IDENTITA’ di VINO: Newsletter di Paolo Marchi n. 89 del 10 maggio 2016

IDENTITA’ di VINO: Newsletter di Paolo Marchi n. 89 del 10 maggio 2016

Una settimana scarsa a Seoul, per un food festival che ha visto salire sul palco per la prima lezione Niko Romito, mi ha appena permesso di visitare diversi ottimi ristoranti. Nessuno italiano perché invitato dagli organizzatori anche se sono stato tentato di sedermi al Boccalino, chef de cuisine Loris Pistillo, l’insegna tricolore di un Four Seasons aperto da appena 7 mesi nella capitale della Corea del Sud.

Che lì vi fosse una robusta cantina italiana è scontato, che sia così anche in posti di proprietà coreana meno e fa solo piacere. Bisogna insistere anche perché il dato che mi ha davvero impressionato è un altro. Uno chef di quasi 33 anni, eclettico e preparato, Jun Lee, non solo mette in prima linea la nostra produzione vitivinicola nella sua insegna di punta, il Soigné, ma ne vanta anche una seconda, chiamata Doughroom, letteralmente la stanza della pasta, che è un omaggio ai vari tipi di pasta di casa nostra.

Io sono il primo a gioirne perché cuochi italiani come Stefano Di Salvo, del JW Marriott, mi hanno detto che vi si mangia bene, però c’è un però. Jun Lee è stato in Italia una volta appena nella vita e per svago. Quello che ha appreso a livello Italia è stato a New York una decina di anni fa. Ecco, i nostri grandi produttori, che esportano ai quattro angoli del pianeta, dovrebbero farsi promotori anche di uno scambio forte e continuo con chef e ristoratori perché chi si avvicina alla nostra cucina venga anche da noi per conoscere, capire, imparare.

Saremmo davvero messi male se l’esempio di questo cuoco coreano facesse scuola. Passerebbe il concetto che si possa cucinare verde, bianco e rosso senza avere fatto gavetta nelle nostre realtà. Cosa che temo accade sovente. E mi riferisco a una qualità alta.

Paolo Marchi

L’anima bio di Marchesi di Barolo

Francesco Baravalle

Francesco Baravalle

«Due espressioni della stessa filosofia». Così Ernesto Abbona, patron della Marchesi di Barolo, ha annunciato l’acquisizione, formalizzata solo negli ultimi giorni, di Cantina Bruciata di Barbaresco. In pratica la famiglia si allarga, nel senso che le due aziende proseguiranno indipendenti lungo la loro strada, ma ottimizzando risorse ed energie.

Non cambia la produzione della Marchesi di Barolo, questo è certo, mentre Cascina Bruciataproseguirà sulla sua strada del biologico, sempre seguita dall’enologo Francesco Baravalle (nella foto), confermato dalla famiglia Abbonanell’impegno di seguire la vinificazione della nuova realtà. «Cascina Bruciata è un’azienda che è a conduzione biologica da molti anni – ha spiegato lo stesso enologo – ma che ha ottenuto la certificazione soltanto lo scorso anno, nel 2015. Il cuore della produzione è sicuramente nel cru Rio Sordo, che si sviluppa attorno alla cantina, per otto ettari complessivi, tutti di proprietà. Si tratta di uno dei cru più storici e importanti di Barbaresco».

«L’acquisto di questa realtà – spiega Ernesto Abbona – segna una presa d’atto importante per la nostra azienda: una viticoltura sempre più attenta e sensibile alle problematiche di sostenibilità ambientali. Una direzione ben precisa, intrapresa nel rispetto della terra e nella fiducia nei confronti di una cantina da sempre stimata, guidata da Carlo Balbo. Già negli anni Ottanta la Marchesi di Barolo acquistava le uve dal cru di Rio Sordo, eccellente per composizione del suolo e microclima, per poi vinificarle in purezza».

Raffaele Foglia

Ischia riscopre gli antichi vigneti

Ischia

Ischia

Ischia, un’isola affascinante. Anche per i suoi vitigni. L’idea è nata a Giancarlo Carriero, proprietario dell’albergo Regina Isabella, che ha cercato di valorizzare un’altra ricchezza di questo splendido territorio. «Il Regina Isabella appartiene alla mia famiglia da circa 20 anni ed è sempre stato considerato un’isola nell’isola. Un riferimento, è ovvio, al piacere di ritirarsi in un’oasi di pace e di piacere, ma io ho sempre lavorato per il bene di Ischia, per la sua valorizzazione e per accreditarla come destinazione ricca di storia, cultura e tradizione».

«Un territorio si esprime, però, principalmente attraverso le sue tradizioni enogastronomiche, le materie prime di cui l’isola è tanto ricca, i suoi vitigni. La vite esiste a Ischia da secoli, perché è un’isola di contadini e non di pescatori come la vicina Procida, ma molti vitigni sono andati scomparendo nel tempo, come è avvenuto in tante altre zone d’Italia. È stato Ian D’Agata, con cui collaboriamo da anni, a coinvolgermi con grande entusiasmo nella riscoperta di antichi vitigni autoctoni ischitani, che per me rappresenta la volontà di far conoscere la storia di un territorio lunga secoli».

Lo studio ha portato a individuare cinque vitigni autoctoni. Grazie alla collaborazione di tutte e sei le cantine dell’isola, Pietratorcia, Casa D’Ambra, Mazzella, Cenatiempo, Muratori e Tommasone, si è proceduto ad alcune microvinificazioni in purezza, delle quali ne sono state scelte tre, un bianco, il San Lunardo, un rosso, il Guarnaccia e un rosato, il Cannamela. Il risultato? Per ora si tratta di un esperimento, ma le potenzialità ci sono.

RF

Le storie dell’Alto Adige a Milano

Consorzio Vini Alto Adige

Consorzio Vini Alto Adige

“Alto Adige: storie di piccoli produttori e grandi vini”: l’occasione di andare alla scoperta di questo meraviglioso territorio, ma soprattutto di chi “si sporca le mani” per realizzare eccellenti bottiglie, verrà offerta dal banco d’assaggio organizzato dal Consorzio Vini Alto Adige in collaborazione con la Delegazione Ais Milano. In occasione di questo appuntamento, in programma per lunedì 16 maggio nelle sale dell’hotel The Westin Palace a Milano, sarà possibile degustare una rosa di circa 50 vini che ben rappresentano la produzione vitivinicola altoatesina, ma non solo.

L’evento offrirà l’opportunità di immergersi nelle tradizioni delle cantine del territorio e scoprire ciò che sta dietro ai vini, cioè le tante storie racchiuse nel calice e le esperienze che hanno dato vita alle etichette proposte. Storie che saranno racchiuse in un opuscolo che sarà poi distribuito durante la giornata. Storie che, soprattutto, permetteranno di scoprire non solo la bontà dei vini, ma le tradizioni di una terra così vocata alla produzione di vino. La degustazione, organizzata in collaborazione con la Delegazione AIS Milano, è aperta gratuitamente a soci Ais, operatori e stampa. Anche il pubblico di appassionati potrà accedere al banco di assaggio, acquistando un biglietto di ingresso al prezzo di 15 euro.

Orari di apertura: dalle 15.30 alle 20.30. Dalle 15.30 alle 16.30 ingresso riservato a stampa e operatori. A partire dalle 16.30 apertura del banco a soci AIS (a titolo gratuito) e al pubblico di appassionati (previo acquisto di un ticket di ingresso di 15 euro). Una seconda tappa è prevista nel periodo autunnale a Roma.

RF

Krug a Roma: la sfida dell’uovo

Krug a Roma

Krug a Roma

Una sfida azzardata, dal titolo significativo: Krug&Egg. La celebre maison di champagne, infatti, ha organizzato a Roma una serie di eventi dedicati agli appassionati delle bollicine, con un calendario di appuntamenti distribuiti in vari locali della capitale. Assieme all’iniziativa, chiamata “Krug x Roma”, avviata nei giorni scorsi e che si concluderà il prossimo 20 maggio, si affianca il tema del coraggioso abbinamento tra lo champagne e le uova.

L’idea è quella di menu dedicati e fantasiosi, con piatti a base di uovo, creati dagli chef delle Krug Ambassade e non solo, con l’obiettivo di esaltare l’abbinamento con lo Champagne Krug, in particolare la Krug Grande Cuvée, durante le degustazioni, gli aperitivi Krug Lovers e le cene Krug Experience, creando un connubio che delizierà il palato per un’esperienza di degustazione senza precedenti.

«Krug&Egg è il nuovo ardito accostamento scelto dalla Maison per offrire ancora una volta, un sorprendente abbinamento gastronomico, preceduto dal successo dell’umile ma nobile patata nel 2015. Anche se l’uovo, un ingrediente essenziale presente nelle cucine di tutto il mondo, si può considerare un elemento semplice, ciò nondimeno il suo abbinamento con lo champagne è complesso e articolato».

I locali che partecipano a questa iniziativa sono enoteca Bernabei, enoteca Rocchi, enoteca Lucantoni, enoteca Lo Zio d’America (dove si svolgerà una cena Krug Experience il 13 maggio), enoteca Trimani, La.Vi., ristorante La Rosetta, Zuma, Assunta Madre (dove giovedì 19 maggio si terrà proprio un’altra cena Krug Experience),  Le Vele, Casa Bleve, Roscioli, Gatta Mangiona, Pierluigi, Casa Coppelle, Enoteca al Parlamento, ristorante Il Pagliaccio, Il Convivio Troiani.

RF

Bruno e Alice Paillard, di padre in figlia

Bruno e Alice Paillard

Bruno e Alice Paillard

La Maison nasce dal desiderio di un uomo di creare uno champagne puro e molto diverso dagli altri produttori illustri che popolano un’importante regione, la Champagne. Bruno Paillard, discendente di un’antica famiglia di courtier e vigneron in Champagne (da più di tre secoli), creò la propria maison nel 1981 e ancora oggi, si distingue per essere indipendente, mantenere una completa conduzione familiare e restare al passo con i tempi.

La Maison ha una sola esigenza: estrarre la quintessenza di ogni miglior cru della Champagne per poi crearne una composizione unica, ossia un grande vino. L’ultimo bebè è l’Assemblage 2008, con uve provenienti da 10 territori nobili della Champagne, composto dal 42% di Chardonnay, 42% Pinot Nero e 16% Pinot Meunier. Sette anni di riposo in cantina per un giusto equilibrio dove spiccano note di mandorla e lievi speziature.

E la tradizione di famiglia prosegue, grazie all’impegno della figlia Alice. In Italia Cuzziol Grandi Vini ha il privilegio, da molto tempo, di distribuirli presso selezionate enoteche oltre ai ristoranti di alta cucina.

Cinzia Benzi

La scuola di Conegliano spegne 140 candeline

Scuola di Conegliano

Scuola di Conegliano

Conegliano, città Europea del Vino per il 2016. E la sua scuola enologica, la Cerletti, compie 140 anni, fondata da re Vittorio Emanuele II nel 1876. Due traguardi importanti, che però è stato deciso di non celebrare con una semplice festa, ma con un approfondimento dedicato alle tecniche spumantistiche, già utilizzate proprio negli ultimi anni dell’Ottocento. Nell’ambito delle celebrazioni che si svolgeranno tra il 10 e il 15 maggio a Conegliano, sarà presentata la ricerca incentrata su quel periodo storico che per l’Italia, e parimenti per la Francia e la Germania, ha rappresentato il primo momento di forte espansione dell’interesse verso la cultura enologica.

Progetto condiviso dalla Fondazione ITS e dalla Scuola Enologica con altri tre storici Istituti Europei, la Fondazione Edmund Mach – già Imperial Regia Scuola di Agraria di San Michele all’Adige fondata nel 1874, allora sotto il controllo austriaco – l’Istituto Superiore di Agricoltura di Geisenheim (Germania) fondato nel 1872 e l’Ecole Impériale d’Agriculture de la Saulsaie che nel 1870 si trasferisce a Montpellier (Francia) per divenire il rinomato ‘Institut Superieur de la Vigne et du Vin’. Cerletti, Fondazione Mach e l’istituto di Geisenheim saranno i protagonisti del convegno dal titolo “La spumantizzazione alla fine dell’800” che si terrà il 13 maggio, nell’aula magna della scuola di Conegliano.

Lo studio è stato condotto dalla stessa Scuola Enologica di Conegliano e dalla Fondazione Its, in collaborazione con Carpené Malvolti, azienda fondata nel 1868, qualche anno prima della scuola. Come spiegato da Rosanna Carpené – presidente della Fondazione e quinta generazione della famiglia Carpené– tutto nasce dalla volontà “di accompagnare e sostenere gli studenti in un percorso di formazione sempre più sinergico con il mondo delle imprese, attraverso il continuo approfondimento della cultura enologica e vitivinicola”. E per festeggiare sono di rigore le bollicine. Nell’occasione, il Tarvisium Metodo Classico, ultimo nato di Carpené Malvolti.

RF

Olio, è l’anno della Nocellara Etnea

Olio

Olio

Nonostante sia la varietà di oliva più diffusa nella zona alle pendici dell’Etna – e protagonista principale della Dop Monte Etna – la Nocellara Etnea viene spesso considerata come “sorella minore” di altre cultivar siciliane più note come la Tonda Iblea, la star dell’olivicoltura siciliana, la Biancolilla o la Nocellara del Belice. Eppure questa varietà, che può essere utilizzata come oliva sia da olio sia da mensa ed è alla base di oli forse meno prorompenti nei profumi “pomodorosi” ma molto eleganti e freschi con un piccante deciso, ha grandi potenzialità e lo ha dimostrato quest’anno.

Non solo alcuni dei migliori produttori della zona sono stati premiati proprio per oli a base di questa varietà – come la Dop Monte Etna di Pasquale Romano, da olive di Nocellara Etnea in purezza, che ha vinto il primo premio del concorso Sirena d’Oro 2016 nella categoria fruttato intenso – ma ha attirato anche l’attenzione di produttori di altre zone che ne hanno dato splendide interpretazioni. Complice l’annata difficile per la Tonda Iblea che ha causato rese bassissime soprattutto nella zona di Buccheri – che lo scorso anno aveva invece registrato l’en plein di premi in un anno disastroso per gran parte del resto d’Italia – la Nocellara Etnea si è così presa la sua “rivincita” in eccellenti oli extravergini realizzati da aziende fuori dall’area della Dop, anche se con olive raccolte in zona.

È il caso ad esempio del NeroVulcano dell’azienda La Tonda che abbiamo assaggiato al Taste di Firenze: da olive provenienti da un appezzamento di Bronte, sull’Etna, rappresenta il primo step di un progetto che racconterà di anno in anno le diverse zone della Sicilia interpretandone varietà e territori con il filo conduttore della qualità. Ma pure del Cherubino Monocultivar Nocellara Etnea Bio di Terraliva, che ha conquistato le Tre Foglie del Gambero Rosso e una Gran Menzione al Sol d’Oro, il concorso organizzato da Veronafiere nell’ambito del Sol&Agrifood.

Luciana Squadrilli

Pacelli, due giornaliste in vigna

Tenute Pacelli

Tenute Pacelli

La storia delle Tenute Pacelli è sicuramente interessante. «Un vecchio zio di mio padre – racconta Laura Pacelli, una delle due titolari (in foto, a sinistra) – aveva in Calabria una vecchia tenuta, dove per lo più aveva dei cavalli. Le vigne erano un di più. Poi ha lasciato in eredità a mio padre l’azienda e da qui la scelta di cambiare rotta e dedicarci alla viticoltura». Così mamma Clara, di origini istriane (è cugina di Lidia Bastianich) assieme alle figlie Laura e Carla hanno dato vita a questa nuova avventura.

Carla è laureata in giurisprudenza. Si è dedicata a pittura, scultura e incisione. Ha scritto sceneggiature per il cinema e un libro: “Mangiare milanese a Milano” (Castelvecchi). Oggi scrive di cibo e vino. Cura i contatti con la distribuzione dei prodotti dell’azienda. Laura, laureata in Scienze della comunicazione, ha un passato da modella e fotografa. Sommelier, scrive di moda e vino per un periodico di Condé Nast. Cura l’immagine e la comunicazione dell’azienda.

«Abbiamo 10 ettari di vigna e altrettanti tra ulivi e ciliegi. La zona è particolare. Ci troviamo nell’Alto Cosentino, a 300 metri sopra il livello del mare. E qui abbiamo provato a piantare il riesling». Un esperimento interessante, dal quale è nato Zoe, un metodo classico realizzato, appunto, con il Riesling e che rimane sui lieviti per 24 mesi. Di certo siamo ancora agli inizi, ma le basi ci sono. Teniamole sotto osservazione.

RF

A Reims, tra champagne e vini italiani

Nostravinus

Nostravinus

Nostravinus e la felice convivenza tra Champagne e vini italiani. Domenica 24 aprile la cittadina di Reims, cuore dello champagne, ha ospitato un incontro tra vigneron francesi, italiani e un canadese, riuniti a presentare i loro vini nella suggestiva sala dei ricevimenti del comune.

Un evento voluto e organizzato da Cristophe Gillon (Arte del Vino) e Fabrice Parisot (Les Caves du Forum), che ha coinvolto amatori e professionisti alla scoperta di alcune grandi etichette, sapientemente distribuiti in sala in un’alternanza di provenienze. Un’occasione di scambio anche per i produttori, che durante la giornata hanno potuto conoscersi e confrontarsi, senza competizione ma piuttosto con una grande curiosità e voglia di dialogo.

Cristophe Gillon si appassiona ai vini italiani all’Enoteca Pinchiorri, dove approda come sommelier dopo aver lavorato per diverse maison stellate francesi. Rientrato in Francia, decide di dedicarsi esclusivamente ai vini italiani, lavorando prima per L’Enoteca, ristorante e negozio italiano a Parigi, e fondando poi, nel 2005, Arte del Vino, una società d’import e distribuzione di vini italiani in tutta Francia. Fabrice Parisot è invece l’entusiasta proprietario de Les Caves du Forum, a Reims, una delle più rinomate enoteche di tutto il Paese, con oltre 2.000 referenze da tutto il mondo, costantemente impegnato a trasmettere tutta la sua passione per una bottiglia e il valore culturale che essa rappresenta.

Oltre alle degustazioni, durante la giornata si sono svolte alcune masterclass: “La degustazione geo-sensoriale”, guidata da Fabrice Parisot, “Il mio passaggio alla biodinamica” con il ligure Aris Blancardi (Selvadolce) e due verticali di Barolo della cantina Vajra. E poiché non solo i vini evolvono invecchiando, Alessandra Pierini (RAP épicerie), pilastro della cultura gastronomica italiana a Parigi, ha presentato le diverse stagionature di Parmigiano Reggiano e Prosciutto di Parma Doc. Una prima promettente edizione, che Gillon e Parison preannunciano già di voler ripetere.

Ilaria Brunetti

Soave preview, scopriamo il 2015

Soave preview

Soave preview

Due serate alla scoperta del Soave 2015. Con un tema specifico: il Soave può essere un vino di paesaggio. L’idea è del Consorzio per la tutela vini Soave e Recioto di Soave, che quest’anno punta proprio su questo aspetto, visto che si tratta della prima doc italiana ad aver ottenuto il riconoscimento di paesaggio storico rurale d’Italia dal ministero delle Politiche Agricole e Forestali. “Soave preview” vuole essere un assaggio in anteprima dell’annata 2015, che si preannuncia molto interessante, e nasce nell’ambito di Volcanic Wines, il forum internazionale dei vini da suolo vulcanico. E tutti gli appassionati potranno assaggiare questi vini, sabato 21 e domenica 22 maggio, dalle 18 alle 22, nel Chiostro del palazzo Vescovile di Monteforte d’Alpone con libera degustazione di tutti i Soave 2015.

RF

Asolo e Montello, il bello di essere diversi

Asolo Wine Tasting

Asolo Wine Tasting

«Siamo piccoli, agili, snelli, innovativi, oltre che rari». È Armando Serena, presidente del consorzio vini Asolo Montello che rivela il segreto della produzione di questa zona, che racchiude in sé le due Docg, l’Asolo Prosecco Superiore e il Montello Superiore, che sono le due anime di uno stesso territorio. Il segreto era anche il tema dell’Asolo Wine Tasting, che si è svolto domenica nella Sala Comunale di Palazzo Beltramini di Asolo, con un banco d’assaggio aperto al pubblico per tutta la giornata, dove si sono potuti assaggiare i vini di 26 diversi produttori.

E di segreti da scoprire ce n’erano molti, a partire dall’Extra Brut, con Asolo che è l’unica denominazione dell’ambito prosecco che ammette tale definizione, ma anche gli esperimenti di vini con lieviti indigeni e il rilancio del prosecco più antico, quel “Colfondo” che in realtà risulta essere il vino “del contadino” e che, se lavorato con le conoscenze e le tecnologie attuali, diventa un prodotto complesso e strutturato. Nei rossi, invece, c’è stata la riscoperta della Recantina. E c’erano da scoprire i segreti dei “tagli bordolesi” del Montello, dove c’è una prevalenza di Cabernet Sauvignon (come da disciplinare) rispetto a Cabernet Franc e Merlot.

Molte le aziende da segnalare, come, tra i prosecchi, Dal Bello (uno dei migliori Extra brut assaggiati), Meridiana, Pozzobon, Bedin-Colli Asolani (notevole il Dry), e i due Colfondo di Montelvini e di Bele Caselmentre per i rossi la Recantina di Pat del Colmel e il Montello Campo del Pra di Emilio Sartor. Ed è solo l’inizio…

RF

IDENTITA’ di VINO n. 89 del 10.05.2016
la newsletter di Paolo Marchi
Per gentile concessione

 

 

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