Il Consorzio del Prosciutto di Parma partecipa alla fiera Foodex 2007, la terza più importante fiera del settore alimentare del mondo, dopo Sial e Anuga. Questa mattina è stata
inaugurata ufficialmente la fiera; nel pomeriggio è atteso invece il seminario organizzato dall’Istituto per il Commercio Estero: previsti gli interventi del Ministro Paolo De Castro,
del Presidente Istituto nazionale per il Commercio Esterro Umberto Vattani, del Presidente Torino Wirelesss Foundation Rodolfo Zich e del Direttore del Consorzio del Prosciutto di Parma Stefano
Fanti. Il Prosciutto di Parma verrà presentato come case study per spiegare ai giapponesi cosa significhi “denominazione di origine protetta”, che cosa comporti difenderla e tutelarla.
Il Giappone rappresenta per il Parma il quinto mercato per volumi (dopo Francia, Usa, Germania e Gran Bretagna). Nel 2006 sono stati esportati in Giappone oltre 100.000 Prosciutti di Parma con
un incremento sensibile: 15%. Il Parma rappresenta il 55% di tutto l’import giapponese di prosciutto crudo, il 32% è rappresentato da altri prosciutti italiani ed il 12% da prosciutti
provenienti da altri paesi. Anche nel medio periodo il trend è assolutamente positivo: dal 1999 (54.000 prosciutti esportati) al 2006 le vendite di Prosciutto di Parma sono raddoppiate.
I risultati brillanti sono il frutto di investimenti in un mercato nel quale il Consorzio ha sempre creduto e nel quale ha lavorato con l’appoggio delle istituzioni pubbliche italiane. A tale
proposito va ricordato il progetto triennale, appena concluso, realizzato con il Parmigiano-Reggiano e il formaggio francese Comté finanziato da Agea e Commissione Europea.
“Il Giappone è un mercato difficile che necessita di investimenti e risorse importanti – commenta il direttore Stefano Fanti da Tokyo. Anche per un prodotto leader come il nostro,
l’aiuto delle Istituzioni pubbliche è fondamentale, per cui mi auguro vivamente che le Istituzioni italiane continuino a considerare il mercato giapponese come un mercato prioritario e a
tutelare in modo significativo i prodotti italiani in Giappone”.

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