18 Settembre 2007 – Da domani l’edizione online del New York Times (www.nytimes.com) sarà gratuita in ogni sua parte. Si segna così una svolta in questo mercato: il
giornale americano rinuncia così agli abbonamenti, che pure gli portavano 10 milioni di dollari all’anno (alcune sezioni erano accessibili infatti ai soli abbonati, a fronte di 49,95
dollari all’anno) contando sul fatto che gli introiti pubblicitari compenseranno le perdite.

La mossa del Nyt è già avvertita da parte dei numerosi commentatori come una pietra miliare nel mondo dell’editoria online. Dimostra che il modello delle notizie a pagamento fa
parte del passato e che il futuro del business online è sempre più nella pubblicità.

La stessa Vivian Schiller, general manager del New York Times online, ha spiegato che questa svolta è dettata dal bisogno di adattarsi alle nuove dinamiche di Internet. Molto cambiata
dal 2005, anno in cui sono nati gli abbonamenti al Nytimes.com, quando perdurava l’incertezza per le sorti della pubblicità online.

Da una parte – spiega Schiller – il successo dei motori di ricerca, dei blog, degli aggregatori e dei social network ha reso molto facile trovare notizie gratis sul web. Continuare a farle
pagare, anche se firmate da autorevoli commentatori, significava remare contro vento. Dall’altra parte, il mercato della pubblicità online continua a crescere a due cifre e quindi –
spiega ancora Schiller – il New York Times si è fatto due conti. E ha scoperto che, in prospettiva, gli abbonamenti rendevano meno di quanto si sarebbe potuto guadagnare aprendo al
pubblico e alla pubblicità tutte le pagine del giornale. Compresi i monumentali archivi, che risalgono al 1851. Anche gli archivi degli ultimi 20 anni, finora a pagamento, saranno
liberamente accessibili a partire da domani. Quelli dal 1851 al 1923 lo erano già. Resterà a pagamento l’archivio dal 1924 al 1986.

Altri giornali seguiranno l’esempio del New York Times, che con questa mossa ha dato il segnale definitivo: la fine di un’era in cui ancora si pensava che si potessero far pagare le notizie
online. Ma era un sogno dettato dalla disperazione, per un mercato pubblicitario asfittico. Sono del resto pochi ormai gli esempi di giornali online a pagamento. E sono soltanto due quelli
davvero popolari: il Financial Times e il Wall Street Journal (che comunque legano a un abbonamento solo una parte dei contenuti). Quest’ultimo, in particolare, è un caso di successo: un
milione di abbonati, 65 milioni di dollari di ricavi. Sono due giornali finanziari, il che spiega molto: la gente è più disposta a pagare le notizie che pensa utili al proprio
business.

Ciononostante, lo stesso New York Times riporta voci secondo cui i nuovi proprietari del Wall Street Journal (appena acquisito da News Corporation) stiano riconsiderando questo modello di
business. “Non ci sorprende. Il New York Times deve fare i conti con l’onnipresenza delle notizie e quindi ha pensato che potrebbe sfruttare meglio la propria autorevolezza cavalcando il
business rampante della pubblicità online, che negli Usa è ormai maturo”, dice a Repubblica.it Layla Pavone, presidente di Iab Italia (Internet advertising bureau).

Alessando Longo
18 Settembre 2007