Con l’estirpazione di 200 mila ettari di vigneto (70 mila solo in Italia) la nuova Ocm vino potrebbe incidere negativamente sul bilancio del carbonio e sull’effetto serra. Basti pensare che a
Montalcino (Siena) una recente indagine scientifica, condotta da importanti enti e università italiane nell’ambito del progetto PRIN del Ministero per la Ricerca, ha calcolato che un
ettaro di vigneto nelle terre del Brunello (nello specifico nell’azienda Col d’Orcia) sottrae all’atmosfera circa 6 tonnellate di carbonio all’anno. Considerando che in Italia sono coltivati
quasi 800 mila ettari di vigneto, la sottrazione totale di carbonio dall’atmosfera da parte della vite assume valori piuttosto significativi.

Tuttavia l’asse portante di politica comunitaria della nuova Ocm consiste nell’estirpazione volontaria di 200 mila ettari, un’operazione giustificata ambientalmente per il minor impatto dovuto
alla specializzazione delle colture, al minor impiego di fitofarmaci, alla minore erosione. Ma non sono stati valutati due aspetti importanti, evidenziano le Città del Vino: l’efficacia
della vitivinicoltura per il controllo dell’effetto serra e la produzione di biocarburante.

Il ricorso a fonti alternative, come le colture agricole specializzate, potrebbero rendere competitiva l’eccedenza di vino prodotta. Al tempo stesso il vigneto contribuirebbe meglio di altre
colture a partecipare alla riduzione dell’effetto serra attraverso l’assorbimento di CO2, come evidenziato nella “Indagine sui flussi di materia ed energia da vigneto e da terreno nudo
nell’interfilare in un sistema viticolo dell’Italia centrale”, condotta a Montalcino nell’ambito di un progetto che ha coinvolto Università di Bologna, Torino e Firenze, il Cnr di
Bologna e di Sassari – Istituto di Biometeorologia.

“Le ultime ricerche scientifiche sono un serio spunto di riflessione – sottolinea il presidente di Città del Vino, Valentino Valentini -. Possiamo permetterci di buttar via ettari di
vigneto che potrebbero aiutarci a combattere l’inquinamento e gli incendi, o a produrre biocarburanti ed energie alternative, come invece prevede la riforma Ocm? Riteniamo che l’agricoltura
tradizionale e di qualità, come quella della vite e del vino, non produca effetto serra, anzi se biologicamente corretta può essere una buona pratica per la tutela e la
salvaguardia dell’ambiente e del paesaggio. Anche per questo motivo – conclude Valentini – riteniamo che sulla riforma dell’Ocm vino ci sono diversi aspetti da modificare”.

L’indagine di Montalcino (Siena)

Il vigneto è un sistema complesso in cui le piante catturano, trasferiscono e perdono energia e sostanze nutritive, producendo sostanza secca. I flussi sono regolati dalle interazioni
pianta/suolo e pianta/atmosfera. In particolare la struttura della chioma ha un’influenza primaria sui rapporti pianta-ambiente, in quanto i germogli, i rami, le foglie, intercettano,
riflettono, assorbono la radiazione e alterano le proprietà aerodinamiche. L’attività fisiologica influisce sulla partizione dell’energia in quote destinate alla traspirazione
dell’acqua, al riscaldamento dell’aria e del terreno, e regola lo scambio netto di carbonio diossido e dei gas in traccia tra il vigneto e l’atmosfera. La specie e la tipologia di chioma
condiziona dunque gli scambi con l’atmosfera e le superfici coltivate mitigano i gas serra, possibili responsabili dei cambiamenti climatici. Mentre il contributo delle foreste al bilancio del
carbonio è oggetto di studi approfonditi da diversi anni, poco ancora si sa sui sistemi agrari, considerati più per il ruolo produtttivo che per quello ecologico. Non sono
reperibili, infatti, informazioni sui flussi di massa ed energia tra superfici viticole e atmosfera, sullo scambio annuale netto di carbonio e sulle variazioni stagionali nei sistemi viticoli.
Nei sistemi agrari la respirazione è influenzata anche da lavorazioni e trattamenti irrigui, da temperatura e umidità del suolo. La conoscenza del flusso evaporativo consente la
stima della sola traspirazione del vigneto, permettendo una comprensione più profonda dei meccanismi di scambio della pianta. Il lavoro di ricerca ha permesso di mettere a punto
protocolli sperimentali utili per caratterizzare il bilancio energetico del vigneto, per la stima dei flussi evapo-traspirativi e del carbonio.

Le misure sono state effettuate nell’azienda Col d’Orcia a Montalcino (Siena) in un vigneto di sangiovese piantato nel 1992., allevato a controspalliera (con distanze d’impianto di 3 x 1,2 mt e
densità di 2.777 piante/ha). La vegetazione ha un’altezza di 2 mt, su cui è stata effettuata almeno una potatura verde per arieggiare la chioma e un diradamento dei grappoli per
mantenere il rispetto dei valori produttivi previsti dal disciplinare del Brunello di Montalcino docg. Due le annate di sperimentazione: il 2005 e il 2006. Nelle stazioni sperimentali sono
stati misurati flussi di energia e materia, le diverse componenti della radiazione, l’umidità del terreno e i flussi evaporativi. Il monitoraggio è stato eseguito per periodi di
una settimana in quattro diversi momenti tra il 2005 e il 2006 tra giugno e agosto. Una stazione sperimentale ha operato con la tecnica dell’eddy covariance, che permette di misurare il
flusso di una quantità scalare (calore, gas, quantità di moto) in un punto a una certa altezza sopra la superficie che viene analizzata. Un’altra stazione, composta da particolari
sonde, ha misurato invece i flussi evaporativi.

Dopo l’indagine sul vigneto è partita quella sull’ulivo, una coltura ben più diffusa in Italia. Un nuovo progetto italiano, il Carboitaly, entro il 2008 ci permetterà di
conoscere i bilanci del carbonio a livello nazionale, sia per il ruolo delle foreste che per quello delle più importanti colture agricole del Paese. Una ricerca innovativa coordinata
dall’Università della Tuscia, di Viterbo.