Circa un terzo dei costi del sistema agroalimentare italiano e’ imputabile ai servizi di trasporto e logistica: voci che incidono sul fatturato delle imprese di produzione per oltre il 30%,
secondo un’indagine Ismea sulla struttura dei costi industriali.
Il solo costo del trasporto, che per oltre il 90% dei casi avviene su gomma, grava sul totale degli oneri logistici per circa due terzi, precisa il rapporto dal titolo: ‘La logistica come leva
competitiva per l’agroalimentare italiano’, realizzato in collaborazione con il Mipaaf nell’ambito dell’Osservatorio delle politiche strutturali.
L’altro terzo fa riferimento invece ai costi di magazzinaggio, condizionamento, confezionamento e picking (preparazione dell’ordine). ”Servizi – osserva l’Ismea – che rivestono un ruolo chiave
nella valorizzazione qualitativa e commerciale dei prodotti soprattutto nel comparto agroalimentare. E sui quali esistono in Italia enormi margini di miglioramento sia in termini di riduzione
dei costi, sia di razionalizzazione dei processi, considerando tra l’altro il ‘nanismo’ che caratterizza il sistema produttivo nazionale e la scarsa integrazione con le strutture
distributive”.
Una ragione, questa, per cui, sottolinea Ismea, ”il ricorso alla filiera corta, ovvero il passaggio diretto dall’impresa di produzione alla grande distribuzione, e’ ancora poco diffuso in
Italia”. In particolare, per le realtà industriali, limitando l’analisi al solo comparto ortofrutticolo, riguarda solo il 35% del venduto. Percentuale che sale al 47% per le
cooperative, ma che scende al 31% nel caso delle Op ortofrutticole (le organizzazioni dei produttori).
Dallo studio Ismea emerge inoltre che la ricerca di efficienza lungo i canali di commercializzazione e distribuzione, attraverso una corretta gestione logistica e’ ”condizione essenziale per
lo sviluppo della competitività”. Mentre tra i principali ostacoli si rileva una bassa percentuale di carichi completi, che determina costi di trasporto più elevati, e una
diffusa inefficienza commerciale, soprattutto in rapporto a competitor europei, riconducibile all’elevato numero degli attori coinvolti nei processi distributivi. Scarso in Italia anche il
ricorso all’intermodalità, sia marittima sia ferroviaria.

Fonte: www.ansa.it