Milano, 27 Giugno 2007 – Ogni forma di Grana Padano che esce dai caseifici lombardi “sottrae” 70.000 grammi di anidride carbonica (CO2) all’atmosfera. Poiché il totale della
produzione è di circa 4,5 milioni di forme all’anno, l’anidride carbonica sottratta all’atmosfera è quantificabile complessivamente in 32.000 tonnellate.
È questo il risultato dell’indagine “Una filiera produttiva contro l’effetto serra”, commissionata dal Consorzio tutela Grana Padano e realizzata dallo Studio Qualità e Ambiente,
certificata lo scorso 22 giugno dal CSQA, il più importante e prestigioso ente del settore, allo scopo di “misurare l’impatto ambientale della filiera produttiva del Grana Padano
dop”.
In sostanza, dallo studio emerge che il processo di produzione del Grana Padano, pur basato su metodi antichi e consolidati, non richiede l’introduzione di tecnologie dannose per l’ambiente per
ciò che riguarda acidificazione, photo smog, eutrofizzazione e distruzione della fascia d’ozono.

La ricerca è stata presentata in Regione, alla presenza della vice presidente e assessore all’Agricoltura, Viviana Beccalossi, la quale ha sottolineato che si tratta di un progetto
significativo “ma anche e soprattutto di un modello per una più ampia azione di tutela ambientale, un modo d’agire innovativo che si inserisce nel già ampio panorama di interventi
realizzati da Regione Lombardia in tema di equilibrio agronomico-energetico-ambientale”.
“Agricoltura, ambiente ed energia, insieme alla mobilità e all’edilizia – ha aggiunto Viviana Beccalossi – sono le grandi tematiche che devono essere affrontate in maniera sinergica e
complementare, proprio come ci viene proposto ora dal Consorzio Grana Padano”.
“Per fare un esempio concreto – ha concluso Viviana Beccalossi – ricordo che a favore del settore agro-energetico Regione Lombardia ha stanziato 28 milioni di euro per lo sviluppo delle
biomasse, del biogas, del sistema bosco-legno-energia e della fitodepurazione”.

“Commissionando questa ricerca – ha aggiunto Nicola Baldrighi, presidente del Consorzio tutela Grana Padano – abbiamo ribadito l’attenzione alla zona di produzione del formaggio italiano DOP
più consumato al mondo. La qualità del Grana Padano è frutto della simbiosi tra i fattori naturali, come clima e territorio, e fattori umani, come gli usi, le scelte
tecnologiche e la ricerca”.
“La necessità di tutelare anche questo patrimonio tecnico e culturale – ha concluso il presidente del Consorzio – ha originato questo studio, il punto di partenza di un programma di
miglioramento a favore dell’equilibrio ambientale”.

IL GRANA PADANO IN CIFRE

Nel 2006 sono state prodotte 4.356.881 forme, delle quali 1.094.000 esportate all’estero. Esportazioni che sono cresciute del 9,2% rispetto all’anno precedente e che vedono Germania (180.475
forme), Stati Uniti (113.422), Svizzera (99.931), Francia (82.193) e Regno Unito (78.258) tra i Paesi maggiormente attratti da questo prodotto.

Un formaggio, il Grana Padano, che viene realizzato prevalentemente in Lombardia (70% del totale complessivo) ed in particolare nelle province di Mantova (31 caseifici, 26,78% dell’intera
produzione nazionale), Brescia (31 caseifici, 22,12% della produzione) e Cremona (11 caseifici, 16,07% della produzione). Realtà interessanti sono presenti anche nelle zone di Lodi (5
caseifici, 2,05% della produzione), Bergamo (4 caseifici, 1,17% della produzione) e Pavia (4 caseifici, 1,07% della produzione).
Altri caseifici hanno sede in Emilia Romagna (11,65% della produzione), Veneto (14,32%), Trentino (3,20%) e Piemonte (1,58%).

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