Roma, Mercoledì 9 Maggio 2007 – ore 11,30
Sala Convegni del Monte dei Paschi di Siena
Via M. Minghetti 30a (traversa Via del Corso)

APPELLO SUL VINO, IL MERCATO E L’ENOLOGIA DEL TERZO MILLENNIO
“A fronte di un preoccupante atteggiamento di chiusura nei confronti dell’evoluzione della scienza enologica e dei
mezzi che essa mette a disposizione, Imprenditori, Enologi, Agronomi, Giornalisti hanno sottoscritto un appello per la liberò di ricerca e per sostenere l’azione delle nostre Aziende in
termini di mercato, qualità e competitività internazionale.”

Presenteranno l’appello:
• Andrea Gabbrielli (Giornalista)
• Andrea Sartori (Casa Vinicola Sartori)
• Piero Mastroberardino (Mastroberardino)
• Filippo Mazzei (Marchesi Mazzei)
• Stefano Campatelli (Dir. Consorzio Brunello di Montalcino)
• Vittorio Fiore (Enologo)

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APPELLO SUL VINO

Negli ultimi quarant’anni il vino italiano ha consolidato la sua posizione nel mondo, raggiungendo dei traguardi che sino a qualche decennio fa erano impensabili. È stato un
processo lungo e complesso che ha avuto nell’esaltazione della qualità, dell’origine e della territorialità dei vini dei momenti fondamentali.

Tutto ciò però è stato possibile grazie alla rivisitazione sia delle pratiche agronomiche nelle campagne sia all’incessante evoluzione della ricerca e
dell’applicazione della scienza enologica nelle cantine. In questo modo i nostri vini hanno compiuto un deciso salto di qualità, anche dal punto vista organolettico, recuperando
quel gap di conoscenze ed esperienze che in passato ci aveva fortemente penalizzato sui mercati internazionali.

Oggi il nostro Paese ha una posizione di primo piano nel mondo grazie proprio all’ammodernamento e allo svecchiamento delle cantine dal punto di vista tecnologico e strutturale e
dall’efficacia dei protocolli enologici moderni applicati sia dalle grandi che dalle piccole aziende.

In passato i vini italiani si sono segnalati all’attenzione internazionale per la capacità di rompere gli schemi affiancando alla produzione tradizionale una ampia schiera di vini
che hanno fatto dell’innovazione la loro cifra stilistica e sono riusciti ad interpretare con fantasia e meglio di altri, i gusti e le esigenze del consumatore internazionale, tenendo per
altro alta, in un momento molto difficile, l’immagine del vino italiano. I cosiddetti Supertuscan, ieri classificati come Vini da Tavola (VdT) oggi come vini ad Indicazione Geografica
Tipica (IGT), sono stati in questo campo l’esempio di maggior successo.

A fronte di ciò negli ultimi anni si è sviluppata una corrente culturale che vuole imporre una visione che tende a limitare gli orizzonti della ricerca e dell’enologia. Il
confronto insomma si è spostato e non è più solo tra conservatori e innovatori. Infatti da una parte c’è chi in nome del rispetto della tradizione considera
l’enologia come un sistema chiuso alle novità, sostanzialmente incapace di ascoltare. Dall’altra c’è chi, pur rispettando profondamente l’origine e la
storia dei prodotti, vuole esaltare questi aspetti sfruttando tutte le possibilità offerte dalla moderna enologia e tecnologia ad essa collegata, interpretando le sollecitazioni che
vengono da un mercato ormai planetario.

Le discussioni su certi aspetti del nostro mondo del vino, hanno evidenziato un preoccupante atteggiamento di chiusura nei confronti dell’evoluzione della scienza enologica e dei mezzi
che essa mette a disposizione. L’enologia non può limitarsi ma deve essere in grado di cogliere tutte le opportunità, soprattutto quelle che permettono di abbassare i costi
e di aumentare i profitti delle aziende, rendendole sempre più competitive.

Noi che a diverso titolo ci occupiamo del vino, esprimiamo la nostra preoccupazione perché i dati scientifici vengono sistematicamente ignorati, preferendo la banalizzazione degli
argomenti all’approfondimento. Senza adeguati approfondimenti tecnici, scientifici ed economici non si può pensare di affrontare con efficacia la competizione internazionale e
incrementare la qualità dei nostri prodotti.

Per sottoscrivere l’Appello, inviare una mail al Dr. Andrea Gabbrielli