Gallerie drenanti per riportare l’acqua nelle osai del Sahara, cisterne di captazione per alimentare i depositi idrici nelle Murge vicino a Matera, terrazzamenti e muri a secco per prevenire le
frane e l’erosione dei suoli in Perù, tetti-giardino sulle case obbligatori a Tokio, barriere di foglie di palma secche per smorzare la forza del vento e frenare l’avanzata delle sabbie
del deserto in Cina, Mongolia e nel Sahara, sbarramenti in Tibet per trattenere l’acqua dei ghiacciai nel periodo del disgelo e impedirne così l’arretramento. Sono alcune delle tecniche
tradizionali a cui adattare le nuove conoscenze scientifiche per trovare soluzioni innovative e sostenibili e contrastare gli stravolgimenti del clima e l’avanzata della desertificazione.

Su di esse verterà il forum in programma domattina, nel corso della seconda giornata di lavori della conferenza internazionale su “Cambiamenti climatici, desertificazione, conflitti e
migrazioni ambientali” in corso a Palazzo Bastogi in sala giunta, a cui partecipano esperti internazionali di 15 diversi paesi. Interverranno anche Giampiero Maracchi e Tana de Zulueta.

“Le conoscenze tradizionali – ha affermato Pietro Laureano di Ipogea, la società a cui è stata affidata la realizzazione del centro internazionale dell’Onu per raccogliere,
scambiare e divulgare le conoscenze tradizionali da utilizzare contro i cambiamenti climatici – costituiscono il sapere antico dell’intera umanità e le soluzioni locali che hanno
permesso la costruzione e la gestione di ecosistemi e paesaggi culturali in tutto il pianeta. Questa buone pratiche, che si sono forgiate in situazioni di ristrettezza di mezzi e in
società preindustriali caratterizzate da una forte coesione sociale ed integrazione ambientale, costituiscono risposte a basso spreco di energia e consumo di risorse, capaci di adattarsi
alle variazioni ambientali e di rispondere con flessibilità ad emergenze e catastrofi”.

Per non perdere questi saperi che impiegano l’energia del sole e le leggi della natura , i principi dell’isolamento termico per proteggersi dal caldo e dal freddo, la dinamica dei fluidi per
captare e distribuire l’acqua, le leggi della biologia per la combinazione e il riuso degli elementi necessari alla formazione di humus e di terreno coltivabile, sarà istituita e gestita
dal centro internazionale dell’Onu, con sede nella Villa medicea di Careggi di proprietà della Regione Toscana, una banca mondiale delle conoscenze tradizionali che metterà in
rete un patrimonio insostituibile.

Lorenza Pampaloni

www.regione.toscana.it