Milano ? Un Opa per la vista migliore, il confronto di migliaia di operati in quattro centri mondiali (tra cui quello diretto da Paolo Vinciguerra all’Humanitas di Rozzano) ha portato a
capire come usare al meglio il laser per eliminare miopia, presbiopia, astigmatismo, ipermetropia. O vari difetti contemporaneamente.

I risultati dello studio hanno messo a punto la strategia migliore per modellare la cornea con il laser in modo da eliminare gli inconvenienti collaterali (per esempio la scarsa visione dopo il
tramonto). Ne è nato un software che collegato al laser mette a disposizione del chirurgo un «navigatore» (Opa) capace di indicare al micron le fettine di cornea da
asportare. Due le novità: una serie di immagini della cornea e della retina dello stesso paziente (almeno 16 in momenti diversi) in base alle quali il computer navigatore calcola il
punto focale ottimale da raggiungere con l’intervento, senza possibilità di errore; il fatto che non si deve toccare l’apice della cornea, bensì la periferia. Gli obiettivi:
modellare la cornea in modo uniforme lasciando la sua forma convessa verso la pupilla (così come sono gli occhi dei predatori: lince, aquila, falco) e non creando una forma appiattita
che porta ad un occhio da preda (l’esempio è la rana).

L’INGEGNERE DELLA NASA
Il lavoro, che ha visto come protagonista Jack Holladay di Boston (ex ingegnere della Nasa: si occupava degli aerei invisibili) oculista del Baylor College, viene presentato oggi all’ottava
edizione di Refractive on-line, congresso di oculistica dell’Humanitas collegato alla Società mondiale di chirurgia refrattiva. Sabato verrà presentato anche il nuovo laser con
navigatore, già operativo nei centri che l’hanno studiato (Humanitas compreso). «Quindi occhio di lince e minore danno possibile alla cornea ? spiega Vinciguerra ?. E gli operabili
(il 30 per cento ha patologie che non consentono comunque l’intervento) vedranno meglio (2-3 diottrie in più della norma) senza effetti collaterali (rispetto della dinamica pupillare) e
si possono ricorreggere in seguito se muta la situazione. Così come i già operati». Ma possono buttare gli occhiali? «Non sempre, ma da meno 10 diottrie a meno 1 non
mi sembra male. La mattina uno si alza anche senza dovere ad ogni costo inforcare l’indispensabile protesi ». Altra novità: le cellule staminali del paziente. Si prelevano, si
coltivano (alla Banca di Mestre) e si riapplicano nel punto in cui la cornea ha bisogno. E, infine, la speranza del cross-linking nel cheratocono: la luce azzurra (la stessa che usa il dentista
per rendere «dura» la ceramica) rafforza le fibre della cornea che in questa malattia (colpisce 50-100 persone ogni 2.000) porta negli anni al trapianto. Nei primi pazienti
sottoposti alla «luce azzurra» si è osservato, dopo due anni, un miglioramento.

Mario Pappagallo
13 settembre 2007