Il futuro dell’agricoltura è nel suo passato, con la semina diretta

Il futuro dell’agricoltura è nel suo passato, con la semina diretta

Il futuro dell’agricoltura passa per il recupero del meglio del passato, come la semina diretta. Così facendo, si otterrebbero raccolti di buon livello tutelando meglio il territorio.

Questa la tesi del ricercatore scientifico Marcello Fagioli, espressa nel suo “Ricordi di un emigrato dei nostri tempi”.

Fagioli cita una sua passata esperienza nel 1964, quando lavorava in una Stazione Sperimentale Agricola in Arengentina ed aveva deciso di far diventare concreta una sua teoria. La prima forma
di agricoltura praticata prevedeva la semina diretta, cioè l’inserimento dei semi in piccoli buchi del terreno. Poi arrivarono gli aratri, che aumentarono la resa, ma alla lunga
favorirono l’erosione della terra.

Così, su ordine di Fagioli, una parte di semi di grano fu inserito nel terreno arato convenzionalmente, ma fu anche seminato in una porzione di suolo non arato (il campo sperimentale),
protetto dalle piante infestanti tramite prodotti chimici.

All’inizio, i risultati erano modesti: le piante crescevano in proporzione all’aratura, mentre il campo sperimentale stentava. In seguito, le cose cambiarono ed il campo arato e quello non
ebbero un aspetto finale praticamente identico. E, quando il raccolto fu valutato, spiega Fagioli, “Non c’erano differenze apprezzabili tra il rendimento delle parcelle arate e non arate”.

Fagioli ripeté più volte l’utilizzo parallelo di terreno arato e di semina diretta, tra lo scetticismo del personale della Stazione Sperimentale e l’interesse di inviati di
qualche azienda.

In ogni caso, ricorda Fagioli, la semina diretta è praticata in Africa ed America Latina, dove viene indicata come “siembra directa”, “no till”, “no tillage”, “labranza cero” ed aiuta la
preservazione del territorio. Al contrario, Europa ed Asia investono pesantemente sull’aratura, con il risultato di favorire la naturale erosione.

Attualmente, il problema della desertificazione e dell’usura del suolo è diventato di drammatica attualità. L’obiettivo dell’uomo diventa così ideare un tipo di agricoltura
che mantenga buoni livelli di rendimento non gravando troppo su un ecosistema già provato.

E chi sa perciò che non sia il sistema provato da Fagioli, la semina diretta, la via giusta da seguire.

PER ULTERIORI INFORMAZIONI:

Marcello Fagioli, “Ricordi di un emigrato dei nostri tempi”, Litografica COM Soc. Coop 2009

Matteo Clerici

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