L’università di Hohenheim in Germania sta perfezionando una catena di sezionamento dei suini, partendo dal capo vivo per arrivare alla salsiccia pronta a finire in padella.
“Il sistema – spiega Ernesto Beretta, direttore del Consorzio qualità carni della Coldiretti di Milano e Lodi – è completamente automatizzato ed è in fase avanzata di
sperimentazione”. In pratica, si programma la catena di lavorazione per produrre una certa quantità di nodini, costolette, lonze, wurstel, si piazza l’animale all’inizio del ciclo di
produzione e a fare tutto ci pensano i robot, con una serie di bracci meccanici dedicati al sezionamento, alla scelta e anche al confezionamento sottovuoto dei pezzi con tanto di etichetta.
Tutto viene realizzato con la massima garanzia di igiene e senza rischio di incidenti per i dipendenti. Anche perchè di personale in carne e ossa non c’è neppure l’ombra: fanno
tutto le macchine, riproducendo movimenti, la forza umana impiegata e le tecniche di lavorazione.
Il sistema, ideato dall’università tedesca e realizzato con fondi privati, potrebbe rappresentare un’ulteriore evoluzione della catena di montaggio di stampo tayloristico, passando, come
già successo in molte realtà dell’industria metalmeccanica, dalla forza dell’uomo a quelle della macchine. “In un panorama di quel tipo – spiega Beretta – è chiaro che
servirà una maggior formazione e specializzazione del personale, da impiegare per il controllo a distanza e per altre operazioni a basso rischio”.
In tutto il mondo, secondo uno studio dell’Università di Hohenheim, i robot usati in diversi settori produttivi sono passati dai 12 mila del 1996 agli 80 mila dell’anno scorso. E se
l’ateneo tedesco sta sperimentando come applicarli anche alla macellazione degli animali, in Italia, per adesso, non sono in corso progetti di questo tipo. Ma la Coldiretti di Milano e Lodi,
attraverso la società Describo, sta finendo di mettere a punto a Pontevecchio di Magenta il primo macello semi automatizzato per quanto riguarda tracciabilità ed etichettatura
della carne tramite microchip a lettura radio con il sistema a radiofrequenza Rfid (sul cui utilizzo è in corso un approfondimento da parte del Ministero delle Telecomunicazioni).
“La nostra prima preoccupazione – spiega Roberto Maddè, direttore della Coldiretti di Milano e Lodi – è quella di migliorare la trasparenza del ciclo produttivo e la
tracciabilità della carne e degli altri alimenti fino alla tavola delle famiglie. Il nostro sistema si avvale di personale umano, ma sviluppa l’automazione sul controllo della
lavorazione e l’indicazione di origine. Si tratta di una garanzia di sicurezza alimentare che secondo noi rappresenta un valore aggiunto al tesoro del made in Italy. E per quanto riguarda le
grandi catene automatizzate, forse vanno bene per le multinazionali, ma prima di entrare in una macelleria di paese o anche in un supermercato e vederci servire salsicce e bistecche da un
robot, credo che passerà ancora molto tempo”.

Tratto da: www.puntobar.com