L’obiettivo è ambizioso: coltivazione intensiva di mais sulle ampie superfici a disposizione di Torino, Borgaro e Settimo, oggi inutilizzate; realizzazione di uno stabilimento per
la produzione di etanolo, il «biocarburante» che – almeno a Torino – verrà utilizzato per rendere meno inquinanti gli autobus più vecchi in forza al Gruppo Torinese
Trasporti.

Fantascienza? Nemmeno per sogno. Palazzo civico scopre di avere il «pollice verde» e, d’intesa con i Comuni limitrofi, ha già affidato lo studio di fattibilità
per tradurre in realtà un progetto senza precedenti sotto la Mole. Borgaro ha dato il suo assenso, Settimo dovrebbe seguire a breve: nei prossimi giorni sarà firmato il protocollo
d’intesa. La conferma arriva dall’assessore comunale Domenico Mangone (Ambiente): «E’ un’idea alla quale stavamo pensando da tempo. La coltivazione intensiva di
mais, nel caso di Torino, riguarderà circa 500 mila metri quadrati a Basse di Stura. Non la zona della discarica ma il versante, in parte bonificato, sul quale sorgevano i grandi
stabilimenti industriali della Torino che fu». Il resto della partita, come abbiamo detto, si gioca fra Borgaro – che può mettere sul piatto tre milioni di metri quadrati – e
Settimo (per una superficie ancora imprecisata).

E’ solo la prima fase di un percorso che, nelle intenzioni del Comune, dovrebbe coinvolgere anche Regione e Provincia. Il tutto accompagnato dal confronto con le associazioni di
categoria, in primis Coldiretti. Obiettivo: utilizzare aree che oggi non hanno una vocazione precisa per dare un contributo concreto al miglioramento ambientale, con riferimento alla
qualità dell’aria. «E’ così – commenta Mangone -. Stiamo prendendo informazioni anche sul potenziale inquinante dell’etanolo, che stando ad alcuni studi
abbatte del 50-60% le polveri fini prodotte dalla combustione dei motori: mi riferisco ai cosiddetti “Pm10”». Basta dire che la flotta di Gtt, nel suo insieme, consuma circa
trenta milioni di litri di gasolio l’anno.

Ma la riconversione delle superfici sui tre Comuni, che comunque non potrebbero essere utilizzate per fini alimentari, potrebbe addirittura permettere all’amministrazione di incamerare profitti
per accelerare l’imponente progetto di bonifica delle superfici interessate. La prospettiva è quella di creare una «filiera agro-energetica» da alimentare in futuro con
la riconversione di altri terreni. Se tutto andrà bene, un altro settore nel quale Torino farà scuola.

Alessandro Mondo

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