Secondo uno studio condotto da un’équipe di ricercatori gallesi e norvegesi, pubblicato sulla rivista «Geophysical Research Letters», i ghiacciai dell’arcipelago norvegese di
Svalbard si stanno assottigliando ad un ritmo sempre più sostenuto.

Le isole Svalbard si trovano nell’Oceano Artico, indicativamente a metà strada tra la Norvegia settentrionale e il Polo Nord. Il 60% circa della superficie delle isole è ricoperto
da ghiacci. In quest’ultima ricerca, gli studiosi hanno utilizzato uno scanner laser aerotrasportato per la rilevazione dei dati e la fotogrammetria digitale per studiare i ghiacciai della
regione.

Gli scienziati hanno scoperto che diversi ghiacciai delle Svalbard occidentali, di dimensioni comprese tra i 5 e i 1 000 chilometri, stanno perdendo massa a un ritmo sempre più rapido.

«L’origine di questi drastici tassi di assottigliamento va ricercata nel riscaldamento climatico che ha provocato sia un innalzamento delle temperature che una riduzione delle
precipitazioni nevose», ha spiegato la professoressa Tavi Murray, responsabile del gruppo di glaciologia dell’Università di Swansea. «Secondo le previsioni, inoltre, nella
regione artica il riscaldamento è destinato a intensificarsi a ritmi sempre maggiori.»

Dal 1936, i tassi di assottigliamento del ghiacciaio Midtre Lovénbreen, per il quale si dispone della raccolta di dati più completa, sono aumentati sempre più, mentre tra
il 2003 e il 2005 i tassi di assottigliamento sono stati di oltre quattro volte superiori al tasso di assottigliamento medio registrato nel periodo compreso tra il 1936 e il 1962.

Per il ghiacciaio Slakbreen, invece, tra il 1990 e il 2003 i tassi di assottigliamento sono stati di quattro volte superiori a quelli registrati per il periodo 1961-1977. È stata
riscontrata una tendenza simile nello Wedel Jarls Land, in cui si è scoperto che il tasso di assottigliamento di diversi ghiacciai è raddoppiato nei periodi compresi tra il 1990 e
il 1996 e tra il 1996 e il 2002.

«Ghiacciai di piccole dimensioni come questi ricoprono solo una minima frazione della Terra», ha osservato Tavi Murray. «Molti, però, si stanno sciogliendo rapidamente,
e sono tra i maggiori responsabili dell’innalzamento del livello dei mari. A seguito dell’intensificarsi di questi tassi di scioglimento, i ghiacciai delle isole Svalbard contribuiscono in
maggior misura all’innalzamento del livello dei mari.»

Secondo le previsioni fornite all’inizio dell’anno da un’équipe internazionale di scienziati, in questo secolo lo scioglimento di ghiacciai e calotte di ghiaccio contribuirà
all’innalzamento del livello dei mari più delle masse di ghiaccio che ricoprono Antartide e Groenlandia.

L’assottigliamento dei ghiacciai delle isole Svalbard avrà altre conseguenze oltre all’innalzamento del livello dei mari. «Siamo preoccupati dalle conseguenze ambientali alle quali
assisteremo se l’accelerazione dell’assottigliamento proseguirà ai tassi attuali», ha affermato la professoressa Murray. «Per gli animali che vivono in queste regioni
dell’estremo nord è davvero impossibile trovare luoghi più freddi in cui emigrare.»

Tavi Murray e la sua équipe concentreranno ora la loro attenzione sulla futura stabilità delle grandi masse di ghiaccio che ricoprono la Groenlandia. «Nell’ambito del nuovo
progetto Greenland Ice Margin Prediction, Stability and Evolution (GLIMPSE), utilizzeremo i nostri metodi per contribuire alla comprensione dell’assottigliamento degli enormi ghiacciai della
regione, alcuni dei quali si stanno assottigliando al ritmo di oltre un metro l’anno», ha spiegato.

All’inizio dell’anno la professoressa Murray è stata insignita della medaglia polare per la sua ricerca artica e antartica, premio che, da quando è stato istituito nel 1857, solo
otto donne hanno ricevuto, lei compresa.

Per ulteriori informazioni consultare:
Università di Swansea: http://www.swansea.ac.uk/
Geophysical Research Letters: http://www.agu.org/journals/gl/