I VINI TOP-TEN PER BUBBLE’S ITALIA MAGAZINE

I VINI  TOP-TEN PER BUBBLE’S ITALIA MAGAZINE
22 novembre 2019 – SELEZIONATI I MIGLIORI 10 VINI DI BUBBLE’S – COMMISSIONE DI GRANDI ESPERTI –
I VINI  TOP-TEN PER BUBBLE’S ITALIA MAGAZINE
Le 10 SUPER ECCELLENZE FUORI DAL COMUNE
TUTTI GLI ANNI BUBBLE’S ASSAGGIA SEPARATAMENTE METODO ITALIANO E METODO TRADIZIONALE CLASSICO, CON RELATIVE CLASSIFICHE.

Giampietro Comolli, Direttore di Bubble’s Italia:

-“ABBIAMO VOLUTO CERCARE CHICCHE ASSOLUTE AL DI LA’ DEI SOLITI NOTI PER ESALTARE ANCHE FRA LE BOLLICINE QUELLA BIODIVERSTA’ ENOICA CHE SOLO L’ITALIA HA. TUTTI I VINI HANNO OTTENUTO ALMENO 90 PUNTI…MA HANNO QUALCOSA DI NUOVO, DI ACCATTIVANTE PER IL CONSUMATORE. ABBIAMO SEGUITO LA DOMANDA DEL CONSUMATORE. USIAMO DAL 2016 DUE SCHEDE DIVERSE PER OGNI METODO PERCHE’ LE MIGLIORI DIVERSITA’ VANNO PREMIATE SENZA PENALIZZARE A PRIORI NESSUNO”  
Con la uscita del No#8 del magazine Bubble’s Italia, conosciamo anche le super-bollicine del 2019 oggi in commercio e presenti nelle diverse liste dei vini di ristoranti. Come tutte le guide, le degustazioni hanno riguardato un numero di vini notevoli, molti degustati presso associazioni, consorzi di tutela e camere di commercio, a eventi e festival di territori, altri in momenti degustativi presso le sedi di Ovse-Ceves www.ovse.org a Piacenza di campioni pervenuti direttamente dalle aziende. Tutte e sempre valutazioni alla cieca e compiute anche due-tre volte per lo stesso campione e da degustatori diversi, che sappiamo chiamati “saggiamentali”, il vecchio termine latino per indicare gli assaggiatori ufficiali (di vino e di cibo) ai banchetti imperiali di Roma. A capo del gruppo, senza nascondersi , c’è Giampietro Comolli [email protected] che ha fatto parte di diversi gruppi di degustatori, di scuola veronelliana, è stato uno dei primi aderenti ad ArciGola. 40 anni di assaggi, gli ultime 10 dedicati anche a birra, olio evo, aceti e sale italiano. Ha invitato quindi i vecchi compagni di banco ad assaggiare con lui e per Bubble’s nella sede di Ovse.
A Comolli la parola per spiegare come i “saggiamentali” degustano i vini:
<Innanzitutto Ceves oltre a sale e olio, si interessa anche di vini tranquilli bianchi e rossi come referente in Italia per due importanti guide e piattaforme e-commerce dell’America e Canada. A breve parte anche la Cina Popolare. Inoltre gli amici sono tutti già coinvolti in degustazioni autonome per cui al primo giro le valutazione di un assaggio sono molto simili a quelle di tutte le altre guide. Cambia tutto quando viene stilato l’elenco delle 100-150 nomination finali, tutti vini che hanno superato il minimo di 86-88 punti su 100, per singola scheda e singolo assaggio alla cieca>.
Quindi, Comolli,  ci sono diversi step, diverse bocche, diverse bottiglie per ogni etichetta?
< Certo, ho scelto questo percorso “ad imbuto” perché garantisce meno influenza personale, soggettività, passione individuale che è nella naturalità dell’assaggio: ogni naso-bocca è diverso, ma la mentalità e la conoscenza preventiva diretta possono intervenire nel giudizio. Per esempio io stesso non degusto mai per ultimo vini che conosco molto bene, come Franciacorta, Gavi, Prosecco, Bolgheri. E’ sempre collegiale l’ultimo respiro>    
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Comolli, non credo sia facile interessarsi e approfondire tematiche di degustazione così diverse, dal vino al sale, vero?
< Devo dire che mio nonno mi ha insegnato a fare il vino frizzante “col fondo”, era il vino della casa e che vendevamo negli anni ‘70. Ho ancora delle etichette, niente Doc. 12.000 bottiglie l’anno. Ho poi avuto come maestri ai corsi Bossalini, Boscarato, Pittaro, poi ho seguito Gino Veronelli. Un degustatore professionista deve avere un approccio diverso dall’assaggiatore occasionale, per questo fare corsi, aggiornamenti, allenamento è fondamentale>.
Comolli, ma quante etichette di vini spumeggianti o bollicine ci sono in Italia?
<Assaggiare vini non è semplice, i rischi maggiori sono l’eccesso di soggettività e di ricercate particolarità per essere diverso, per dare valore alla propria guida. Bubble’s non intende dire quali bollicine sono o non sono da bere, quali acquistare. Non è facile restringere il campo quando si parte da 2500-3000 etichette l’anno, arrivare a 150, poi a 50 e infine a 10. L’”occhiello” dell’ago è sempre più stretto per cui, al contrario di quello che dice la Michelin per i ristoranti, la guida “bianca” di Bubble’s inserisce nella valutazione finale la ricerca aziendale viticola, innovazione, impegno del distretto, caparbietà del titolare e dell’enologo aziendale se giovane e sconosciuto, senza consulenze strane. Tutti fattori produttivi che vanno oltre l’assaggio: in ogni caso si parte sempre da almeno 89-90 punti alla degustazione, poi c’è tutto il resto>.
Comolli è vero che i saggiamentali di Ovse-Ceves usano una scheda tecnica di degustazione diversa da metodo a metodo di produzione?:
<Si, dal 2016 utilizziamo schede di valutazione separate fra metodo tradizionale classico e metodo italiano, quest’ultima scheda frutto di un lavoro iniziato nel 2008 e terminato nel 2014 con l’amico docente analista Osvaldo Murri. Una scheda più valida anche per i vini frizzanti. Per i vini metodo tradizionale utilizziamo la scheda uniformata da associazione enologi su quella dello Champagne di inizio secolo scorso. Siamo i primi e gli unici: crediamo che certe voci e voti abbiano un peso e un valore tecnico diverso da vino a vino, per esempio profumi primari verso i terziari, oppure il fruttato rispetto al maturo. Abbiamo cercato di non degustare nello stesso modo due vini diversissimi, dove poi una tipologia è sempre penalizzata oppure la soggettività del degustatore è prevalente. Abbiamo voluto esaltare differenze voce per voce, ma armonizzando il totale dei voti, così da essere paragonati con onestà. Crediamo sia giusto così!>
Mi sembra di capire, Comolli, che molti nuovi vitigni autoctoni diano ottimi risultati degustativi?
 < Si, esatto. E’ anche una sfida ai più grandi brand. Ma soprattutto è anche un segnale di “domanda” nuova e diversa del consumatore, di richiesta del mercato e di canali diversi, ma soprattutto forse un segnale alle Docg-Doc più vecchie che ci sono margini ”territoriali” di consumo sul mercato nazionale interno non ancora coperte. Anche più BolleBio, ma non fuori dalle righe. Evidentemente c’era un buco mercantile e gustativo non colmato da Glera, Chardonnay, Pinot Nero, Pinot Bianco, Moscato, Malvasia, Cortese… che è stato preso da Fiano, Passerina, Bombino, Biancolella, Vermentino,  Verdicchio, Aleatico, Bellone, Asprinio,  Negroamaro, Grillo,…. Marsanne, Ortrugo, Nerello Mascalese, Pecorino, Nebbiolo, Lambrusco…. soprattutto nelle province, come bandiera locale di molti ristoranti. Inoltre, come dice il prof mario Fregoni da sempre, il terreno, ambiente-clima, studi di zonazione, vitigno-clone sono fattori che incidono su sensori e descrittoti, che personalizzano anche profumi e sapori terziari, diversi da quelli presenti nei tradizionali vini spumeggianti che emergono anche con i mesi di elaborazione. 24 mesi o 100 mesi sui lieviti si sentono in bocca.>

Giuseppe Danielli
Newsfood.com

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