IDENTITA’ di VINO: Newsletter di Paolo Marchi n. 80 del 29 dicembre 2014

IDENTITA’ di VINO: Newsletter di Paolo Marchi n. 80 del 29 dicembre 2014

Tre giorni ancora e giovedì prossimo, 1 gennaio, Capodanno insomma, debutterà a Stelle di Stelle nell’enoteca di Harrods a Londra Enrico Crippa. Da Lecco ad Alba passando per Gualtiero Marchesi e l’Oriente, Crippa chiuderà la teoria di chef che hanno dato vita alla quinta edizione di Identità London. Lo hanno preceduto Carlo Cracco, Chicco e Bobo Cerea, Gennaro Esposito, Annie Feolde e Italo Bassi.

Tutti hanno contribuito a comporre uno straordinario arcobaleno tricolore. Crippa però non è solo lo chef di uno ristorante pluripremiato. Quando pensi al Piazza Duomo non puoi non andare con la mente alla famiglia Ceretto, il grande Piemonte del vino che promuove la grande cucina italiana ma anche quella più classica del luogo. Succede nella Piola, nell’osteria a livello della piazza centrale di Alba. E per tutto gennaio succederà anche da Harrods a Londra.

 Paolo Marchi

 Londra e i calici di Stelle di Stelle

La famiglia Ceretto: da sinistra a destra, Federico, Lisa, Alessandro e Roberta

La famiglia Ceretto: da sinistra a destra, Federico, Lisa, Alessandro e Roberta

Se il grande magazzino di Harrodsdi Londra a Brompton road sarà preso d’assalto per l’arrivo dei saldi, il nuovo anno porterà anche l’ultimo cambio di staffetta nel lower ground floor, il piano -1, nel wine shop: per tutto il mese di gennaio, il progetto Identità London/Stelle di Stelle prevede il menu del grande Enrico Crippa.

Le bollicine saranno sempre quelle della famiglia Lunelli con i mitici Trento Doc millesimati, dal Maximum Brut – servito anche questo mese per l’aperitivo – al Rosè abbinato alla Crema di patate d’Alta Langa, uovo di quaglia al lapsang souchong. Interessante provocazione l’abbinamento con il classico Vitello tonnato: c’è la Birra Moretti La Rossa, un incontro singolare di speziature nel bicchiere e sfumature più affumicate nei calici.

Per il resto del menu, salirà in cattedra la famiglia Ceretto, i padroni di casa di Piazza Duomo, il ristorante 3 stelle di Alba con Crippa al timone in cucina. Ecco il Barbaresco Docg 2011 Ceretto con gli Agnolotti del Plin ai tre arrosti, al sugo d arrosto. Un vino di notevole struttura, elegante e perfetto con questo primo piatto. Il Barolo Brunate docg 2008 arriva accanto al Brasato di fassona al Barolo con polenta macinata a pietra, altra interpretazione del Nebbiolo con una declinazione di esaltazione perfetta del territorio.

Per finire, Moscato d’Asti Docg 2014 dei Vignaioli di Santo Stefano Belbocon la Torta di nocciole di Alba “Relanghe” con zabaione freddo al moscato, un binomio quasi didattico pensando al vino dolce per eccellenza e alla nocciola. Profumi e sapori della memoria, con sfumature pavesiane che si ritrovano in un’etichetta poetica.
(In foto, la famiglia Ceretto: da sinistra a destra, Federico, Lisa, Alessandro e Roberta)

Cinzia Benzi

Palazzo Lana, agli albori del Franciacorta

Palazzo Lana

Palazzo Lana

Nella ridda di suggerimenti per le bollicine da stappare a Capodanno, emergono prepotenti i prodotti sparkling di Palazzo Lana. Si tratta, intanto, di un marchio storico nella saga del distretto della Franciacorta perché è proprio a Palazzo Lana, nella primavera del 1955, che Guido Berlucchi, discendente dei contiLana de’ Terzi, decise con l’enologo Franco Zilianidi dar vita al mito del Metodo Classico italiano. Nel 1961 si stapparono le prime 3mila bottiglie di Pinot di Franciacorta e il resto è storia.

L’eco del passato riverbera tutto in questi Franciacorta millesimati che, dall’autunno del 2009, portano il nome della dimora in cui tutto ebbe inizio. Le bollicine siglate Palazzo Lana sono 3, e tutte millesimate. Il Brut – blend di Chardonnay (70%) e Pinot Nero (30%) – si distingue per la spuma soffice e il perlage discreto. Una finezza che torna al naso, arricchita da sentori di frutta acerba che via via diventa pesca e vaniglia. Il palato è rotondo e sapido, ravvivato dallo sprint di un’acidità importante.

Col Satèn entra invece in gioco la prepotenza dello Chardonnay in purezza, 48 mesi sui lieviti (più altri 6 dopo la sboccatura) per un perlage altrettanto delicato, un paglierino più intenso e un cremoso ravvivato al naso da pervasive note floreali, che s’intrecciano all’universo della pasticceria (la crema in particolare). Il palato conferma la frutta matura. Un sorseggiare morbido e molto piacevole. Ma il prodotto di punta è l’Extreme, ovvero sua maestà il Pinot Nero (100% in bottiglia), minimo 60 mesi sui lieviti (+6) per una bollicina opulenta dal perlage tuttavia molto fine. Profumi boschivi, frutti gialli e crosta di pane che in bocca si traducono in grande freschezza, pulizia gustativa e spessore minerale. Avvertenza: servirili tutti a 8°C. Così il Capodanno acquista il suo senso massimo.

La bollicina di Villa Sparina

Villa Sparina

Villa Sparina

Un nuovo spumante che significa italianità, storia, ricerca, territorio, manualità, artigianalità e cura del dettaglio. Senza mai perdere di vista la contemporaneità. È un buon sunto della nuova bollicina di Villa Sparina, un metodo classico a base Cortese 100%, ovvero Gavi a tutti gli effetti, versione Blanc de Blancs, vendemmia 2011 maturato 24/36 mesi sui lieviti.

E’ uno spumante elegante con un’acidità spiccata e ben equilibrata, tipica nota distintiva di questo vino. Una versione in bottiglia e un numero limitato di magnum in esclusiva distribuzione ai cosidetti “Friends”, i veri ambasciatori di Villa Sparina, coloro che bevono e fanno degustare questa bollicina per emozionarsi e trasmettere “amicizia”.

Interessante il progetto dei gadget abbinati a questa bollicina, tutti creati partendo dal concetto di artigianalità. I grembiuli sono prodotti dai tessuti recuperati dagli oggetti di cantina come filtri o sacchi in cotone, smontati e ricuciti, rigorosamente a mano a mo’ di vintage. Stesso concetto sulle spumantiere in zinco e laccatura in giallo.

CB

Roma F&W/1: Custoza della Cavalchina

Custoza della Cavalchina

Custoza della Cavalchina

La seconda edizione del Roma Food and Wine Festival si è distinta per il focus su importanti cantine, scelte da Helmut Koecher, curatore del Merano Wine Festival. Nella presente newsletter riportiamo la cronaca di tre di queste, a partire dai Custoza della Cavalchina.

Un vino bianco che, se fosse di origine friulana o alto-atesina, andrebbe a spuntare prezzi capaci di infliggere un duro colpo al portafogli. Il Custoza Superiore Doc “Amedeo” dell’azienda agricola Cavalchina, invece, nasce nell’anfiteatro morenico del lago di Garda e si propone come un vino bianco capace di svettare nella fascia rapporto-qualità prezzo e, soprattutto, di resistere ai rigori del tempo con dignità e padronanza dei propri mezzi. A dimostrarlo è stata la degustazione verticale di 7 annate proposta durante il Food and Wine festival di Roma in cui questo blend di fernanda, garganega e trebbianello, vinificato totalmente in acciaio, è stato perfettamente in grado stare sotto la luce dei riflettori.

La degustazione ha preso piede con l’annata 2013: un giallo molto tenue attrae l’occhio e conduce a un naso fresco, giovane, particolarmente delicato e profumato che si mantiene coerente in bocca. Il risultato di un’annata mediamente fredda e piovosa è, in conclusione, un ottimo biglietto da visita per una bottiglia che saprà esprimersi al meglio anche (o addirittura, se preferite) fra un decennio. L’estate moderatamente calda ha lasciato l’impronta nell’annata 2012, conferendo una struttura più presente rispetto al calice precedente. La colonnina di mercurio si è distinta maggiormente nell’estate 2010 e il Custoza ha tradotto queste alte temperature con una spiccata mineralità. Helmut Kocher, fra i relatori di questa degustazione guidata, si è detto impressionato dalle sensazioni di idrocarburo e dalle note affumicate appena accennate: «Se questo vino fosse stato proposto durante una degustazione alla cieca – ha commentato – lo avrei sicuramente battezzato come un riesling».

Mostra qualità l’annata 2009 per l’equilibrio, la finezza e l’acidità; la 2007 è discreta, ma cede il passo alla 2006 per quel nitore e quella pulizia tipiche della grande annata. Per superare la prova fornita da queste bottiglie, bisogna tornare allo scorso millennio. L’annata 1999 è stata definita come la migliore degli ultimi 30 anni. Se il bianco di Custoza, sul mercato, viene visto come un vino di pronta beva, qui si invertono i fattori e nel calice si anima un vino dal colore dorato vivo, consistente, che in bocca mostra ancora una vibrante spalla acida. «Da quando ho iniziato a fare questo lavoro nel 1986 – ha spiegato Luciano Piona, titolare dell’azienda agricola Cavalchina – il mio obiettivo è sempre stato quello di realizzare un vino bianco che durasse 15 anni». A giudicare dalla complessità e dalla vivacità mostrata dal Custoza del ’99, l’obiettivo è centrato.

Gabriele Casagrande

Roma F&W/2: Gaiun dei Marchesi di Gresy

Gaiun Martinenga

Gaiun Martinenga

Siamo nelle Langhe, patrimonio dell’Unesco, 48 ettari di terra. Alberto di Grésy vendeva uve nell’Albese, poi ha iniziato a vinificarle. ll Martinenga Tenute Cisa Asinari dei Marchesi di Grésy è un cru del Barbaresco e il Gaiun un cru nel cru. Un vino che fa solo barrique, con uve che arrivano anche da altri possedimenti. Il suolo è marna dura, caratteristica che dà al Nebbiolo l’acidità necessaria.

Siamo a 250/280 metri sul livello del mare, una fascia larga che poi si stringe verso occidente. Il Gaiun Martinenga si vinifica dal Settecento, ma è dagli anni Settanta che Alberto lo produce. Il Gaiun è un Barbaresco che non è solo il “fratello piccolo del Barolo”, anzi: entrambi a base Nebbiolo, sono semplicemente vini diversi. Questi Gaiun fanno macerazione delle uve, minimo 18 mesi in rovere francese (barrique) + 24 mesi in bottiglia.

Il 2009 è un buon abbinamento per brasati, formaggi stagionati, cucina piemontese in genere. Un’annata calda: si pensava che non uscisse e invece ce l’hanno fatta. In bocca è sorprendentemente fresco. Vendemmia medio tardiva, il fresco (meteorologico) arriva alla fine della vendemmia e dona acidità. Il 2008 è invece figlio di un’annata fresca, capace di donare finezza. Una buona sostanza, molto minerale, che maschera bene la quota alcolica (14,5% vol).

Il 2006 è la migliore delle prime 3 annate assaggiate in verticale a Roma. Per i produttori Alberto e la figlia Lodovica, «Ha tutte le curve apposto». Fa 30 mesi di legno, aroma che sfuma l’alcool: «E’ il coperchio», spiegano, «della pentola che ci protegge dal fumo caldo». Costa dai 55 euro in su ma «Un vino di pari livello fuori dai nostri confini verrebbe molto di più». Tra qualche anno sarà perfetto.

Il 2005, 18 mesi barrique, è invece il risultato di un’annata fredda, chiusa al naso. «Ancora un po’ gnucco», dicono, con lievi sentori di biscotto. Il 2003, annata caldissima, ha espresso poi un vino quasi liquoroso, molto caldo. Tannino giovane, ma bocca elegante. Meglio abbinarlo a un bel piatto di selvaggina che berlo in meditazione. L’ultima etichetta della verticale, targata 1999, è il frutto di 30 mesi in barrique, esattamente come il fratello minore del 2006. 100 euro circa per una grande annata, tutta da provare.

Chiara Nicolini

Roma F&W/3: Lugana di Cà Maiol

Molin

Molin

Un prodotto originariamente agricolo che sa stare a tavola con i grandi vini mondiali. Questa la visione offerta dalla Lugana Dop Molin dell’azienda agricola Provenza Cà Maiol di Walter Contato a Desenzano del Garda, in provincia di Brescia.

La verticale di 6 annate proposta al Food and Wine Festival di Roma ha invertito i canoni tradizionali della degustazione e ha preso il via dall’annata 2007, per poi giungere fino al 2012. La prima proposta si è distinta immediatamente all’occhio per un marcato riflesso dorato e una consistenza percepibile in maniera distinta al polso. Il legno, figlio di una filosofia con radici negli anni Novanta, fa sentire la sua presenza senza intaccare la freschezza e la finezza del prodotto.

La lettura del vino si mantiene coerente con maggiori concessioni alle note balsamiche fino al 2011 in cui fa segnare un deciso salto di qualità, un salto che a livello temporale segue il primo ingresso in cantina dell’enologo Michel Rolland in qualità di consulente. Acidità pronunciata, struttura allungata e una forte mineralità che accarezza il fumé lasciano una grande leggerezza in bocca.

Il 2012 conferma il modo di concepire questo vino e indica per il futuro un percorso fatto di agilità in cui vengono mantenute le proprietà varietali della Turbiana, vitigno alla base della Lugana.

GC

IDENTITA’ di VINO n.80 del 29.12.2014
la newsletter di Paolo Marchi
Per gentile concessione.

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