I Ticket restaurant mettono in ginocchio migliaia di attività commerciali e della ristorazione

I Ticket restaurant mettono in ginocchio migliaia di attività commerciali e della ristorazione

Le associazioni del commercio e della ristorazione annunciano possibili blocchi per l’accettazione dei buoni pasto, diventati un problema dopo le gare al ribasso della Consip  

di Maurizio Ceccaioni

Quella dei Ticket restaurant è diventata una situazione sempre più insostenibile per le attività commerciali e della ristorazione, per le quali hanno significato per molto tempo un’entrata sicura, anche accettata spesso ob torto collo.

Anche se è brutto da dire, questo sistema è stato da subito una forma indiretta di recupero salariale per i lavoratori, che avevano perso – almeno nella forma originaria – quel diritto al cosiddetto “Pasto caldo”, previsto in molti contratti di lavoro e retaggio delle lotte sindacali negli anni 70-80 del 1900. Ma pure per i datori di lavoro, che in tal modo avevano tagliato quei costi, spesso insostenibili  per una gestione interna delle mense aziendali.

Ogni giorno i dipendenti pubblici e privati spendono nei bar, ristoranti, supermercati i e in tutti gli esercizi convenzionati, 13 milioni di euro in buoni pasto. Solo nel 2019 sono stati emessi 500 milioni di buoni pasto, per un valore complessivo di 3,2 miliardi di euro, di cui ne hanno usufruito circa 2,8 milioni di lavoratori, di cui 1 milione dipendenti delle pubbliche amministrazioni, per un controvalore di 175 milioni di euro.

Donatella Prampolini Manzini, presidente nazionale Fida-Confcommercio

Va tutto bene, allora? Proprio ‘No’, dicono invece quelle migliaia d’imprese commerciali e della ristorazione, che forniscono fisicamente il corrispettivo dei Ticket restaurant, sotto le varie forme di generi alimentari. Il problema non è da poco. Se spesso aspetta troppo tempo per rientrare in possesso del dovuto, quel corrispettivo economico viene anche decurtato di quella che loro chiamano la «Tassa occulta del 30% che grava su ogni ticket». Parliamo di commissioni alle società emettitrici e oneri finanziari, che bar, i ristoranti, supermercati e centri commerciali devono mettere in conto per sbarcare il lunario. Come a dire che a ogni 10mila euro di buoni pasto accettati ne devono togliere 3mila euro. Ovvero, se un buono pasto vale 8 euro, a loro ne vanno in tasca solo 6,18.

Ma non sono solo questi i problemi, perché come già accaduto, il rischio è quello di non vedere più quanto dovuto, grazie a questo «Sistema distorto», come lo chiamano loro. Il campanello d’allarme era già suonato due anni fa, quando si scoprì la punta dell’“iceberg” con il fallimento di Qui!Group Spa di Gregorio Fogliani. Una società leader del settore che dopo varie controversie per una lunga serie di denunce per insolvenza, il 7 settembre del 2018 fu dichiarata fallita dal Tribunale di Genova, lasciando 325 milioni di euro di debiti, di cui circa 200 milioni solo nei confronti degli esercizi commerciali e della ristorazione.
Un fallimento e un danno che oltre a Qui!Group per le associazioni di categoria che rappresentano le imprese della distribuzione e della ristorazione del nostro Paese, vede un altro attore responsabile: la Consip, che in particolare è la stazione appaltante per il servizio di buoni pasto all’interno della pubblica amministrazione.

Per questo hanno deciso di avviare un’azione di responsabilità nei confronti della Centrale acquisti della pubblica amministrazione, una ‘spa’ con azionista unico lo Stato, per il quale fa gli interessi esclusivi. Quello che accusano le associazioni categoriali, è di aver contribuito a causare il danno, per aver ignorato i campanelli d’allarme che già erano scattati in merito alla vicenda. Consip, accusata pure per le commissioni a carico dei partecipanti delle gare bandite per la fornitura del servizio alla Pubblica amministrazione, «Arrivate oltre il 20%».

Il presidente Fipe-Confcommercio Lino Enrico Stoppani, mentre sottoscrive il manifesto delle Associazioni

Dura la presa di posizione su tutto il sistema dei buoni pasto, che hanno espresso tutti assieme per la prima volta, Lino Enrico Stoppani (pres. Fipe-Confcommercio); Claudio Gradara (pres. Federdistribuzione), Luca Bernareggi (pres. Ancc Coop); Corrado Luca Bianca (Coord. Naz. FIEPeT Confesercenti); Sergio Imolesi (segr. Gen. Ancd Conad) e Donatella Prampolini Manzini, (pres. Fida-Confcommercio). un messaggio univoco indirizzato direttamente ai ministri Stefano Patuanelli (Sviluppo Economico) e Nunzia Catalfo (Lavoro), chiedendo loro di rivedere l’intero sistema, con l’obiettivo di garantire il rispetto del valore nominale dei buoni pasto lungo tutta la filiera.
«Perché la situazione ormai al collasso – hanno detto in conferenza stampa i rappresentanti delle sei categorie – e senza correttivi urgenti a partire dalla revisione del Codice degli appalti nella Pubblica amministrazione, la stagione dei buoni pasto potrebbe essere destinata a concludersi presto».

Consip, effettua formalmente le gare per la Pubblica amministrazione puntando al massimo. Ultimo esempio, nella gara fatta fine 2018 dal valore complessivo di 1 miliardo di euro, i 15 lotti aggiudicati sono stati assegnati con uno sconto del 20-22%. Ma pure nel 2016 il ribasso medio fu di circa il 15%. Un livello di sconti che adesso sta diventando punto di forza anche per le gare private.

Secondo le associazioni, «È evidente che lo Stato non può far pagare la propria spending review alle nostre imprese. Così facendo si mette a rischio un sistema che dà un servizio importante a 3 milioni di lavoratori ogni giorno e si mettono in ginocchio decine di migliaia di imprese, tra pubblici esercizi, piccola e grande distribuzione commerciale. Nessuno può dimenticare che il buono pasto è un servizio che già gode di agevolazioni importanti in termini di decontribuzione e defiscalizzazione».

Ticket restaurant? Così no, grazie

Sono circa 10 milioni i lavoratori che ogni giorno mangiano fuori casa, ma solo 2,8 milioni hanno accesso al “buon pasto” e di questi, il 64,7% li utilizza come fosse “moneta cash” per i pagamenti fuori dal posto di lavoro.

Per questi motivi le associazioni di categoria hanno anche messo in programma una campagna di comunicazione congiunta, che interesserà tutti gli esercizi della ristorazione e della distribuzione commerciale per spiegare i motivi della protesta e della loro proposta.

 

Leggi Anche
Scrivi un commento