GUIDE VINI IN CALO DI APPEAL… IL VINO HA ANCORA BISOGNO DI ASSAGGIATORI-GUIDA?

GUIDE VINI IN CALO DI APPEAL… IL VINO HA ANCORA BISOGNO DI ASSAGGIATORI-GUIDA?

GUIDE VINI IN CALO DI APPEAL… IL VINO HA ANCORA BISOGNO DI ASSAGGIATORI-GUIDA?

 

GUIDE VINI IN CALO DI APPEAL. C’E’ UNA ALTERNATIVA E STORIE DIVERSE. IL VINO HA ANCORA BISOGNO DI ASSAGGIATORI-GUIDA?

 

Dal 1981 assaggio vini, italiani ed esteri, per guide edite da altri, come primo assaggiatore o membro di qualche “decisione” finale, sempre  alla cieca, ma degusto anche in cantina, oppure – cosa che preferisco così nessuno sa nulla e verifico sullo stesso campo del consumatore – acquisto direttamente bottiglie in enoteca o al supermercato, dal mio grossista di acqua e bibite, a casa di amici…

Mi piace usare il termine “saggiamentale” (era colui che assaggiava cibo e vino all’epoca dell’Impero Romano alle tavole importanti) invece che sommelier anche un po’ per nazionalismo e valorizzazione della nostra prima lingua, il latino, un po’ perchè da un senso anche di sapienza ma non saccenza, non di verità in tasca, non di congregazione.

I modi di assaggiare il vino sono tanti, l’importante è che ci sia concentrazione, rispetto, equilibrio, conoscenza del luogo, storia di quel territorio, ecc…

I due aspetti più importanti nell’assaggio tecnico-professionale di un vino è la conoscenza a priori dei luoghi di produzione, della vitivinicoltura pratica e praticata e la degustazione finale sempre…. sempre alla cieca.

Assaggiare un vino e poi parlarne è un gusto particolare è come raccontare a se stesso una esperienza unica: la descrizione-giudizio di un vino ( ma anche di un Evo o di un sale) deve sempre essere un traguardo personale e mai un giudizio a terzi, mai essere discriminante, mai essere prevenuto.

Mi piace assaggiare fuori dalle guide, dai blog e non dare voti, restare nell’anonimato e non salire sul palcoscenico.

Negli anni ’80-’90 forse era più facile degustare perché i vini veramente buoni erano pochi… si degustavano e si palava più dei vini che avrebbero potuto coesistere sulla stessa tavola fosse di francesi, neozelandesi, americani …a parte la voglia di trovare sempre l’inedito campione!

Si arrivò a vivisezionare ogni vino inventandosi addirittura qualche termine sensoriale o qualche sentore o qualche sensazione extra enoica-enologica

Erano gli anni del boom di guide, guidine, dei vini alcolici, spessorati, legnosi, pesanti per contrastare il mercato mondiale, sparirono dalle pagine certi vini e certe cantine, iniziarono gli eventi degli editori, saltarono fuori tutti i premi possibile,  superpremi a vini, produttori, confezionatori…tutti uguali in tutte le guide.

Si era arrivati a selezionare più etichette possibili, molte concentrate su pochissimi territori-vini, pochissime regioni.

 

Oggi le guide stanno passando di moda,  a meno che non siano aggiornate, dinamiche, integrate e utili, non solo causa il potere e la diffusione sempre gratuita del web.

Il loro appeal è caduto, non solo per una sovrapposizione interna e di mezzi meno costosi e paralleli più dinamici, ma  anche perché hanno insito, inequivocabile,  un errore di  massività, corposità enciclopedica.

A tutto questo va aggiunto un fattore anche mentale che guarda al futuro e non alla tradizione, che è gratis o quasi gratis.

Forse oggi potrebbe essere più in linea con i gusti del consumatore ( italiano, esperto, maturo, elitario, edonista….) un magazine o rivista mensile in cui oltre al vino, ci sono altre informazioni curiose su strade, ospitalità luoghi, ambienti…ma sempre per pochi. Inoltre il magazine deve essere quasi da collezione come già avviene con molte testate in Austria, Gran Bretagna, Usa, Canada.

Infine il colpo di grazia viene dato dall’ e-commerce e e-enoturismo due fattori che – per il vino in Italia – diventano sempre più strategici, sono in crescita, hanno grandi spazi di manovre, grandi possibilità di crescita se ci fosse un vero motore di ricerca e di spinta….ma unico non diviso fra 4-5 o oltre soggetti e rappresentanti .

Perché questa “integrazione” necessaria, perché le app o le app-guide sono molto comode, ma  sono distaccate dal territorio se non c’è descrizione e immagini.

Una pecca del web, delle app-guide o delle web-guide è dato dal fatto che chiunque può avere accesso, può diventare un referente: difficilmente un grande editore affida la propria guida cartacea al primo arrivato.

Esempi di queste abbuffate di gloria, di mitologia digitale in altri campi (vedi moda) sono deleteri: basta inserirsi nella modalità digital giusta, investire su qualche sistema potente, avere una schiera di blogger che bloggano e ti tampinano, condividono, taggano, postano ed ecco che quel personaggio cresce in popolarità, ma cresce la persona non l’etichetta.

Questo è certo: il web è “facciale”, è ideale per un nome e un cognome, o una sigla, o un nicknime o un pi anonimo…non ceto pe una etichetta anche se fotografata con altri sistemi digital.

Un alto aspetto mentale che incide sulla riduzione dell’appeal della guida è la infedeltà verso l’informatore personale: una volta c’era prima la cedibilità e l’affidabilità della persona e del suo giudizio, oggi vince l’autodeterminazione, l’autoconvinzione, autoreferenzialità.

Tutti nati  imparati, potrebbe sostituire lo slogan del ’68 “tutto e subito”.

 

Nel contempo anche il rapporto fra chi produce e chi “critica” si è molto allargato e ha preso strade non sempre lineari, spesso arrivando a inutili espressioni gratuite e il numero di riviste sul mercato si è totalmente capovolto a favore del cibo ( ahimè no, della cucina e dello spiattamento) a scapito del vino.

Erano 36 le testate specializzate in vino a inizio millennio nazionali e interregionali solo 5 sulla cucina, oggi è esattamente il contrario.

Forse oggi il “vinturismo” (enoturismo abbinato a cultura viticoltura ambiente) potrebbe essere l’unica vera alternativa alle guida, o essere il modo giusto e completo per abbinare luogo, produttore, assaggio diretto, acquisto.

In questo status guidaiolo, sicuramente il voto segnerà ancora un punto a favore delle guide più rispettabili, affidabili.

Ma ci  sarà ancor più lotta fra una guida e una altra ad accaparrarsi quel filone di consumatori vegani, biologici, orangisti, rossisti, bianchisti, bollicinari, esuberanti, off-premisari, prosecchisti, franciacortisti, maceratisti, autonomisti,  passitisti….

E poi perché le guide e anche i commentatori single più noti devono sempre cercare vini “alti” eccezionali e di grande pregio con gli stessi produttori che amano sempre meno i giudizi con voto rispetto ai commenti con parere?

E’ una politically corret nel vino… e almeno nel vino non è ancora tramontata.

 

 

Giampietro Comolli

Redazione Newsfood.com
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Giampietro Comolli
Economista Agronomo Enologo Giornalista
Libero Docente Distretti Produttivi-Turistici

Mob +393496575297

Editorialista Newsfood.com
Economia, Food&Beverage, Gusturismo
Curatore Rubrica Discovering in libertà
Curatore Rubrica Assaggi in libertà

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