L’immagine del vino italiano è tanto in ascesa come, del resto, anche le contraffazioni. E, in tutti i mercati del mondo, in particolare in quelli più “adulti”, ovvero i mercati
dove il vino italiano ha più successo. Anche se da anni sono in atto azioni di tutela, da parte dei Consorzi e delle aziende (dalla registrazione dei nomi delle denominazioni come
“marchi industriali”, agli accordi di commercio internazionali), i grandi vini a denominazione, indiscussi leader del paniere dell’agroalimentare italiano, sono a forte rischio di
falsificazione ed imitazione. In questi anni, attacchi ai grandi vini, magari bloccati sul nascere, ci sono stati, come per il falso Sassicaia o per il Chianti.
Ma adesso, stando ai rumors di questi giorni che arrivano dai mercati internazionali (soprattutto del Nord Europa), false bottiglie di Brunello di Montalcino e di Barolo, forse le due
denominazioni più esclusive del “made in Italy”, sembrano esserne colpite su più fronti. E le autorità (dalla Finanza ai Nas dei Carabinieri all’Ispettorato centrale di
Qualità del Ministero delle Politiche Agricole, ex Repressione Frodi), starebbero indagando, su indicazione di produttori e consorzi di tutela, su casi di effettiva contraffazione.
Il mercato mondiale delle imitazioni e/o falsificazioni di prodotti alimentari “made in Italy” vale 50 miliardi di euro, pari a circa la metà dell’intero fatturato del settore originale:
il dato emerge da uno studio presentato di recente dalla Coldiretti.

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