Cosa si intende per allergie e intolleranze alimentari? E come queste patologie interferiscono con la nostra vita quotidiana, a seconda degli alimenti con cui ci nutriamo di stagione in
stagione? Temi di grande attualità per le famiglie italiane, come sottolinea Giampiero Patriarca: “L’allergia alimentare è un problema che riguarda l’1-2 per cento della
popolazione italiana, con una maggiore frequenza in età pediatrica (6-8 per cento)”.
Ogni alimento può essere responsabile di un’allergia alimentare, ma quelli più frequentemente coinvolti sono il latte vaccino, le uova ed il pesce (in modo particolare il
merluzzo); meno coinvolti risultano essere quelli appartenenti al gruppo noci e semi (arachidi, noci, nocciole, ecc.) e vari tipi di frutta (mela, pesca, arancia, ecc.), legumi (fagioli,
lenticchie, ecc.), cereali (frumento, mais, ecc.) o verdure (insalata, lattuga, ecc.).
Va precisato che l’allergia al latte vaccino e alle uova è più frequente in età pediatrica, mentre gli altri alimenti sono responsabili soprattutto in età
adulta. Le reazioni allergiche agli alimenti avvengono in quanto gli allergeni, che sono generalmente proteine che si trovano negli alimenti, si legano a degli anticorpi prodotti
dall’organismo umano detti immunoglobuline E (IgE) che causano quindi delle vere e proprie reazioni infiammatorie, mediate anche da altre sostanze come l’istamina.
“In questi ultimi anni”, precisa Patriarca, “hanno assunto grande importanza le allergie ad alimenti vegetali (per esempio ananas, castagne, albicocche, pomodori ecc.) che si verificano nei
pazienti allergici al lattice di gomma e al nichel solfato, come fenomeno di allergia crociata”.
La sintomatologia insorge generalmente entro pochi minuti dall’ingestione dell’alimento; i principali quadri clinici sono:
– manifestazioni cutanee come la sindrome orticaria/angioedema o eruzioni eritematose pruriginose;
– la sindrome allergica orale, caratterizzata da edema (rigonfiamento) delle labbra, della lingua, del palato e talvolta della glottide (che può anche essere mortale);
– manifestazioni respiratorie come rinite (raffreddore), congiuntivite, asma;
– manifestazioni gastrointestinali come nausea, vomito, dolori addominali, diarrea o sindromi da malassorbimento;
– manifestazioni sistemiche come lo shock anafilattico, che può mettere a repentaglio la vita del paziente.
“La diagnosi di allergia alimentare”, spiega Patriarca, “può essere fatta solo dopo un preciso iter diagnostico: un’accurata raccolta della storia e l’esame obiettivo; i test
cutanei (i cosiddetti prick test), prima con gli estratti allergenici e poi con gli alimenti freschi (i cosiddetti prick by prick); il dosaggio nel sangue delle IgE specifiche (il cosiddetto
RAST); il test di provocazione orale eseguito con l’alimento incriminato. Quest’ultimo test va eseguito in ambiente ospedaliero, da personale medico esperto. La positività di
tutti questi test ci consente di fare diagnosi di allergia alimentare. La terapia dell’allergia alimentare prevede innanzitutto l’esclusione dalla dieta dell’alimento verso
cui il paziente è allergico”.
La terapia farmacologica è utile in fase acuta e prevede l’uso di antistaminici, cortisonici e adrenalina; invece, l’uso a scopo profilattico di antistaminici o di
stabilizzanti di membrana, quali il sodio cromoglicato, può risultare discretamente efficace. Di particolare interesse risulta essere la terapia desensibilizzante specifica per via
orale, che si effettua somministrando dosi crescenti dell’alimento verso cui il paziente è allergico – secondo schemi standardizzati – fino a raggiungere la tolleranza di una
quantità pari ad un introito medio giornaliero (in analogia a quanto già si fa per l’allergia respiratoria o l’allergia al veleno degli imenotteri). Nei casi di
allergia al lattice o al nichel è oggi possibile procedere a un trattamento desensibilizzante.
Le intolleranze alimentari sono, invece, un gruppo eterogeneo di patologie e costituiscono la maggior parte delle reazioni avverse agli alimenti; sono caratterizzate dalla negatività
dell’esame allergologico e possono essere causate da deficit degli enzimi digestivi (un classico esempio ne è l’intolleranza al lattosio da deficit di lattasi), da una
contaminazione batterica dell’intestino tenue, da un rallentamento del transito intestinale, ma restano numerosi casi in cui il meccanismo patogenetico può rimanere sconosciuto. I
disturbi lamentati dai pazienti sono i più vari, anche se prevalentemente a carico della cute e del tratto gastrointestinale (difficoltà a digerire, nausea, vomito, dolori
addominali, diarrea) e in questi casi va posta la diagnosi differenziale con l’allergia alimentare. Anche in alcuni casi di intolleranza alimentare si può effettuare una terapia
desensibilizzante specifica per via orale.

Fonte: Il Pensiero Scientifico Editore