“Dopo la Finanziaria ci sono le feste di Natale e la pausa di Capodanno, ma alla ripresa sarà affrontato alla Camera il disegno di legge di riforma sulla tv nel passaggio al digitale
terrestre, mentre per l’altra riforma, quella dedicata alla Rai che è al Senato, già dalla prossima settimana inizierà il confronto”.

Lo ha annunciato il ministro per le comunicazioni, Paolo Gentiloni a Sky Tg24, ribadendo la necessità di accelerare i tempi sul ddl dopo la vicenda delle intercettazioni Rai Mediaset sul
“patto del palinsesto”.

Dopo due giorni di polemiche, insomma, l’esecutivo ha deciso di passare all’azione ed in mattinata il Cdm ha unanimemente deciso di spingere sull’acceleratore per l’approvazione dei testi di
due ddl sulla riforma tv: il primo, in particolare, definisce i termini e le procedure per il passaggio definitivo al digitale terrestre, mentre l’altro riguarda la governance della Rai.
Intanto, sulla vicenda delle intercettazioni Rai-Mediaset, il presidente della Camera, Fausto Bertinotti ha sottolineato la necessità di avviare un’indagine “che appuri assolutamente la
verità” perché dall’articolo di Repubblica “sono emersi degli elementi che non consentono di non rifletterci sopra”.
Per la verità, fino ad ora sono state avviate quattro inchieste.

La prima è arrivata dal direttore generale Rai Claudio Cappon, che ha spiegato di aver aperto un’indagine interna e di aver attivato “una collaborazione con gli organi investigativi
della magistratura”: “Saremo garantisti fino all’ultimo, ma, se saranno effettivamente accertati degli errori, agiremo con determinatezza, come abbiamo fatto per calciopoli e vallettopoli”, ha
avvisato Cappon.
L’altra istruttoria, invece, è partita dal Garante per le comunicazioni e, nel corso di un’audizione in Commissione Cultura della Camera, il presidente Corrado Calabrò ha
descritto la tv di Stato come “un pachiderma semiparalizzato da spinte contrapposte di natura politica” ed ha sottolineato l’esigenza di “ridare al pachiderma una sua agilità”.
Secondo Calabrò, in particolare, si tratta di verificare “la reale portata dei fatti e se questi hanno o meno un’incidenza sulle regole”: “A noi spetta tutelare il pluralismo,
l’indipendenza dell’informazione e il rispetto delle regole in campagna elettorale – ha spiegato – Vedremo quali interventi specifici serviranno”. In merito alla possibilità di sanzioni,
il presidente dell’Agcom ha sottolineato che “la normativa in materia è un po’ scivolosa”: “Il primo atto previsto è la diffida, se poi i destinatari non cambiano comportamento
scattano le sanzioni. Ma questo – ha concluso – lo vedremo su provvedimenti specifici”.
Dal canto suo, anche l’Ulivista Roberto Giachetti ha annunciato in una nota di aver presentato “un esposto alla Corte dei Conti perché verifichi se vi siano danni per la Rai da quanto
sta emergendo dalle intercettazioni sul caso-Hdc”: “E’ necessario chiarire con urgenza – si legge nella nota – se dai dirigenti che pilotavano l’informazione Rai, di concerto con dirigenti
Mediaset, sono stati provocati danni, immediati e duraturi, all’azienda pubblica e ai contribuenti che pagano il canone ed, eventualmente, a quanto ammontano”.
Giachetti ha concluso la nota rendendo noto che “non è escluso” che decida di farsi promotore, “di concerto con altri colleghi parlamentari, della prima class action in Italia nei
confronti di quei dirigenti e funzionari Rai che, oltre ad aver compiuto un illecito di una gravità inaudita, hanno provocato danni enormi all’immagine dell’azienda e ai cittadini
contribuenti”.

Si attende, infine, l’avvio dell’istruttoria da parte dell’Antitrust che, come ha sottolineato il vicepresidente dei senatori dell’Ulivo Luigi Zanda, “deve valutare se ci sono le condizioni per
aprire una procedura volta ad accertare se siano state violate le normative a tutela della concorrenza e se ci siano state, parallelamente, intese anticoncorrenziali tra Rai e Mediaset”.