute pubblica ed ha prodotto positivi effetti sia sui non fumatori che sui fumatori.
Il Ministero della Salute in collaborazione con le Regioni e con altre Istituzioni ha svolto fin dalla entrata in vigore della legge (10 gennaio 2005) una costante attività di
monitoraggio della sua applicazione e di valutazione degli obiettivi conseguiti.
Di seguito i principali risultati ottenuti.

? Diminuzione della prevalenza dei fumatori
A due anni dalla entrata in vigore della legge, gli ultimi dati ISTAT mostrano una riduzione della prevalenza dei fumatori passata dal 23, 9% nel 2003 (maschi 31.0% femmine 17.4%) al 22.7% nel
2006 (maschi 28.8% femmine 17.0%).

? Riduzione dei consumi
Dopo un anno di applicazione della legge si è osservata una impressionante diminuzione delle vendite dei prodotti del tabacco (circa il 6% in meno rispetto al 2004); sebbene nel 2006 si
sia verificata una ripresa delle vendite rispetto al 2005, si è mantenuto l’andamento in diminuzione delle vendite (verificatosi a partire dal 2000), con un calo annuale medio di circa
il 2%, confermato anche dai dati parziali del 2007.

? Rispetto della legge sulla tutela della salute dei non fumatori
Su mandato del Ministro della Salute è stato avviato nel 2007 da parte dei Carabinieri per la Sanità – NAS un ciclo di controlli a campione in tutto il territorio nazionale, nei
luoghi in cui si applica il divieto di fumo. Tale attività ha portato (fino ad agosto 2007) alla effettuazione di oltre 2800 ispezioni in luoghi di lavoro pubblici e privati, tra cui
scuole, università, treni, bar delle stazioni, ecc. che hanno evidenziato un sostanziale rispetto della legge essendo state riscontrate solo 189 infrazioni al divieto di fumo (pari al
6.7% dei controlli).
I dati preliminari di un progetto promosso dal Ministero della Salute – CCM ed affidato alla Regione Veneto per il monitoraggio e la promozione dell’applicazione della legge nei luoghi di
lavoro pubblici e privati, che ha coinvolto numerose Regioni, nell’ottica della prevenzione attiva, in mostrano anche in questo caso un elevato livello di rispetto della legge.

? Effetti sulla salute (riduzione dei ricoveri per infarto miocardico acuto)
I dati di uno studio in 4 regioni italiane (Piemonte, Friuli VG, Lazio e Campania) mostrano un calo superiore al 7% dei ricoveri per infarto acuto del miocardio, andamento confermato anche da
un analogo studio portato a termine per la regione Piemonte.

LA LEGGE CONTRO IL FUMO PASSIVO E I RICONOSCIMENTI INTERNAZIONALI
La legge italiana è stata presa a modello da altri paesi europei che intendono adottare misure a tutela dal fumo passivo. Anche se prima di noi l’Irlanda e Malta hanno proibito il fumo
in molti luoghi, l’Italia è stata il primo grande paese d’Europa ad aver esteso il divieto di fumare a tutti i locali chiusi. L’Italia è stata più volte invitata in
consessi internazionali a presentare il percorso che ha condotto alla legge ed i risultati conseguiti. In particolare nel corso del Convegno internazionale che ha avuto luogo ad Edimburgo il
nostro paese ha ricevuto un importante riconoscimento dalla “Global Smokefree Partneship”, organizzazione mondiale che raccoglie numerosi Enti ed associazioni attive nel campo della prevenzione
del tabagismo, per l’ottimo lavoro svolto come “sistema paese” per l’approvazione, l’applicazione ed il monitoraggio della legge antifumo.

I PROGETTI DEL MINISTERO DELLA SALUTE PER LA DISSUASIONE DAL FUMO
La diffusione dell’abitudine al fumo è ancora troppo alta, soprattutto tra i giovani: nel 2006, nella fascia d’età 20-24 anni, i fumatori sono il 28,8% (33,81% maschi e 23,5%
femmine).
Nel 2006 il Centro Nazionale Prevenzione e Controllo Malattie (CCM) ha, pertanto, promosso un progetto nazionale, coordinato dalla regione Emilia-Romagna per l’implementazione della “Strategia
CCM per la riduzione dei danni del fumo”, finalizzato ad attivare a livello locale specifici interventi di prevenzione e cura del tabagismo, nonché attività trasversali di
ricerca, monitoraggio e valutazione, nell’ambito della tutela dal fumo passivo, della prevenzione fra i giovani e del sostegno alla disassuefazione.
I dati ISTAT (rilevazione anno 1999) indicano che il 27,5% delle madri italiane di bambini di età compresa tra 0 e 5 anni fumava prima della gravidanza. Di queste il 62% ha sospeso il
consumo durante la gravidanza, ma circa il 70 % ha ripreso a fumare dopo il parto.
Sono, dunque, ancora troppe le donne che fumano, specie in gravidanza, con conseguente rischio per la salute anche del nascituro. L’abolizione del fumo rappresenta un obiettivo fondamentale
anche per la protezione della salute della donna. Nel 2006 è stato attivato dal CCM un programma nazionale di formazione del personale ostetrico delle Aziende Sanitarie per favorire e
sviluppare programmi educativi rivolti alle donne in età fertile ed in gravidanza con l’obiettivo di ottenere che il 90% delle donne in gravidanza smetta di fumare e il 50% resti
astinente ad un anno dall’intervento e di coinvolgere la coppia genitoriale che si prepara ad accogliere in casa un bambino (coordinamento Regione Veneto).