Il Bonus famiglia da ieri è legge, ma ora parte lo slalom tra i redditi ''neri'' e i ''grigi'' e chi ha in casa un commerciante non prende nulla

Il Bonus famiglia da ieri è legge, ma ora parte lo slalom tra i redditi ''neri'' e i ''grigi'' e chi ha in casa un commerciante non prende nulla

 

 

Ci siamo. Il bonus famiglia ha passato ieri l’ultimo atto, e – dopo la fiducia ottenuta al Senato dal decreto
anticrisi – è diventato legge.

Ora c’è tempo fino al 28 febbraio per presentare le domande e cercare di passare all’incasso. Non
senza problemi per le famiglie numerose, come dimostra l’introduzione in Lombardia di un ulteriore bonus locale ( e qui c’è tempo fino al 15 febbraio per presentare
le domande).  

L’opposizione in Senato: il bonus dimentica e offende le famiglie

Le critiche per quello nazionale non mancano. Il Pd ieri in aula al Senato le ha ribadite: “il Bonus famiglie
da 200 a 1.000 euro non è per le famiglie”, hanno sostenuto i senatori Baio, Adragna, Bosone, Gustavino e Papania. Che hanno denunciato: “La famiglia
è enunciata nel titolo, tuttavia nel testo è non solo dimenticata, ma soprattutto offesa. A beneficiare di questo intervento, oltretutto una tantum, sono per l’82% single
e coppie senza figli”.

Il bonus che diventa legge… con una sola novità

Ma ormai il provvedimento è stato votato, due volte con la fiducia che impedisce qualunque emendamento, sia alla
Camera che al Senato. E a niente sono serviti i mesi in cui da più parti si invocava una diversa redistribuzione delle fasce, annunciate dalla stessa maggioranza e poi caduta nel
vuoto. Tutto è rimasto tale e quale, con la sola eccezione del limite della domanda, che slitta dal 31 dicembre al 28 febbraio.

La consolazione, dunque, è solo questo spostamento di data. Si ha più tempo per capire le regole del
gioco, ma i soldi, questa l’altra faccia della medaglia, arriveranno con un po’ di ritardo.

I redditi neri e i redditi grigi: cosa serve per avere diritto al bonus

Ma partiamo dall’inizio: quali presupposti si devono possedere per richiedere il bonus? La risposta non è
così scontata. Perché anche dopo i fiumi di inchiostro che sono stati spesi per spiegare il Bonus, i nostri lettori continuano a fare domande.

E a ragione, perché, ci dice Guido Girolami, del dipartimento previdenza Spi Cgil, “i limiti dei redditi
complessivi, le cosiddette fasce, sono solo l’ultimo passaggio. Prima ci sono una serie di regole e condizioni, nel caso dei disabili stabiliti perfino da una circolare
dell’Agenzia delle entrate, di cui spesso non si ha alcuna consapevolezza”.

Per aiutarci a capire meglio, quindi, Girolami suddivide i redditi in due tipologie: quelli neri, per cui basta che un
solo componente del nucleo abbia una determinata caratteristica per far decadere dal diritto l’intera famiglia. E quelli grigi, per cui è importante che il solo richiedente
(colui che presenta la domanda) non abbia determinati requisiti.

I redditi neri: se avete una borsa di studio o una pensione complementare

Tra i redditi neri, ossia quelli considerati esclusi dalla misura indipendentemente dal componente della famiglia che
fa la domanda, ci sono i redditi in cui compaiono le borse di studio e le pensioni complementari.

Siete una coppia sposata con 2 figli, di cui uno all’università usufruisce di una borsa di studio? Anche
se avete un reddito complessivo inferiore a 20.000 euro, per cui avreste diritto al Bonus, la sola presenza della borsa di studio invalida tutto.

Se nel nucleo ci sono commercianti, artigiani, coltivatori diretti

Ancora, se sapevate che gli autonomi erano esclusi dalla misura, ma pensavate di rientrare perché avete un
componente nel nucleo familiare che ha un reddito da dipendente, sappiate che “dipende”. Perché se il lavoratore autonomo è iscritto negli elenchi anagrafici
dei commercianti, artigiani, coltivatori diretti, o ha conseguito un reddito d’impresa di qualunque entità, tutto il nucleo è fuori dai parametri.

Ottengono infatti il via libera solo i redditi (basta che non siano del richiedente, ma di altri componenti)
“derivanti da attività commerciali e da lavoro autonomo non esercitate abitualmente”.

…e se non avete reddito

Ultimo esempio, forse il più paradossale, di reddito nero: se non avete alcun tipo di reddito, non vi spetta
nulla. Andando su un terreno concreto, ipotizziamo una signora (l’esempio è vero) che riceverà la pensione solo nel 2.009, è separata e convive con un nuovo
compagno. Niente da fare. I redditi che vanno presi in considerazione sono quelli del 2007 o del 2008. Dato che nei due anni indicati la signora non ha nulla, a lei il Bonus non
spetta.

Attenti ai trattamenti Inail, pensioni sociali, e collaborazioni extra

Sui redditi grigi si può quasi tirare un sospiro di sollievo. Perché anche se al richiedente basterebbero
alcune caratteristiche per essere “bocciato”; si può aggirare l’ostacolo facendo presentare la domanda ad un altro componente del nucleo.

È tra questi il caso di Tino, che giorni fa ci ha scritto: “Stamattina, presentandomi ad un Caf per
compilare il modulo per ottenere il “fatidico” Bonus famiglia, pur avendo un reddito complessivo ben inferiore a quello previsto per il nucleo familiare composto da due
persone, mi è stato detto che non posso richiederlo perché, in qualità di contribuente, figurano nel mod. 730 presentato l’anno scorso circa 1.000 euro per
una mia collaborazione saltuaria. Se la collaborazione invece la prestava il coniuge a carico, potevo chiedere la cifra del Bonus spettante”.

Vero. Le collaborazioni extra lavoro dipendente, qualunque sia il loro importo, non danno diritto al bonus, ma lo si
può ottenere se la richiesta la fa un altro membro della famiglia che non ha questa caratteristica.

Anche le pensioni sociali e trattamenti Inail rientrano nella stessa tipologia. Ipotizzando quindi una coppia di
pensionati, che abbiano redditi esclusivi, rispettivamente da trattamento Inail e pensione Inps, solo il secondo richiedente (Inps) potrà ottenere il via libera per il
Bonus.

Occorre però una precisazione. Nel caso del pensionato solo, che ha un reddito derivante esclusivamente da
pensione sociale, o rendita Inail, niente da fare, perché non sono imponibili Irpef. Anche se la pensione sociale è ben al di sotto di 15.000 euro, questa caratteristica
rende automaticamente esclusi.

I disabili: 1.000 euro solo se si tratta di figlio a carico

Un’altra categoria per cui i “paletti” da superare non sono certo pochi, sono i disabili. Se nel
decreto anticrisi si legge infatti che il Bonus spetta a chi, con reddito sotto i 35.000 euro, abbia nel nucleo una persona disabile; una successiva circolare dell’Agenzia delle
entrate precisa che il disabile deve essere necessariamente un figlio a carico.

Le proteste delle associazioni del settore sono state numerose, e la Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap (Fish) ne elenca i motivi. “Non rientrano nel bonus i disabili single, che lavorino da dipendenti o siano titolari di
una pensione; i contribuenti che hanno a carico un coniuge, o altri parenti, diversi dai figli; e i lavoratori autonomi”.

Per questo, sostiene l’associazione: “Rimangono escluse persone seppure con una bassissima
disponibilità economica; e riteniamo la misura caratterizzata da gravi disuguaglianze tra cittadini italiani con uguali bisogni”.

Riepiloghiamo le fasce di reddito

Di seguito, nel caso siate passate indenni tra i diversi ostacoli, trovate le fasce di reddito con il corrispettivo
“una tantum”.

Famiglia con 1 persona (pensionato): limite reddito 15.000 euro. Bonus erogato 200 euro

Famiglia con 2 persone: limite reddito 17.000 euro. Bonus erogato 300 euro
Famiglia con 3 persone: limite reddito 17.000 euro. Bonus erogato 450 euro
Famiglia con 4 persone: limite reddito 20.000 euro. Bonus erogato 500 euro
Famiglia con 5 persone: limite reddito 20.000 euro. Bonus erogato 600 euro
Famiglia con più di 5 persone: limite reddito 22.000 euro. Bonus erogato 1.000 euro
Famiglia con a carico un disabile: limite 35.000 euro. Bonus: 1.000 euro

Ci siamo. Il bonus famiglia ha passato ieri l’ultimo atto, e – dopo la fiducia ottenuta al Senato dal decreto
anticrisi – è diventato legge.

Ora c’è tempo fino al 28 febbraio per presentare le domande e cercare di passare all’incasso. Non
senza problemi per le famiglie numerose, come dimostra l’introduzione in Lombardia di un ulteriore bonus locale ( e qui c’è tempo fino al 15 febbraio per presentare
le domande).  

L’opposizione in Senato: il bonus dimentica e offende le famiglie

Le critiche per quello nazionale non mancano. Il Pd ieri in aula al Senato le ha ribadite: “il Bonus famiglie
da 200 a 1.000 euro non è per le famiglie”, hanno sostenuto i senatori Baio, Adragna, Bosone, Gustavino e Papania. Che hanno denunciato: “La famiglia
è enunciata nel titolo, tuttavia nel testo è non solo dimenticata, ma soprattutto offesa. A beneficiare di questo intervento, oltretutto una tantum, sono per l’82%
single e coppie senza figli”.

Il bonus che diventa legge… con una sola novità

Ma ormai il provvedimento è stato votato, due volte con la fiducia che impedisce qualunque emendamento, sia
alla Camera che al Senato. E a niente sono serviti i mesi in cui da più parti si invocava una diversa redistribuzione delle fasce, annunciate dalla stessa maggioranza e poi
caduta nel vuoto. Tutto è rimasto tale e quale, con la sola eccezione del limite della domanda, che slitta dal 31 dicembre al 28 febbraio.

La consolazione, dunque, è solo questo spostamento di data. Si ha più tempo per capire le regole del
gioco, ma i soldi, questa l’altra faccia della medaglia, arriveranno con un po’ di ritardo.

I redditi neri e i redditi grigi: cosa serve per avere diritto al bonus

Ma partiamo dall’inizio: quali presupposti si devono possedere per richiedere il bonus? La risposta non
è così scontata. Perché anche dopo i fiumi di inchiostro che sono stati spesi per spiegare il Bonus, i nostri lettori continuano a fare domande.

E a ragione, perché, ci dice Guido Girolami, del dipartimento previdenza Spi Cgil, “i limiti dei redditi
complessivi, le cosiddette fasce, sono solo l’ultimo passaggio. Prima ci sono una serie di regole e condizioni, nel caso dei disabili stabiliti perfino da una circolare
dell’Agenzia delle entrate, di cui spesso non si ha alcuna consapevolezza”.

Per aiutarci a capire meglio, quindi, Girolami suddivide i redditi in due tipologie: quelli neri, per cui basta che
un solo componente del nucleo abbia una determinata caratteristica per far decadere dal diritto l’intera famiglia. E quelli grigi, per cui è importante che il solo
richiedente (colui che presenta la domanda) non abbia determinati requisiti.

I redditi neri: se avete una borsa di studio o una pensione complementare

Tra i redditi neri, ossia quelli considerati esclusi dalla misura indipendentemente dal componente della famiglia che
fa la domanda, ci sono i redditi in cui compaiono le borse di studio e le pensioni complementari.

Siete una coppia sposata con 2 figli, di cui uno all’università usufruisce di una borsa di studio? Anche
se avete un reddito complessivo inferiore a 20.000 euro, per cui avreste diritto al Bonus, la sola presenza della borsa di studio invalida tutto.

Se nel nucleo ci sono commercianti, artigiani, coltivatori diretti

Ancora, se sapevate che gli autonomi erano esclusi dalla misura, ma pensavate di rientrare perché avete un
componente nel nucleo familiare che ha un reddito da dipendente, sappiate che “dipende”. Perché se il lavoratore autonomo è iscritto negli elenchi anagrafici
dei commercianti, artigiani, coltivatori diretti, o ha conseguito un reddito d’impresa di qualunque entità, tutto il nucleo è fuori dai parametri.

Ottengono infatti il via libera solo i redditi (basta che non siano del richiedente, ma di altri componenti)
“derivanti da attività commerciali e da lavoro autonomo non esercitate abitualmente”.

 

…e se non avete reddito

Ultimo esempio, forse il più paradossale, di reddito nero: se non avete alcun tipo di reddito, non vi spetta
nulla. Andando su un terreno concreto, ipotizziamo una signora (l’esempio è vero) che riceverà la pensione solo nel 2.009, è separata e convive con un nuovo
compagno. Niente da fare. I redditi che vanno presi in considerazione sono quelli del 2007 o del 2008. Dato che nei due anni indicati la signora non ha nulla, a lei il Bonus non
spetta.

 

Attenti ai trattamenti Inail, pensioni sociali, e collaborazioni extra

Sui redditi grigi si può quasi tirare un sospiro di sollievo. Perché anche se al richiedente
basterebbero alcune caratteristiche per essere “bocciato”; si può aggirare l’ostacolo facendo presentare la domanda ad un altro componente del
nucleo.

È tra questi il caso di Tino, che giorni fa ci ha scritto: “Stamattina, presentandomi ad un Caf per
compilare il modulo per ottenere il “fatidico” Bonus famiglia, pur avendo un reddito complessivo ben inferiore a quello previsto per il nucleo familiare composto da due
persone, mi è stato detto che non posso richiederlo perché, in qualità di contribuente, figurano nel mod. 730 presentato l’anno scorso circa 1.000 euro per
una mia collaborazione saltuaria. Se la collaborazione invece la prestava il coniuge a carico, potevo chiedere la cifra del Bonus spettante”.

Vero. Le collaborazioni extra lavoro dipendente, qualunque sia il loro importo, non danno diritto al bonus, ma lo si
può ottenere se la richiesta la fa un altro membro della famiglia che non ha questa caratteristica.

Anche le pensioni sociali e trattamenti Inail rientrano nella stessa tipologia. Ipotizzando quindi una coppia di
pensionati, che abbiano redditi esclusivi, rispettivamente da trattamento Inail e pensione Inps, solo il secondo richiedente (Inps) potrà ottenere il via libera per il
Bonus.

Occorre però una precisazione. Nel caso del pensionato solo, che ha un reddito derivante esclusivamente da
pensione sociale, o rendita Inail, niente da fare, perché non sono imponibili Irpef. Anche se la pensione sociale è ben al di sotto di 15.000 euro, questa caratteristica
rende automaticamente esclusi.

I disabili: 1.000 euro solo se si tratta di figlio a carico

Un’altra categoria per cui i “paletti” da superare non sono certo pochi, sono i disabili. Se nel
decreto anticrisi si legge infatti che il Bonus spetta a chi, con reddito sotto i 35.000 euro, abbia nel nucleo una persona disabile; una successiva circolare dell’Agenzia delle
entrate precisa che il disabile deve essere necessariamente un figlio a carico.

Le proteste delle associazioni del settore sono state numerose, e la Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap (Fish) ne elenca i motivi. “Non rientrano nel bonus i disabili single, che lavorino da dipendenti o siano titolari
di una pensione; i contribuenti che hanno a carico un coniuge, o altri parenti, diversi dai figli; e i lavoratori autonomi”.

Per questo, sostiene l’associazione: “Rimangono escluse persone seppure con una bassissima
disponibilità economica; e riteniamo la misura caratterizzata da gravi disuguaglianze tra cittadini italiani con uguali bisogni”.

Riepiloghiamo le fasce di reddito

Di seguito, nel caso siate passate indenni tra i diversi ostacoli, trovate le fasce di reddito con il corrispettivo
“una tantum”.

Famiglia con 1 persona (pensionato): limite reddito 15.000 euro. Bonus erogato 200 euro

Famiglia con 2 persone: limite reddito 17.000 euro. Bonus erogato 300 euro
Famiglia con 3 persone: limite reddito 17.000 euro. Bonus erogato 450 euro
Famiglia con 4 persone: limite reddito 20.000 euro. Bonus erogato 500 euro
Famiglia con 5 persone: limite reddito 20.000 euro. Bonus erogato 600 euro
Famiglia con più di 5 persone: limite reddito 22.000 euro. Bonus erogato 1.000 euro
Famiglia con a carico un disabile: limite 35.000 euro. Bonus: 1.000 euro

Michela Rossetti

 

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