La Corte di Cassazione – sezione terza penale – con sentenza del 12 ottobre – 20 dicembre 2006, n. 41609, ha stabilito che ai sensi del D.Lgs 626/94 il datore di lavoro deve “provvedere” a che
i lavoratori siano informati sui rischi per la sicurezza e la salute a cui sono sottoposti in relazione alle mansioni svolte (articolo 21, comma 1, lettera a) e c)); e deve “assicurare” che i
lavoratori ricevano formazione prevenzionale adeguata con riferimento alle loro specifiche mansioni (articolo 22, comma 1).

I verbi adoperati dal legislatore (provvedere, assicurare) indicano chiaramente che il datore di lavoro può assolvere (e generalmente assolve) i suoi obblighi anche tramite terze persone
competenti e in particolare attraverso le figure tipiche dei suoi collaboratori aziendali in materia di sicurezza e igiene del lavoro.

Inoltre, la formazione prevenzionale deve essere impartita in occasione della introduzione di nuove attrezzature di lavoro o di nuove tecnologie (articolo 22, comma 2 letto c)); e deve essere
periodicamente ripetuta in relazione alla evoluzione dei rischi o all’insorgenza di nuovi rischi (articolo 22, comma 3).

Si ricorda, infatti, che chi viola l’art. 21 D.lgs 626/94 è punito con l’arresto da due a quattro mesi o con l’ammenda da lire un milione a lire cinque milioni mentre è punito con
l’arresto da tre a sei mesi o con l’ammenda da lire tre milioni a lire otto milioni chi viola l’art. 22 D.lgs 626/94, commi da 1 a 5.

Nel caso di specie, il dipendente D.R. promuoveva ricorso al Tribunale di Roma chiedendo la condanna di A. quale amministratore unico della … omissis … Spa, poiché aveva omesso di
informarlo adeguatamente il sui rischi per la sicurezza e la salute, e di fornire al medesimo una adeguata formazione in materia di sicurezza e igiene del lavoro, relativamente alle sue
mansioni e al suo posto di lavoro, in particolare sull’uso delle scale.

Infatti, D.R.,mentre installava un punto luce sul soffitto utilizzando una scala a libro alta circa tre metri, perdeva l’equilibrio cadendo a terra riportando lesioni gravi guaribili in oltre
40 giorni (frattura scomposta del polso destro).

Lo stesso Tribunale di Roma, condannando A. a pagare una ammenda di 2. 000 euro per aver omesso di informare adeguatamente il lavoratore circa le norme antinfortunistiche, la assolveva quanto
al reato di aver cagionato lesioni gravi al dipendente ritenendo che la caduta del D. R. era stata causata da una improvvisa perdita di equilibrio, mentre eseguiva il suddetto lavoro su una
scala munita di gommini antisdrucciolo e tenuta ai piedi dal suo collega di lavoro F. C. : non sussisteva quindi alcun nesso causale tra la violazione delle norme antinfortunistiche e le
lesioni personali.

In seguito la Corte di Cassazione riteneva fondato il ricorso della stessa A. poichéera provato che il D. R. fu informato sulle precauzioni antinfortunistiche per l’uso delle scale dal
capotecnico S. e dal collega C.. e che il rappresentante per la sicurezza aziendale aveva personalmente reso edotto il D. R. sugli argomenti affrontati in una riunione informativa in materia di
sicurezza sul lavoro alla quale D. R. eraassente.

La Corte di Cassazione ha affermato, quindi, che il giudice di merito avrebbe dovuto verificare se il datore di lavoro, direttamente o tramite i suoi collaboratori, avesse regolarmente assolto
i suoi obblighi di informazione e formazione del lavoratore dipendente.

Matteo Mazzon

Suprema Corte di Cassazione, sentenza 20 dicembre 2006, n. 41609
Scarica il documento completo in formato .Pdf