Il lavoro è uno dei principali fattori che incidono sulla competitività dell’agricoltura italiana: occorre intervenire sulle molteplici criticità del sistema-lavoro
agricolo per garantire allo stesso qualità, sostenibilità, efficienza e trasparenza.
La forte richiesta viene dal Forum di Confagricoltura, che ripropone il tema, da tempo evidenziato, della scarsa considerazione in cui è tenuta la questione del lavoro in agricoltura,
che in altri grandi Paesi è ritenuto d’importanza strategica.
Il risultato, per il lavoro agricolo, sono i molti problemi ancora aperti, che investono in particolare mercato, qualità, e costo. L’incremento di occupati che si è recentemente
registrato indica peraltro concrete prospettive di sviluppo che devono essere sostenute ed incoraggiate.
In un decalogo diffuso a Taormina, le proposte di Confagricoltura in materia di lavoro e previdenza.

  1. MERCATO DEL LAVORO

Incentivare il consolidamento e lo sviluppo dell’occupazione, salvaguardare l’impianto della “legge Biagi”.
Sono necessari interventi mirati – quali incentivi fiscali e/o contributivi in favore delle imprese – a sostegno dell’incremento dell’occupazione, sia in termini di giornate di lavoro sia di
nuovi rapporti di lavoro instaurati. Tali interventi sono stati espressamente evidenziati e richiesti dalle parti sociali agricole nell’avviso comune sottoscritto nel 2004 in materia di
emersione, per la valenza che essi hanno anche rispetto a questa essenziale finalità.
Relativamente alla disciplina del mercato del lavoro e dei rapporti di lavoro, deve essere salvaguardato l’impianto e la gran parte degli istituti previsti dalla legge Biagi, in particolare per
quanto concerne gli strumenti di flessibilità. Per evitare che questi producano effetti patologici in termini di precarietà, occorre procedere alla già prevista riforma del
sistema degli ammortizzatori sociali, che deve garantire ai lavoratori nuove tutele a fronte del nuovo mercato del lavoro e dei nuovi percorsi lavorativi.

  1. COSTO DEL LAVORO

Estendere il taglio del cuneo fiscale ai rapporti a tempo determinato stabilizzati, incidere sugli oneri previdenziali ordinari, rendere strutturali le misure previste dalla legge
81/2006

Il costo del lavoro in Italia è tra i più alti di Europa; il taglio del cuneo fiscale e contributivo risponde all’esigenza primaria di una sua riduzione. In agricoltura
però il 90% del lavoro dipendente viene prestato con rapporti a tempo determinato, per i quali non è prevista tale riduzione. Nella maggioranza dei casi tali rapporti sono
strutturati e ricorrenti nel tempo, prevalentemente presso la stessa impresa, e rappresentano perciò una occupazione “stabile”.
E’ pertanto necessario estendere il taglio del cuneo anche alle imprese agricole per i dipendenti a tempo determinato, almeno quelli con una certa stabilità occupazionale, evitando
così l’esclusione del settore.
Analogamente il rafforzamento delle agevolazioni contributive prevista dalla legge 81/06 ha rappresentato un intervento importante, ma non strutturale e insufficiente per garantire la
competitività dell’intero sistema agricolo nazionale e salvaguardare la relativa occupazione. E’ necessario perciò rendere strutturali tali agevolazioni, come pure la sospensione
dell’incremento annuale dell’aliquota previdenziale agricola dello 0,20%..
Occorre inoltre incidere sugli oneri previdenziali e assicurativi ordinari, che gravano su oltre un terzo dell’occupazione agricola (soprattutto la più stabile), dando luogo ad un
pesante gap competitivo rispetto ai nostri partner europei. Tali oneri, per le imprese agricole assoggettate a contribuzione ordinaria, sono complessivamente superiori a quelli degli
altri settori produttivi, cosa che non trova riscontro in nessuno dei principali Paesi UE

  1. SEMPLIFICAZIONE

Incidere sugli adempimenti burocratici relativi alla gestione della manodopera dipendente, a partire dalla Denuncia aziendale e dalla Comunicazione di assunzione.
L’attuale sistema prevede adempimenti numerosi e complessi per l’instaurazione e la gestione dei rapporti di lavoro, compresi quelli a tempo determinato di brevissima durata, ancora più
accentuata quando riguarda la manodopera straniera.
La semplificazione di tali adempimenti è condizione indispensabile per una gestione più snella, meno onerosa, ma anche più trasparente, del lavoro dipendente
agricolo.
In tale contesto ha assoluta priorità la soluzione delle problematiche relative alla Denuncia aziendale, che deve essere semplificata e limitata alle nuove imprese, e la Comunicazione di
assunzione, che deve avere nell’INPS l’unico referente delle imprese agricole.

  1. LAVORO SOMMERSO E IRREGOLARE

Adottare le misure previste nell’avviso comune delle parti sociali
Il raggiungimento di tangibili risultati sul piano dell’emersione e della complessiva trasparenza del settore rappresenta un obiettivo primario e inderogabile, anche per evitare la sua
progressiva destabilizzazione interna dovuta al diffuso fenomeno della concorrenza sleale.
L’avviso comune in materia di emersione del lavoro irregolare in agricoltura, sottoscritto dalle parti sociali nel 2004 e recentemente aggiornato, contiene valutazioni, indicazioni e proposte
di intervento efficaci a contrastare il fenomeno.

  1. LAVORO STAGIONALE

Introdurre uno specifico regime previdenziale per il lavoro stagionale, sull’esempio degli altri Paesi europei
Il gap contributivo delle nostre imprese rispetto agli altri Paesi è particolarmente accentuato se si considerano le aliquote applicate al lavoro stagionale agricolo. In molti Paesi
Europei, infatti, la contribuzione per gli stagionali è più bassa di quella ordinaria.
Confagricoltura propone di seguire tale esempio e di adottare per il lavoro stagionale un regime particolare, con oneri fortemente ridotti e procedure semplificate, sulla falsariga di quanto
previsto dalla legge Biagi per le prestazioni lavorative occasionali di tipo accessorio.

  1. LAVORATORI EXTRACOMUNITARI

Prevedere procedure più snelle e più efficaci per l’assunzione di lavoratori stranieri.
Secondo i dati INPS i cittadini extracomunitari rappresentano l’11% della manodopera impiegata nel settore agricolo. Il loro numero è andato sensibilmente aumentando dal 1998 ad oggi,
con un trend medio di crescita del 13% annuo, ed arrivando nel 2005 a 124.000 unità. Se la gran parte è impiegata in lavori di tipo stagionale (91.000 unità nel 2004),
cresce però anche il numero di cittadini extracomunitari assunti a tempo indeterminato dalle imprese agricole ( 132% nel 2004 vs. 1998).
L’aumento delle quote complessive di ingresso nel nostro Paese e la presenza di una quota riservata proprio all’attività di tipo stagionale ha sbloccato i problemi quantitativi,
particolarmente sensibili per un settore come l’agricoltura dove la disponibilità di manodopera italiana è largamente inferiore alla domanda delle imprese. Permangono però
problemi nelle procedure di assunzione, farraginose e lunghissime che danneggiano imprese e lavoratori.

  1. QUALITA’ DEL LAVORO E FORMAZIONE

Garantire la formazione e l’aggiornamento professionale senza oneri aggiuntivi per le imprese
La qualità del lavoro è uno degli elementi essenziali della strategia con la quale l’agricoltura può garantire l’innalzamento del suo livello qualitativo e quindi la
capacità di vincere la sfida dei mercati. Il processo di ammodernamento e di sviluppo del settore e la richiamata competizione rendono infatti sempre più accentuata l’esigenza di
una alta professionalità degli addetti.
L’offerta di formazione non risponde, in quantità e qualità, né alle rinnovate esigenze del mercato del lavoro, né ai fabbisogni professionali delle imprese e dei
lavoratori. E’ una debolezza del sistema cui occorre dedicare maggiore e più efficace attenzione, e che chiama in causa innanzitutto le parti sociali nell’attivazione e nella gestione
del Fondo interprofessionale per la formazione continua, appena costituito.
Questo non può tradursi però in ulteriore onere per le imprese agricole: il prelievo dello 0,30% per il finanziamento della formazione può e deve essere dirottato sulla
cassa integrazione agricola, la cui gestione è ampiamente attiva e tale resterebbe anche accollandosi tale onere.

  1. PENSIONI

Assicurare la sostenibilità del sistema innalzando l’età pensionabile
Il nostro sistema previdenziale, già dalla fine degli anni �80, ha cominciato ad evidenziare rilevanti criticità, che ne hanno messo in dubbio la sua sostenibilità
finanziaria a medio-lungo termine. L’incidenza della complessiva spesa pensionistica rispetto al PIL supera oggi il 14% e, senza interventi correttivi, si prevede che nel 2020 supererà
il 15%; ciò a fronte di una media europea attestata al 11%. Malgrado l’introduzione delle misure previste dalle precedenti riforme per innalzare l’età pensionabile, l’età
media effettiva di pensionamento nel nostro Paese è rimasta piuttosto bassa, anche in relazione agli altri Stati dell’Unione Europea.
Le misure introdotte dalla recente “Riforma Maroni” sono necessarie ed efficaci e, conseguentemente, non devono essere smantellate; possono eventualmente essere rimodulate, purché sia
comunque assicurato il raggiungimento dell’obbiettivo.

  1. AMMORTIZZATORI SOCIALI

Riformare il sistema degli ammortizzatori sociali e correggere le distorsioni della disoccupazione agricola
Una particolare distorsione del sistema previdenziale agricolo è rappresentata dalla disciplina dei trattamenti di disoccupazione, le cui basse soglie di accesso (in particolare in caso
di calamità naturali) contribuiscono a dar luogo al diffuso fenomeno del lavoro �fittizio’, ovvero del lavoro non prestato ma denunciato all’INPS solo al fine di percepire i
previsti benefici economici, con relativo aggravio della gestione complessiva.
Anche in questo caso è necessario un intervento legislativo volto a modificare, innalzandole, le soglie di accesso, così da consentire il recupero di margini finanziari da
destinare proficuamente alle altre misure individuate.

  1. PREVIDENZA COMPLEMENTARE

Sviluppo dei Fondi pensione negoziali e adozione di misure compensative efficaci per le imprese agricole
A fronte del previsto utilizzo del TFR quale strumento di sviluppo della previdenza complementare, assumono importanza decisiva le cosiddette misure compensative per le imprese; quelle previste
dal Decreto legislativo 252/05 sono in larga parte inapplicabili alle imprese agricole.

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