Glifosato, uno studio francese aggrava i dubbi sui rischi per la salute

Glifosato, uno studio francese aggrava i dubbi sui rischi per la salute

Si fa presto a dire ‘l’Ogm fa male’, o che presenta rischi incalcolabili nel lungo periodo. Ma non é questo il punto. La vera notizia nascosta tra gli slogan é’ che sono emerse
nuove prove scientifiche sulla pericolosità del glifosato o ‘Roundup’, l’antiparassitario più diffuso nel mondo.

Il Fatto Alimentare ha già esposto la questione del glifosato, l’erbicida onnipresente nei campi e nei giardini, che presenta un unico difetto: interferisce con il sistema endocrino
delle creature del regno animale, cui l’homo herectus pure appartiene.

I pericoli associati alla contaminazione ambientale da glifosato sono ormai noti. Rane, conigli e insetti che abitano i campi irrorati di Roundup soffrono alterazioni del sistema riproduttivo e
malformazioni pre-natali, per tacer d’altro. Lo dimostrano le copiose ricerche internazionali che la Germania – incaricata dalla Commissione europea di valutare la sicurezza della sostanza – ha
sinora bellamente (si fa per dire) trascurato.

Un nuovo studio francese – appena pubblicato su ‘Food and Chemical Toxicology’ (http://www.journals.elsevier.com/food-and-chemical-toxicology) mostra un quadro ancor più drammatico. Gilles-Eric
Séralini, professore di biologia molecolare all’università francese di Caen ha coordinato la ricerca che muove dall’esperimento di abbeverare un gruppo di topi con acqua diluita con
glifosato in concentrazioni inferiori ai limiti di residui ammessi nell’acqua potabile, e di nutrire un altro gruppo con il mais Ogm più diffuso a livello planetario, il Roundup Ready di
Monsanto, progettato per resistere al ‘Roundup’ e dunque coltivato su campi irrorati con glifosato. Risultato? Poveri topi! La salute non ha giovato – è un eufemismo – né del mais
né dell’acqua al glifosato.

“Sono scioccato dagli impatti estremamente negativi per la salute che questo studio ha rivelato”, ha affermato Michael Antoniou, biologo molecolare del King’s College di Londra, che ha
contribuito alla preparazione della documentazione scientifica richiesta per la pubblicazione, nel corso di una conferenza stampa ivi organizzata ieri dal ‘Sustainable Food Trust’.

E i lavoratori della terra che ripetutamente entrano in contatto col pesticida in questione? E le falde acquifere? Ancora non é dato sapere, qualcuno certo si interesserà di
approfondire la questione. Checché ne dicano le autorità tedesche.

Dario Dongo

Redazione Newsfood.com+WebTv

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