VINO DEL FUTURO E VITIS VINIFERA… by Giampietro Comolli

VINO DEL FUTURO E VITIS VINIFERA… by Giampietro Comolli

IL VINO DEL FUTURO? CHE DOMANDA

 

MOLTI NE SCRIVONO. NON ESISTE UN MERCATO UNICO, NON ESISTE UNA PROSPETTIVA UNICA

ANCHE LA GLOBALIZZAZIONE DEL VINO SI STA SEGMENTANDO IN ITALIA E NEL MONDO

IL FUTURO DEL VINO PASSA SOLO ATTRAVERSO LA “TUTELA” DELLA VITIS VINIFERA E IL RICONOSCIMENTO DI PATRIMONIO MONDIALE DA DIFENDERE.

L’ITALIA E’ L’UNICO PAESE PRODUTTORE DI VINO AL MONDO CHE PUO’ “GRIFFARE” OGNI VINO CON UN VITIGNO AUTOCTONO VERO. COME UNA FIRMA INDELEBILE. COME UN BREVETTO NON COPIABILE E NON CLONABILE

 

Grande comunicazione nazionale in questi giorni: l’Italia si conferma primo produttore di vino in Europa davanti a Francia e Spagna, come quasi sempre, ma tutti e tre i paesi storici in forte calo di produzione.

Bene io dico. 50-55 milioni di ettolitri l’anno sono troppi, senza nuove linee strategiche industriali, di sistema paese, di accordi bilaterali, di investimenti cospicui all’estero, di forti viaggi all’estero con la valigia in mano… già il presente 2019 non è rassicurante: i grandi player esteri del vino italiano, nei primi 9 mesi dell’anno, fanno segnare tutti, dico tutti, il segno “meno”.

Non si tratta di giocare a scacchi, o di godere di successi passati, o ancora ricordare frasi spot inutili sul miliardo di bottiglie di Prosecco entro il 2020! Attualmente il vino italiano è in una fase “statica” da 3 anni soprattutto per i vini rossi all’estero e anche in Italia, anche se oggi nei supermercati nazionali si beve molto bene spendendo da 3 a 5 euro la bottiglia sullo scaffale, soprattutto di alcune regioni italiane come Piemonte, Lombardia, Abruzzo, Sicilia. Soprattutto i rossi barricati e corposi non vanno più come prima: hanno un loro mercato, per fortuna, ma più limitato, diverso e più esterofilo di prima.

I ristoranti stessi, anche gli stellati, riducono le etichette di vini troppo strutturati, troppo titolati: si cercano nomi noti, territori noti, vini più beverini. Non si compre una bottiglia da 70 euro al ristorante per bere sono 2-3 bicchieri. Banale, forse errato, ma è così, per cui occorre pensare velocemente al futuro a una strategia imprenditoriale e governativa.

Le imprese, la singola regione non riesce a fare. Come dico da alcuni anni: la Pac e l’Ocm vino deve prevedere un sostegno sui mercati nazionali, oltre che all’estero e deve puntare su paesi nuovi: l’Italia esporta in 128 paesi perché la Francia esporta in 190 paesi? Il vino italiano non deve essere sconfitto, non deve aspettare di essere sconfitto.

Puntare tutto sul 70-80% della produzione da spedire all’estero, anche questo è un grave errore. Sperare che 6 paesi da soli continuino ad importare il 65% del vino italiano è un altro grave errore. Pensare e investire nei premi, attestati, guide e incontri fra esperti e addetti ai lavori, oggi, non aiuta più, non serve.

Oggi conta avere un valigia intelligente con cui visitare il mondo, dove non c’è ancora arrivato nessuno e l’Europa, che crede nei DOP-IGP, deve sostenere economicamente l’operazione. La Francia dopo 6 anni bui, dal 2012 al 2017, già oggi ha recuperato, sta crescendo ancor più in valore anche se non in volumi, ma non ha perso posizioni e mercati, sta riprendendo quota in canali e tipologie di consumatori nuovi. Stessa cosa deve fare l’Italia, ma con marce, idee diverse e strategiche, consone al proprio DNA che è diverso da quello francese.

E’ vero che un eccesso di “diversificazione” non aiuta nel mercato globale, ma una intelligente segmentazione con aggregazione di etichette e un marchio-brand unico può essere il locomotore di tutta una biodiversità enoica che deve saltare fuori… dopo il primo approccio.

Ottimo puntare su Toscana o Bolgheri o Montalcino, ma il Morellino o il val d’Orcia o il val di Cornia o le Colline Pistoiesi devono diventare la chicca che avvalora la scelta regionale, o il primo marchio. Andare sparpagliati, da soli, con eventi identici fatti da due enti diversi… non aiuta, come non aiutano certi uffici stampa, certe pr, certe agenzie di comunicazione.

Oggi occorre il porta a porta, ma attenzione al futuro del vino, o meglio al futuro della vigna e dell’uva. Oggi troppo emarginata da Consorzi, Enologi, Imbottigliatori, Industriali.

Attenzione ai vitigni nostrani: o si riesce a fare un grandioso Chardonnay o Sauvignon o Merlot in purezza, o un grande bordolese, oppure è arrivato il momento di “personalizzare” in termine viticolo il vino italiano. Ha più senso un Gutturnio con solo Barbera e Bonarda di tradizione, oppure con un “tocco” di Cabernet e Merlot che poi è proibito dal disciplinare DOC?

https://www.newsfood.com/prof-mario-fregoni-vitis-vinifera-a-rischio-di-estinzione/

Ha più appeal e più richiamo alla “italianità” un Franciacorta con Chardonnay, Pinot Nero e aggiunta di Pinot Bianco e Pinot Grigio oppure un Franciacorta con Chardonnay e aggiunta di un 10% di Erbamat?  Anche l’Erbamat, come altri vitigni storici di tante regioni italiane come la Santa Maria, la Melara, il Molinelli, l’Uva Rara, la Fortana, l’Uva Rara, il Pallagrello, la Rebula,  la Verdea, la Moradella, il Bellone, il Susumaniello, il Cagnulari… (circa 100 in Italia) sono la prova reale della biodiversità naturale della Vitis Vinifera, madre di tutti i vitigni… che non può scomparire, che non deve essere soppiantata da ibridi più produttivi.

Il vino del futuro passa anche nella “tutela” della Vitis Vinifera

 

 

Giampietro Comolli

Redazione Newsfood.com
© Riproduzione Riservata

Giampietro Comolli
Economista Agronomo Enologo Giornalista
Libero Docente Distretti Produttivi-Turistici

Mob +393496575297

Editorialista Newsfood.com
Economia, Food&Beverage, Gusturismo
Curatore Rubrica Discovering in libertà
Curatore Rubrica Assaggi in libertà

Redazione Newsfood.com
Contatti

Leggi Anche
Scrivi un commento