Milano, 29 novembre 2017
Abbiamo chiesto a Giampietro Comolli, in qualità di esperto Agronomo ed  Enologo ma anche Economista, Giornalista e Docente Distretti Produttivi-Turistici, cosa ne pensa del problema glifosato.
Comolli conosce bene il Glifosato perchè è stato anche coltivatore e utilizzatore del diserbante.

Parrebbe che i piccoli coltivatori  siano contro e i grandi pro… non certo con motivazioni etiche ma solo ed esclusivamente di convenienza economica. Ma l’uso del Glifosato può incidere, oltre che sulla salute, anche sul gusto dei prodotti coltivati e/o contribuire a Intolleranze o allergie? Difficile dirlo, soprattutto è arduo provarlo con dati certi – almeno per ora (n.d.r.  amianto e altre problematiche svelate a lungo termine, ne sono esempi concreti…)
Giuseppe Danielli
Direttore Newsfood.com

 

 

Glifosato o Glifosate.  Una delle tante storie di attualità.
Certezza di dati, uso controllato, accordi più ampi, nuove ricerche scientifiche

Giampietro Comolli:
Non voglio essere “democristiano”  come qualcuno direbbe, forse a ragione, forse a torto. Ma spesso, soprattutto oggi, “nel mezzo” ci sta la verità. Ovvero la questione è più complicata e complessa. Bisognerebbe partire da una serie di “nozioni” tecniche che gli studi di agraria universitari e non ci insegnano, ovvero principi attivi, componenti, proporzioni, carenza, durata, residui, coadiuvanti, complementari… tutti termini – e ce ne sono altri – che fanno parte della dialettica tecnica, reale, di ogni studio agronomico serio. Cerco erroneamente forse di banalizzare e di rendere più capibile a molti, se non a tutti, il perché il problema è vero, reale, concreto, ma… Sono un tecnico che non usa i “ma e i se”, eppure questo “mercato” dei pro e dei contro spesso dietro un muro, più o meno alto, di una pletora di pareri scientifici ufficiali e firmaiti da eminenti cattedratici universitari, lasciano un po’ perplesso il consumatore finale.

Faccio ammenda, ma non tanto: sono figlio di agricoltori da parte di madre e di padre, dal 1973 al 1982 mentre studiavo ho fatto anche l’agricoltore (ma non ho maturato pensione perché titolare di azienda ma non imprenditore a titolo principale= grazie Fornero!) e quindi ho usato i presidi sanitari che allora erano in uso disponibili. So che dopo di me ancora per anni sono stati usati principi attivi a base di Ddt , Glifosato, ecc.. quindi sicuramente c’è una carenza tecnica e una durata lunga degli effetti più o meno negativi sui miei campi, sui campi dei vicini e italiani.

Ma perché si usavano e come? Parlo della mia esperienza e di quello che so e ho visto allora e dopo: il Glifosato l’ho sempre usato come diserbante totale o selettivo su terreno nudo, non seminato, non arato, non concimato, non irrigato.

E come tale ha una “diffusione” ed effetti più o meno collaterali di scarso peso. E’ definibile un fattore di supporto al processo produttivo.

Forse è più importante lavarsi bene le mani e non spruzzarsi addosso, che distribuirlo nelle proporzioni giuste al terreno, canali, cortili, strade. un conto è usare gli stessi principi attivi su piante coltivate che vanno a frutto, di qualunque tipo ma soprattutto cereali, ma come maturante, accelerante.

Per questo sono contrario ad un rinnovo dell’uso incondizionato senza limiti tecnici, parametri, destinazioni, carenza, uso su certi terreni.  Non credo che, a priori, i piccoli produttori siano contrari in assoluto all’uso e che i grandi proprietari terrieri siano sempre e solo a favore dell’uso indiscriminato. Non ci credo.

Credo piuttosto che certe scelte “politiche-amministrative” siano oggi fatte per convenienza economico-finanziaria dettata più dal valore nel tempo, dall’uso di un brevetto fino ad esaurimento, del bilancio di qualche industria o marca. Se il Glifosato-Glifosate è un veleno assoluto, questo deve essere bandito subito, da tutti indipendentemente dalle forzature lobbistiche, soprattutto sui prodotti alimentari finiti.

Non credo alle differenzazioni fra esportazioni e importazioni dal Canada piuttosto che dalla Argentina, o dalla Romania e dalla Russia. L’Europa non è autosufficiente in volumi di cereali,  da sempre importa, e il porto portoghese di Lisbona e quello olandese di Rotterdam vivono di questi scambi. L’ammissibilità d’uso indiscriminato in tantissimi paesi è il vero problema. La questione non è solo Europea, va vista in una ottica di accordi bilaterali e di Trade mondiale.

Certo da qualche parte e qualcuno deve cominciare. Bisognerebbe che le etichette anche dei prodotti importati fossero tenuti separati, e non mescolati nei silos, dai cereali nazionali. Il consumatore deve essere informato bene, non parzialmente e per comodità di qualcuno.

Certo è che un uso consapevole e eccezionale di molti presidi chimici non è fattore negativo, soprattutto per allergie e intolleranze e alterazione dei sapori perché è utilizzato su terreno nudo.

Ma mancano dati sulla durabilità ed altri effetti collaterali. Su questo bisogna indagare ancora.

Fatto sta che sicuramente – come dicono altri studi scientifici mondiali europei e non solo – l’uso nell’ambiente di più concomitanti prodotti delicati e presidi chimici  per i parametri molto sensibili suddetti, comporta sicuramente qualche problema di salute. Tutte le massaie lavano bene, molto bene pomodori e insalate? E’ evidente che effetti collaterale possono essere latenti.

Certo è che bloccare le auto la domenica, ma non camion o pullman o impianti di riscaldamento  obsoleti …..è una foglia di fico se poi non ci sono controlli e sanzioni reali, pesanti, immediate. Infatti chi controlla?

 

 

Giampietro Comolli

Economista Agronomo Enologo Giornalista
Libero Docente Distretti Produttivi-Turistici

Editorialista Newsfood.com
Economia, Food&Beverage, Gusturismo
Curatore Rubrica Discovering in libertà
Curatore Rubrica Assaggi in libertà

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