Giovani oggi tra sardine e pescecani – Millennials e GenerazioneZeta… chi sono?

Giovani oggi tra sardine e pescecani – Millennials e GenerazioneZeta… chi sono?

GIOVANI E POLITICA, MA QUALI GIOVANI… QUANTO LO STATUS ECONOMICO INCIDE

 

Millennials e GenerazioneZeta. Due mondi diversi? Su tutto? … dalla alimentazione alla politica?

Parlando di vino, si scoprono anche le aspettative e i pensieri dei giovani consumatori.

Bamboccioni? Generazioni del boom tecnologico. Tutto è interattivo: anche politica, senso civico, socialità?

 

La differenza fra una generazione e l’altra è sempre stata complicata e ricca di novità. Solo nel secolo scorso (non parliamo di Medioevo o Rinascimento)  la distanza temporale da una generazione all’altra era di circa 25-30 anni, dettata da molti fattori sociali e anche di istruzione, estranei a indipendenza, matrimonio, lavoro.

Dal 1980 al 2018 registriamo invece due generazioni, molto diverse sicuramente, ma con alcuni “fattori vitali” comuni che spesso la società “con il freno a mano” fatta anche di politica e scelte sociali-economiche retrò non vede proprio. Come Ovse da anni facciamo indagini, ricerche, sondaggi nel mondo del vino, soprattutto spumante, e negli ultimi 10 anni abbiamo dovuto cambiare alcune “question” per capire meglio i consumi, i mercati, le scelte, i bisogni… anche solo a tavola, al bar, davanti al computer.

L’esempio classico è il boom anche degli acquisti online che solo la generazione nata nel 1970-1975 usa molto meno sia come strumento che come negozio. Lo stesso panel di 1850 referenti è stato cambiato e abbiamo dovuto inserire nuovi temi: dove o quando bevi un calice di vino oppure perchè acquisti in quel modo… sono già due semplici domande che consentono di rapportare la vita quotidiana di un consumatore (qualsiasi) che oggi ha intorno ai 20-35 anni (millennials) e chi ne ha 14-20 (generazioneZeta). Entrambi vivono di tecnologia, ovunque e comunque, indipendentemente dalla vita che fanno, in che famiglia sono nati, che studio o lavoro fanno, che cultura, chi frequentano.

Hanno altri aspetti in comune: sono molto indefiniti, cambiano rapidamente, la maggior parte (soprattutto i più giovani) non vuole prendersi tutte le responsabilità, di conseguenza anche le scelte di vita, sociali e civili, politiche e amicali risentono di questo “spirito-mentalità”. Molti di loro affermano che la scuola è stata, soprattutto pre-università, molto latitante sui temi sociali, oppure troppo schierata di parte, spesso senza puntare su senso e educazione civica.
Anche molte famiglie (dai genitori ai nonni, in base al rapporto età-generazione) sono indicate come non in grado di “istruire”.

Accuse ben precise e dirette che se fra i 25-35enni sono più soft e in via di estinzione più si assommano responsabilità positive e volute (laurea, lavoro, erasmus, passione culturale, matrimonio o convivenza, un primo figlio, stabilità economica…) fra i 14-25enni ancora senza arte nè parte (sono tantissimi di ogni genere e matrice) diventano fattori reali-decisivi per tante scelte. Scelte che vanno dalla totale abulia e indifferenza ancora sotto ala genitoriale fino alle diverse fughe in avanti sempre di gruppo, anche condominiali e piccoli.

Sono pochi quelli che dopo i 18 anni vanno a votare. Mentre dai 30 anni in su votano nella stragrande maggioranza a tutte le elezioni dividendosi quasi equamente (35% e 38%, un po’ di dubbi e non risposte utili ci sono) fra i sostenitori di un cambio del mondo totale secondo principi e norme più o meno di sinistra (per dare una connotazione superata, ma che non abolirei, anzi andrebbe fortemente definita che oggi non esiste come rispondono nella stragrande maggioranza) e chi  punta sul carpe diem, la pancia, il bisogno immediato che non definirei di “destra”, ma più improntato al dualismo, alla paura di non riuscire, alla fuga da impegni diretti.

E’ evidente che entrambi i macro-schieramenti non si identificano in un partito o in una politica sola, da una parte o dall’altra, ma ci sono forti rimescolamenti, settarismi, prese di posizioni estemporanee, scelta estreme, giudizi schematici: quello è brutto&cattivo, non mi piace! Quello ce l’ha fatta, lo voglio anch’io!

In questo parterre non schematico, ma divisivo, i più vecchi fra le due generazioni hanno voglia di scendere in piazza, di discutere, di prendere una posizione chiara e molti già ce l’hanno e sono quasi tutti laici, secolari, positivi, inclusivi, accondiscendenti su quasi tutte le questioni sociali tranne che accettare chi incarna, o viene indicato come, il leader del sovranismo. C’è una sorta di collante trasversale fra le due generazioni su questo tema “anti&contro” che si manifesta in modi differenti… dalle sardine ai giovani rampanti manager inseriti nella società economica con pochi problemi, figli di famiglie già orientate da quel lato, famiglie che hanno fornito strumenti anche economici per riuscire,  anche grazie a contatti.

Dall’altra parte i “giovani” eredi di quel mondo piccolo borghese che ha faticato, ha lottato, i nonni e il padre travet che oggi si vede schiacciato e deluso dalle varie guide politiche-partitiche degli ultimi 30 anni, e non vedono prendere decisioni “di sinistra” (ovvero non rivolte alle persone e ai loro bisogni primari e fondamentali, tipo lavoro, assistenza, giustizia onesta e veloce)  da chi dovrebbe essere di sinistra. Sono quei giovani molto delusi, pronti a tutto per una mancia, spesso legati ad alcuni settori difficili, con redditi bassi da lavori precari che decidono in base alla pancia, fanno scelte superficiali sociali ma che soddisfano al momento, con picchi poi che esplodono in fatti delittuosi.

Anche in questo caso lo “status di vita” non si lega alla “scelta partitica”. Quello che emerge, chi con un calice di vino bianco nel dehors del bar del centro, chi a casa con padri e nonni,  chi con uno spritz nell’osteria della circonvallazione e dello stradone del quartiere, è che la politica salta fuori sempre più ai lati estremi delle generazioni, in parte per condizione e in parte per età, ma soprattutto per essere “anti&contro” qualcuno sempre, da una parte e dall’altra e… ben si capisce e si desume anche dai comportamenti, twitt, foto che viaggiano sui social dai millennials o dalla generazione00 (zeta).

 

 

 

GIOVANI POLITICA SOCIALITA’ MODO DI VIVERE… tra sardine e pescecani

Economia Italia e Politica Economica: come si comportano le giovani generazioni? Millennials e GenerazioneZeta fra impegno mirato e scelte contro e a favore dei deboli e posizione scettica superficiale infedele e istintiva egoistica. Politologi e psicologi senza certezze. Sondaggisti non ne beccano una. Molti giovani reclamano in eredità un pianeta migliore. Altri chiedono muri senza sapere anche perché e come.

Nella prima parte abbiamo già affrontato il tema dei “giovani e politica”. Parlando di cibo e vino come sondaggi e indagini di mercato e consumo capito di ampliare e integrare i monitoraggi con dati che riguardano comportamenti sociali per capire dove si sta andando. In casa ho figlie di 35 anni, nipoti di 20 anni.

C’è un abisso su certe cose vitali, sociali, civili. Su una sola c’è sempre più condivisione: tutto quello che ruota attorno alla tecnologia-internet e alla disponibilità economica.  Parliamo di millennials e di generazione 00 (zeta). Confermiamo che certe scelte di vita non indicano scelte politiche, mentre si notano sempre più nel tempo già enormi differenze fra un 35enne e un 19enne! Soprattutto fra i maschi, più che fra le donne… ma sembra che il digital abbia fatto regredire la nota e risaputa anticipazione di maggiore-età da parte delle femminucce rispetto ai maschietti.

Internet ha appiattito anche i generi giovani! I giovani votano, cosa votano, che idee anno sulla politica, ci credono?

Movimento 5stelle e Sardine sembra che abbiano catalizzato una certa parte, preponderante e maggioritaria molto vicino al movimento del clima. Purtroppo la perdita di voti dei 5stelle nel giro di 3 anni, può essere sintomo di un abbandono, ma anche di una conferma che uno zoccolo duro di giovani non molla. Ad ogni modo la indecisione, la paura, il menefreghismo, l’egoismo, l’aventino, la colpa sempre ad altri e lo sfogo sui social (in toni e modi assai differenti in ogni caso), risultano tutti fattori di un disagio, di insicurezza, di incertezze.

Anche chi è quasi a posto come lavoro, casa, progetti e idee (sui 35 anni) soffre del forte dualismo, del pro e contro sempre, dell’ampliamento del gap culturale e sociale, di una visione europeista rispetto a una regionalistica, di una incapacità dei vertici politici di fare un progetto di lungo periodo, lungimirante, generazionale magari per generazione 2020 che non freni libertà e impegno individuale ma che abbia a cuore un innalzamento, da basso, del livello di opportunità, di vita, di lavoro.

Ma non è condannabile a priori (salvo casi, e tanti, di chi va a cercare scontri e diffonde malanimo) chi per tanti motivi si è sentito lasciato solo, dimenticato, fuori le mura del centro città, sorpassato sempre dall’amico dell’amico, senza leve civili e sociali. In questo i 5stelle hanno raccolto, anche solo per affinità generazionale e contesto, una istanza di malcontento come anche la Lega (con la scelta nazionale) sta cavalcando un insieme di paure.  Ma dai sondaggi appare chiaro che le due “anime” dei giovani sono anche molto diverse su temi più personali e intimistici: i millennials sono molto simili ai genitori anche molto lontano da come sono dipinti.

Sono quei ragazzi che mentre stavano maturando e prendendo decisioni, di studio e di voto, si sono trovati a vedere in faccia cosa ha portato la crisi economica anche nella propria casa. Da qui anche scelte sociali e civili più sensibili verso un canale di condivisione rispetto ad un rifiuto del contatto o dello studio dello sconosciuto. Generazione dalle mille aspettative segnata da una realtà caduta e bloccata. Questo ha fatto capire che non c’era più una visione di continua crescita e sviluppo: c’è stato chi ha preso una strada più sociale e rassegnata (dettata anche da una tranquillità generale trasmessa dalla famiglia) e chi una via più irredentista e interventista (dettata da disagi interni ed esterni, da continue rinunce, da vie di uscita inesistenti).

La ricerca storica di Ipsos di qualche anno fa è chiara: un 25-30enne nel 2010 aveva a disposizione un reddito lordo (e aggiungo strumenti diretti e indiretti di prospettiva di fiducia di sicurezza…) inferiore dal 20 al 40% rispetto ad un coetaneo del 1986, aggravato anche dal cambio di moneta che ha alleggerito le tasche di tutti, compreso nonni e genitori.

Sommando tutto il gap generazionale la differenza è quasi doppia,  aggravata da un mercato del lavoro che non è mai stato spiegato (anche dalla scuola e università), non è mai stato guidato (incentivare figure mancanti), non è stato governato (anticipare flussi e bisogni) come cultura, come approccio, come informazione.

La certezza del lavoro è il punto principale: la mancanza di lavoro genera nei giovani la ricerca di soluzioni alternative, la colpevolizzazione del mondo intero e la presa di scorciatoie, anche politiche. Quello che mi ha colpito nel nostro recente sondaggio è  il settorialismo comportamentale dei giovani della generazione00 (meno i millennials) in cui certi temi (calcio, gruppo, musica, film, social…) sono solidi e fissi, altri invece (politica, educazione, sociale, marche, servizi, studio, passioni, amico…) vige massima infedeltà, approssimazione, egoismo, volatilità elettorale. Ma la politica ha la sua stragrande maggioranza di colpa: non ha mai mantenuto le promesse, mai garantito stabilità, mai offerto percorsi certi, sicurezza e progetti definitivi chiari… solo rincorse contingenti.

Come l’Europa chiede all’Italia più allineamento di tutti i diritti e doveri macroeconomici, così i giovani italiani (secondo me indipendentemente dai diversi colori e manifestazioni che scendono in piazza) chiedono a chi governa il paese una attenzione “globale” alla loro vita (dalla istruzione al lavoro, dalla certezza delle giustizia alla correttezza pubblico-privata).

Un cambio di passo del genere della politica italiana che guarda troppo a se stessa e alla propria esistenza, farebbe immediatamente crollare molte paure, molti contro e quindi cadere anche certe paure e tante prevenzioni. Poche leggi nazionali (meno ricorso a decreti, subito innovazione costituzionale, semplificazione burocratica e istituzionale) certe già cambierebbe molto, dicono tutti i giovani, molto di più che continui effimeri eterei twitt.

 

 

Giampietro Comolli

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Giampietro Comolli
Economista Agronomo Enologo Giornalista
Libero Docente Distretti Produttivi-Turistici

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Editorialista Newsfood.com
Economia, Food&Beverage, Gusturismo
Curatore Rubrica Discovering in libertà
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