Anche quest’anno la Cia-Confederazione italiana agricoltori rinnova la sua adesione e partecipazione alla Marcia della Pace che, sotto lo slogan “Promuovere tutti i diritti umani per tutti”, si
svolgerà il prossimo 7 ottobre da Perugia ad Assisi. Si tratta di un’ulteriore conferma di un impegno a sostegno della convivenza pacifica tra i popoli della Terra, per i diritti umani,
della democrazia, della solidarietà e della giustizia, contro ogni forza di violenza e sopruso.

Saranno, quindi, centinaia gli agricoltori della Cia che prenderanno parte alla Marcia della Pace e con l’occasione verrà ribadito che proprio l’agricoltura costituisce un forte fattore
di stabilità.

La scelta della Cia nasce da un’azione e da una tradizione ormai consolidate nel tempo. La Confederazione, fin dalla sua costituzione, ha, infatti, messo tra le sue priorità proprio la
pace, il progresso civile, i valori della democrazia, della giustizia e della libertà, lo sviluppo equilibrato dell’economia. Valori ai quali l’agricoltura è in grado di
contribuire in maniera determinante, garantendo la sicurezza alimentare e la concordia tra i popoli.

“Un’agricoltura, quindi, che costituisce -ha dichiarato il presidente nazionale della Cia- Giuseppe Politi- la risorsa e la risposta alla richiesta di cibo da parte di chi oggi vive tra la fame
e la disperazione, e rappresenta il solco solido verso la pace”.

La Confederazione, con la sua partecipazione della Marcia Perugia-Assisi, “vuole così riaffermare, soprattutto in questo difficile momento che sta vivendo l’umanità, il deciso
impegno -ha sostenuto Politi- dell’agricoltura, degli imprenditori agricoli italiani per sconfiggere l’odio, la violenza e la barbarie, e per battersi per un mondo di pace, di progresso, di
vera giustizia. Una forte azione per tutelare e promuovere i diritti umani. Un’azione che diventa ancora più incisiva alla vigilia del 60° Anniversario della Dichiarazione Universale
dei Diritti Umani”.

Del resto, la Cia si è battuta, nel corso degli anni, con profondo convincimento e forte determinazione, per creare nel mondo agricolo occasioni di confronto, pur in presenza di gravi
conflitti in corso, che conducessero da una reciproca conoscenza ad una possibile fruttuosa intesa e pacifica collaborazione.

Attualmente nel mondo due miliardi di esseri umani vivono sotto la soglia della povertà ed un miliardo, con un reddito pro-capite inferiore ad un dollaro al giorno, è a rischio
della vita per una condizione cronica di sottoalimentazione. Queste persone, in maggioranza donne, adolescenti e bambini, vivono in altissima percentuale nelle aree rurali del mondo, praticano
un’agricoltura di mera sussistenza e sono in balia sia di ricorrenti catastrofi climatiche (siccità ed alluvioni) che di guerre, torbidi politici, epidemie, instabilità dei
mercati.

La costruzione di una pace durevole, pertanto, non può prescindere dal tentativo di smussare i forti squilibri esistenti, mettendo in discussione anche i modelli di sviluppo più
consolidati e affermati ed aumentando l’autosufficienza dei paesi più poveri.

“La pace, ed i processi per conseguirla, sono -ha detto Politi- un obiettivo concreto che esige da ciascuno, nel proprio ruolo e con le sue forze, piccole o grandi che siano, azioni concrete e
permanente impegno anche da parte della società civile e dei suoi rappresentanti che in ogni nazione possono e debbono dare il loro contributo”.

E’ soprattutto per questo che la Cia intende mettere in campo le sue energie, le sue competenze e la sua esperienza per dare il suo contributo ad una grande collaborazione internazionale per
aiutare lo sviluppo dell’agricoltura non solo in quei paesi dove la fame è un problema drammatico, ma anche in paesi che escono dai conflitti e dalle guerre allo scopo del raggiungimento
della loro autosufficienza. Ed è proprio questo il senso dell’adesione e della partecipazione alla Marcia del 7 ottobre.