Mito antichissimo e intramontabile, regina indiscussa della dieta mediterranea, italiana doc e molto amata, tanto che oltre l’82% degli italiani la consuma in media cinque volte alla settimana.
La storia, poi, è piena di uomini illustri che hanno voluto rendere omaggio alla pasta; innamorati del suo gusto e conquistati dai suoi mille formati e varietà. Non fanno
eccezione i Mille di Giuseppe Garibaldi che, sbarcati a Marsala l’11 maggio 1860, vennero rifocillati con altrettante porzioni di pasta al tonno. Alcuni cronisti ritengono anzi che la
‘spedizione’ abbia contribuito non solo alla realizzazione dell’unità d’Italia, ma anche alla diffusione della pasta in tutta la Penisola.
L’eroe dei due mondi aveva abitudini alimentari semplici ed essenziali: pesce fresco, zuppe di verdure e legumi, stoccafisso, salame, formaggio, fichi secchi. Il suo piatto forte poi erano le
trenette al pesto. Un piatto che unisce al gusto il benessere della dieta. Il basilico innanzi tutto, che trova ottimo impiego in cucina ma è utilissimo anche in infuso: stimola la
digestione, è diuretico, antinfiammatorio e antispasmodico, ottimo per alleviare la febbre, l’artrite, la sinusite e i raffreddori. L’aglio, contrasta l’invecchiamento cellulare grazie
all’innalzamento del livello di antiossidanti nel plasma e all’efficace azione immunostimolante. Non mancano proprietà salutistiche per i pinoli, che per caratteristiche nutrizionali
sono paragonabili alle noci, nocciole e mandorle, il cui consumo giornaliero di circa 30 g, più di una volta la settimana, riduce il rischio cardiovascolare. Parmigiano e olio, per
concludere; il primo sebbene ricco in grassi saturi è una fonte importante di calcio e proteine ad elevato valore biologico, per l’olio extravergine d’oliva sono indiscutibili le sue
qualità salutistiche sia per il suo contenuto in acidi grassi monoinsaturi sia per la ricchezza in polifenoli, molecole ad azione antiossidante.
Insomma un’alimentazione in linea con i criteri della dieta mediterranea. “Un modello nutrizionale utile nella prevenzione delle malattie cardiovascolari e in generale di tutte le malattie
cronico-degenerative”, sottolinea, Rosalba Giacco, ricercatrice dell’Istituto di scienze dell’alimentazione del Cnr di Avellino, grazie al moderato consumo di grassi totali (prevalentemente
acidi grassi monoinsaturi contenuti nell’olio di oliva, con pochi grassi saturi e colesterolo) e un elevato consumo di amido. “Ma attenzione”, avverte la ricercatrice, “sebbene questo tipo di
dieta ha effetti benefici sul metabolismo lipidico l’elevato contenuto in carboidrati può avere potenziali effetti dannosi in soggetti con diabete o con sindrome metabolica, patologie
che aumentano il rischio di sviluppare malattie cardiovascolari”.
Tuttavia i carboidrati contenuti negli alimenti rappresentano una categoria molto eterogenea e pertanto hanno effetti molto diversi sul metabolismo dell’uomo. Infatti, alimenti quali legumi,
frutta, verdure e alcuni cereali, pur essendo ricchi in carboidrati grazie all’elevato contenuto in fibre solubili, incrementano di poco la glicemia nel periodo postprandiale, per cui sono
definiti alimenti a basso indice glicemico.
Ma anche tra gli alimenti ricchi in amido e poveri in fibre vi sono alcuni che a parità di contenuto in carboidrati, determinano un minor aumento della glicemia, come gli spaghetti, che
evocano una risposta glicemica del 40% più bassa di quella del pane bianco o patate. Questo minore impatto è stato osservato anche per il riso, soprattutto quello parboiled, e per
gli gnocchi di patate; al contrario la pizza induce un aumento della glicemia che è sovrapponibile a quella del pane. Sconsigliato anche il consumo di grassi animali e degli acidi grassi
trans (presenti nelle margarine dure, in prodotti da forno e alimenti fritti) associabili ad un aumento significativo della mortalità coronarica ed in generale della mortalità
cardiovascolare. Consigliato invece l’olio extravergine di oliva in grado di controllare la maggior parte dei fattori di rischio cardiovascolare quali i livelli plasmatici dei lipidi, la
pressione arteriosa, la sensibilità insulinica e i processi ossidativi.
“Anche un consumo eccessivo di carne peggiora il rischio cardiovascolare” avverte Giacco, perché ricca di grassi saturi e colesterolo mentre quello di pesce si associa ad una ridotta
mortalità coronarica, soprattutto per eventi aritmici. “Naturalmente”, conclude la ricercatrice delll’Isa-Cnr, “oltre alla qualità della dieta, fondamentale è anche
l’apporto energetico della stessa per la prevenzione e la correzione dell’obesità che fortemente influenza il rischio cardiovascolare. L’adesione al modello alimentare ‘mediterraneo’ o
cosiddetto ‘prudenziale’ insieme alla riduzione del peso corporeo, all’aumento dell’attività fisica e all’astensione dal fumo è in grado di ridurre di oltre l’80% il rischio di
sviluppo di malattie cardiovascolari”.

Fonte: www.almanacco.rm.cnr.it