Come promesso conosciamo insieme quali sono gli effetti positivi e negativi del caffè sulla salute ed alcuni luoghi comuni e/o piccoli trucchi per un buon caffè.
Per anni il caffè è stata la bevanda più studiata per chiarirne la composizione chimica e i suoi molteplici effetti sulla salute. Oggi si può tranquillamente
affermare che il caffè è un “concentrato di numerosissime sostanze bioattive: caffeina, minerali, precursori delle vitamine (trigonellina), antiossidanti e lipidi
terpenici”.

Caffè e cuore
La comunità scientifica è unanime nell’affermare che c’è una positiva influenza del caffè sulle malattie cardiovascolari -cioè patologie a carico del cuore e
del circolo sanguigno: infarto acuto miocardico, angina pectoris, cardiomiopatie, insufficienza cardiaca, aritmie, ictus ischemico ed emorragico. Non è un fattore di rischio per
le malattie cardiovascolari sia negli uomini che nelle donne anche se numerosi sono i fattori confondenti (fumo, vita sedentaria e alimentazione scorretta).
In Italia, così come in Europa, le malattie cardiovascolari rappresentano la principale causa di morte (44% di tutti i decessi). La loro insorgenza è fortemente correlata alla
contemporanea presenza di alcuni fattori di rischio quali età, sesso e familiarità per la malattia. Tra i fattori di rischio più incidenti ma anche più controllabili
e gestibili dal singolo ci sono “lo stile di vita” e “l’alimentazione”. Riguardo il presunto legame tra aritmie cardiache e caffeina, studi effettuati sia su una popolazione
campione sana sia su una popolazione campione con ischemia del miocardio, hanno concluso che la caffeina in dosi di 300-500 mg (equivalenti a 5/7 caffè espressi), non provoca aritmie. La
caffeina esercita al contrario una azione  cardiotonica.
E’ stato anche verificato che un consumo moderato (2-4 tazzine/die) di caffè è associato ad un rischio cardiovascolare minore rispetto al consumo leggero (< 1 tazzina/die),
mentre un consumo elevato (> 5 tazzine/die) è associato da un incremento del rischio.
Importante è sottolineare che il caffè non è solo sinonimo di caffeina infatti molte delle sostanze in esso contenute si sono dimostrate capaci di contrastare o potenziare
gli effetti della stessa.
Anche se il dibattito scientifico è ancora aperto, gli studi a disposizione indicano che nei soggetti sani il consumo moderato e abituale di caffè non aumenta il rischio di
malattie cardiovascolari ma addirittura risulta protettivo
.

Caffè e
colesterolo

E’ stata studiata anche la relazione tra consumo di caffè e colesterolo. Il primo studio risale agli anni ’80 quando si evidenziò un effetto positivo sulla colesterolemia (livelli
plasmatici di colesterolo).
Alcune ricerche condotte negli USA e in Europa  hanno evidenziato che l’aumento del colesterolo ematico non è legato al consumo di caffè e alla quantità
di caffeina assunta bensì dipende dal metodo di preparazione della bevanda. Infatti l’aumento di colesterolo legato al consumo di caffè è stato evidenziato nei Paesi
del nord dove si consuma caffè bollito, cosa che non accade in latri paesi europei dove si consuma caffè filtrato, solubile, espresso o moka.

Perché questa differenza? Perché nel caffè bollito sono presenti 1-2 grammi di grassi rispetto al caffè filtrato (totalmente privo degli stessi grassi).
Durante l’infusione si formano due molecole oleose: il cafestolo ed il cafeolo responsabili dell’effetto ipercolesterolemizante. Poiché le goccioline che
contengono questi grassi sono trattenute dal filtro, il metodo di preparazione gioca un importante ruolo.
E il decaffeinato? Contiene esattamente la stessa quantità di cafestolo e cafeolo del caffè “normale”. Diversa invece è la concentrazione di cafestolo e cafeolo
nelle diverse cultivar. In particolare la specie Robusta non contiene cafeolo e meno cafestolo dell’Arabica.
Si può concludere che bevendo 3 tazzine di caffè (espresso o moka) al giorno non ci sono effetti sul colesterolo. Inoltre sulla base del contenuto dei grassi è stato
dimostrato che un consumo moderato di caffè espresso o moka ha effetti trascurabili sulla colesterolemia.

Caffè e tumori
Da quanto emerge dalla letteratura scientifica non esiste una correlazione diretta tra caffè e cancro. Questo quanto affermano anche i ricercatori dell’American Cancer Society. Ma vediamo qualche
dettaglio……

Caffè, alimenti e bevande che contengono caffeina non rappresentano un fattore di rischio per il cancro al seno. Analogamente è stato evidenziato che un consumo
abituale di caffè (pari a 4 tazze massimo al giorno) non comporta rischi per il tumore al pancreas. Anche se a lungo sospettato di poter provocare l’insorgenza di
cancro delle ovaie, prostata e vescica, il caffè è stato oggi definitivamente assolto. Infine anche nel caso del tumore al colon è stato
evidenziato che il caffè ha un effetto protettivo piuttosto che essere un fattore di rischio.
Il caffè è una bevanda ricca di antiossidanti -molecole in grado di prevenire il danno ossidativo alla base dell’invecchiamento, delle neoplasie e di malattie
cronico-degenerative- esercita pertanto un importante ruolo protettivo e rappresenta la principale fonte alimentare della dieta. Mentre sulla capacità antiossidante della caffeina i
pareri sono ancora discordanti si è invece unanimi nell’attribuire tale caratteristica ad altri composti peculiari del caffè: i composti fenolici quali acido caffeico, ferulico e
p-cumarico.

Caffè e apparato gastroenterico
Per lungo tempo è stata posta l’attenzione ai potenziali effetti dannosi del caffè sull’apparato gastroenterico. Oggi si è messo in luce che il caffè fa bene e i
numerosi studi scientifici degli ultimi anni hanno rimosso i sospetti sulla sua pericolosità. Si è evidenziato che molteplici sono gli effetti positivi del consumo di caffè
anche sulla ghiandola epatica e sull’intestino. Questi effetti sono legati non esclusivamente alla presenza di caffeina ma anche di altre molecole (Cafeolo e Cafestolo) che
esercitano un ruolo protettivo sull’epatocita (cellula epatica). Si sottolinea che nel tratto digerente caffè e caffeina svolgono importanti funzioni utili al processo digestivo tra cui
la stimolazione della saliva e dei succhi gastrici, lo svuotamento della bile, l’influenza sugli ormoni gastroenterici, fino alla protezione della cellula epatica dal danno alcolico o virale e
alla stimolazione della funzionalità del colon e alla sua protezione.
Il caffè non ha effetti importanti sul reflusso acido nei soggetti affetti da Reflusso Gastro-esofageo e inoltre il consumo di caffè non è associato a dispepsia.

Quali conclusioni generali trarre? Il caffè se consumato con il giusto equilibrio (3-4 tazzine/die di caffè espresso o moka equivalenti a 300mg di caffeina) non solo non fa
male ma, addirittura, può aiutare a stare bene e a prevenire numerose patologie. Chi non dovesse sopportare la caffeina, può ricorrere al caffè decaffeinato, ricco delle
stesse sostanze utili eccezion fatta per la caffeina!

Bhè allora buon caffè! Ma… un caffè da
buongustai!
  I buongustai consigliano di macinare ogni volta la quantità di caffè che serve, per mantenere il massimo dell’aroma ma se si vuole un gusto veramente
particolare si deve macinare una mandorla insieme al caffè
.

Letizia Saturni