Insalate a go-go dunque? In linea di massima sì, ma attenzione non sempre “è oro quel che luccica” o almeno non è sempre a diciotto carati. Così come per altri
alimenti, anche l’insalata soggiace a delle regole – o meglio – a delle avvertenze nutrizionali che è bene non sottovalutare, soprattutto se il consumo di questo tipo di porzione
è legato al desiderio o alla necessità di perdere peso. In caso contrario, il rischio è quello di attuare comportamenti alimentari sbilanciati o di portare in tavola una
specie di “ammazza-bilancia”, ossia una pietanza che – al di là delle intenzioni – si manifesta niente affatto ipocalorica. Si tratta in sintesi di valutare attentamente quantità,
ingredienti e condimenti. Ma andiamo per ordine e cominciamo con il dire che, sotto il termine di “insalata mista”, possono rientrare una miriade di preparazioni, da quelle molto semplici a
base di sole verdure a foglie o di pomodori a quelle più articolate, che vedono dadini di formaggio, mais e ampie varietà di sottoli mescolarsi a wurstel, patate, olive, germe di
grano, salse varie ecc. L’abbondanza della porzione (vedi alcune maxi-ciotole da oltre 500 grammi) e la tipologia di ingredienti possono naturalmente modificare in maniera esponenziale il
computo calorico della pietanza, facendo schizzare verso l’alto l’ago della bilancia e verso il rosso il… bilancio energetico.

Il pasto a base di sola insalata, benché ricca, non mette inoltre al riparo dalla cosiddetta “fame di rimbalzo”, ossia da quel certo “languore” che ci assale dopo un paio d’ore dal
pranzo e che spesso conduce a ulteriori spuntini. Un discorso a parte meritano poi i condimenti, ossia olio, salse e via dicendo, che al momento dell’uso – per evitare inutili sovraccarichi-
“andrebbero”, come sottolinea l’esperto, “ben valutati”. Tanto per fare un esempio: 10 grammi di maionese o di un’altra salsa a base di maionese equivalgono a circa 65 calorie mentre 10 grammi
di olio extravergine d’oliva ne apportano circa 90, quote “intelligenti” e in grado di insaporire la pietanza. Non di rado tuttavia questi insaporitori – per nostra “ignavia” o perché
affidati alla mano dell’esercente di turno (bar, ristorante, mensa e così via) – sfuggono purtroppo al controllo e così quello che doveva essere un cibo “light” spesso contiene o
un paio di cucchiai colmi di maionese oppure 20 o 30 grammi di olio. Il che significa che una porzione di 200 grammi di ortaggi (appena 40 calorie), se condita con 3 cucchiai d’olio, vale circa
310 calorie, ossia più di un panino piccolo imbottito di prosciutto e formaggio (290 calorie circa) e poco meno di una porzione ridotta di pasta al pomodoro (360-380 calorie).
Dunque se avete sempre calcolato “a occhio” o demandato al cuoco i condimenti, probabilmente molte vostre diete sono fallite proprio a causa dell’insalata. Insomma, ridurre i condimenti
è importante per evitare frustrazioni e fatiche inutili così come è importante – in vista della “prova bikini” ma anche nel prosieguo della stagione – mettere in campo
strategie di allestimento “smart”. Si può ad esempio sostituire l’olio con salse a base di yogurt, con la senape o con generosi pizzichi di spezie e aceto aromatico oppure privilegiare –
al momento della scelta presso il bancone del bar – le preparazioni con i sottaceti e con il tonno al naturale anziché quelle con i cibi sottolio, i formaggi e le olive.

Attenzione inoltre ad accompagnare l’insalata con generose porzioni di pane, di cracker o di altri prodotti da forno. Va bene consumarne un po’ – intorno ai 50 grammi (paro a140 calorie) – se
l’obiettivo è quello di controllare la bilancia – ma guai ad abusarne. Trascinati dalla foga e dalla certezza di mangiare solo “due foglie di insalata”, si rischia infatti di fare
“scarpetta” con panini e focacette, ottenendo risultati facilmente immaginabili. Ricordatevi infine di chiudere il pasto, anche quello a base di “insalata-piattounico”, con una porzione di
frutta. Al di là della gradevolezza e dei benefici intrinseci alla tipologia di cibo, l’apporto della frutta può a sua volta aiutare a contenere nelle ore successive lo stimolo
della fame.

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