Il grido di Aquilio: L’Aquila, tre anni dopo la venuta del terremoto “Vigliacco”

Il grido di Aquilio: L’Aquila, tre anni dopo la venuta del terremoto “Vigliacco”


A tre anni dal terremoto, l’indifferenza resta forse il pericolo più minaccioso per L’Aquila.
Nelle librerie il libro di Alessandro Aquilio, Ventitre secondi (Editore Kellermann), racconta la storia di una famiglia dopo quel 6 aprile. Definito dalla
critica “un libro universale” “che racconta molto più di quello che hanno fatto vedere i media”.

 
Inoltre, l’autore, promuove una iniziativa su Facebook: utilizzare un’unica immagine profilo per ricordare questo terzo anniversario. Partecipare è
semplice, basta collegarsi alla pagina ufficiale del libro: http://www.facebook.com/23secondi.terremoto

 
Conosciamo Alessandro Aquilio, autore del libro “Ventitre secondi. L’Aquila, 6 aprile 2009”, che sta percorrendo l’Italia e l’Europa (50, le città toccate sino ad ora) per parlare del sisma che ha distrutto il capoluogo abruzzese.
Un libro che sta riscuotendo grande successo e grandi consensi, come quelli espressi dalla cantautrice Paola Turci, che del libro ha curato
l’introduzione.


Giuseppe Danielli

Alessandro, vuoi parlarci un po’ di te, del legame forte che hai con la tua città?
Ciascuno di noi è condizionato dal luogo in cui nasce, a volte positivamente, altre negativamente. È quasi come se esistesse un cordone ombelicale invisibile che unisce anche nella
distanza. Da quando sono a Milano, questo legame si è ulteriormente rafforzato, a partire dal giorno in cui presi il treno che mi portò in Lombardia, una Regione che oggi riconosco
come una seconda casa.
A L’Aquila ho i miei ricordi, i posti che mi appartengono e soprattutto gli affetti, che ho sempre portato dentro di me, dovunque la vita mi abbia condotto. La notte del 6 aprile 2009 ha nello
stesso tempo rotto e rinsaldato questo cordone ombelicale. L’Aquila che conoscevo non c’è più, violentata in pochi secondi. E ancor più ne amo il ricordo, le ferite presenti,
ciò che sarà in futuro.

La famiglia, quanta parte ha nella tua vita?
La famiglia ha un ruolo centrale nella mia vita. È un punto di partenza e di ritorno. Quando la notte del terremoto non riuscivo ad avere notizie dei miei familiari mi sembrava di vivere
un incubo, di vivere una sceneggiatura o la vita di qualcun altro. Anche se, ancora oggi, sono convinto che non servano tragedie e dolori per cementare i legami in un nucleo familiare. Bisogna
costruirli negli anni, solo così non potranno spezzarsi.

La tua casa, ora gravemente danneggiata e inagibile, che cosa rappresentava per te? Ti sei sentito tradito?
Per me la casa era il luogo dove tornare, dove poter chiudere fuori pensieri e problemi e, in qualche modo, staccare la spina. Vederla devastata dal terremoto è stato terribile, non
dimenticherò mai le crepe sui muri e i muri franati. Per quanto riguarda la sensazione di sentirsi traditi, l’ho avvertita forte soprattutto i primi mesi dopo il sisma. Era come se vedessi
in lei la responsabile di quel desolante spettacolo, come se non avesse fatto abbastanza per proteggere i suoi abitanti. Solo tempo dopo ho compreso che in realtà casa mia aveva portato a
termine il compito che le spettava. Era ingiusto pensare che fosse crollata. Dovevo pensare che aveva permesso ai miei familiari di uscire vivi da quel corpo di ferro e cemento che si contorceva
orribilmente sotto i colpi del terremoto, del Vigliacco – come lo chiamo nel libro.

Quando sei a Milano, che cosa ti manca di più del tuo Abruzzo?
Sopra ogni cosa: l’aria tersa e i panorami, le mie montagne rosse di tramonto, il mio Gran Sasso.

Che cosa hai provato quella notte del 6-4-09?
Incredulità, come prima emozione, seguita da un senso di attesa e impotenza. È stato come se dentro qualcosa si fosse rotto. Poi, ovviamente, una enorme preoccupazione per i miei
familiari. Le ore trascorse senza avere loro notizie le ricordo come le più angosciose e terribili. Eppure da subito, non ho mai perso la speranza e il desiderio di lottare.

E nei mesi seguenti?
I mesi successivi li dividono in due grandi capitoli. L’albergo e il ritorno. I mesi da sfollati sono stati come sospesi, nel tempo e nello spazio. Li ricordo eterni, pieni di smarrimento e
desiderio di tornare alla propria vita. Sfido chiunque a raccogliere i pezzi di se stessi in una nuova città, senza certezze né punti di riferimento. E tutto questo d’improvviso,
nello spazio di poche ore. Ma li ricordo anche come i mesi che ci hanno regalato Lorenzo, mio nipote. Simbolo della vita che nonostante tutto va avanti e impone se stessa e i propri ritmi. Poi,
il ritorno a L’Aquila, un ritorno a metà. Fatto di gioia e rimpianto. Di difficoltà nel vivere la quotidianità in una città in ginocchio, dove ogni cosa va
riposizionata e riorganizzata.

Come mai hai deciso di scrivere la storia della tua famiglia, che cosa ti
ha spinto a farlo?
“Ventitre secondi” nasce per raccontare il terremoto che ha colpito L’Aquila la notte del 6 aprile 2009, alle 3:32.
Soprattutto oggi, in cui l’Italia e L’Aquila stessa sono divise tra fazioni di diversi colori e posizioni, è importante tornare alle origini e raccontare quella notte per ciò che
è stato: una terribile violenza, una delle maggiori tragedie umane che abbia mai coinvolto il nostro Paese. Ci sono le persone al centro di questo terremoto, e sono convinto che per
raccontare un dramma collettivo si possa partire dal particolare, da una storia. Quella di una famiglia in cui potranno riconoscersi migliaia di altre famiglie. È un libro nato per
raccontare dolore, stupore, testimonianza, amore, ricordo. Per raccontare una tragedia di un popolo che è la somma di migliaia di tragedie individuali. È un libro frutto dell’amore
per la mia città, che è splendida anche ferita, e che si rivolge anche a chi a L’Aquila non ha mai messo piede. Per chiunque volesse contattarmi, inoltre, invito a farlo sulla
pagina Facebook dedicata al libro (http://www.facebook.com/23secondi.terremoto)

Quali sono i tuoi sogni, speranze, aspettative per il futuro?
Sono i sogni e le speranze quelle di un ragazzo di 30 anni, con in più la consapevolezza che forse per noi aquilani sarà più difficile. Dovremo lottare e stringere i denti
per avere di nuovo ciò che fino a tre anni fa era semplice normalità.

Giuseppe Danielli
Direttore Newsfood.com
Nutrimento&NutriMENTE

                                                                                           

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