Sarà perché in
questi giorni si è svolto Vinitaly, sarà perché l’export del vino va a gonfie vele, si torna a parlare di enoturismo e il comparto cresce. Attraverso una
segmentazione del mercato e strategie mirate di marketing, l’Italia, culla del vino, assieme alla confinante cugina Francia, si mette in discussione attraverso formule ed offerte diverse
destinate ad un pubblico targettizzato. Il potenziale utente, o soggetto studiato, è un attento consumatore di vino in grado di valutare il rapporto qualità-prezzo del prelibato
liquido, è sensibile agli aspetti ecologici e rurali, desideroso, curioso, proteso a mettere in discussione la sua capacità di esperto, dal palato sopraffino. Insomma, un diverso
tipo di turista che favorisce e consente l’apertura di un mercato di nicchia o per veri intenditori. Questo tipo di offerta comporta, da parte dei territori, imprese ed imprenditori, di
affinare capacità e strutturare pacchetti modellati sull’enoturista. A quest’ultimo si dovrà concedere di godere di un’atmosfera contestualizzata al vino, legata
alla storia del territorio, del cibo, delle sue erbe aromatiche, dei suoi frutti selvatici e della sua cultura. Non a torto questo tipo di turista è stato definito il turista del buon
vivere, tendenzialmente la sua età si aggira tra i trenta e quarant’anni, possiede un reddito medio alto, un titolo di studio elevato e non si accontenta del semplice albergo per
le sue trasferte, ma predilige il resort in azienda, ama testare, oltre la cucina tipica locale, quella elaborata dai grandi chef e ama confrontarsi con i produttori di vino e di
specialità tipiche locali, anche assaggiandone e degustandone i prodotti durante le diverse fasi di lavorazione.

Il vino, si sa, fa tendenza e per questo vola il mercato in un momento magico per i prodotti italiani, il tentativo è quello di guadagnare quote di mercato, consolidare il settore
attraverso questa formula ed offerta innovativa, l’eno ospitalità attrezzata all’interno di tenute di vigneti, dove l’ospite, coinvolto, è un cliente che si
integra in un’interessante attività di lavoro e formazione come può essere la potatura del vigneto stesso oppure il taglio dei blend. Insomma, la vetrina delle offerte
turistiche diventa sempre più competitiva e ricercata e riesce a soddisfare incredibili attese. D’altronde, tutto il comparto enogastronomico, come già ribadito, rappresenta
per l’Italia un ottimo mediatore culturale internazionale ed un eccellente veicolo pubblicitario ultimamente anche sottolineato da importanti riconoscimenti. Infatti, l’autorevole
rivista americana specializzata nel settore, Wine Spectator, ha eletto quale miglior vino del mondo il Brunello di Montalcino 2001 della Tenuta Nuova Di Giacomo Neri, vino eccellente che nel
giro di poco tempo ha visto lievitare il prezzo delle bottiglie diventando, per molti appassionati, un vino cult da collezionare. Gli ultimi dati della quarantunesima edizione di Vinitaly,
Salone del vino e dei distillati, ha registrato un incremento del 15% di operatori esteri, portando il numero globale a 38mila presenze su 150mila totali.

Ovviamente, in tale situazione di generale soddisfazione occorre sottolineare il fatto che il comparto, proprio in un particolare momento di positiva congiuntura ed espansione delle proprie
quote di mercato sui competitivi scenari internazionali deve poter usufruire della necessaria attenzione da parte dei legislatori, sia locali che regionali e nazionali. Si deve poter spingere
sulla leva della concertazione e condivisione di percorso riuscendo a fare massa critica nella consapevolezza e priorità che l’azione comune deve tendere alla salvaguardia e
conservazione di questa filiera produttiva anche con azioni che possano proteggere le specificità e peculiarità del processo produttivo nazionale, sia per i prodotti più
indicati al mass market che con quelli di nicchia ad elevata qualità. Un marchio nazionale a protezione del prodotto? Perché no! Certamente qualsiasi azione che possa scongiurare
l’omologazione rispetto ai produttori internazionali, vedasi l’utilizzo dei trucioli di recente memoria.

Luigi Snichelotto

www.ilmeridiano.info