All’interno del nutrito programma previsto da Wine Show 2009, domenica 25 ottobre alle ore 11 – Spazio incontri Regione Piemonte, sarà presentato il progetto “Il vitigno Accardina a Montaldo Mondovì”, parteciperanno: Mino Taricco, Assessore Agricoltura Regione Piemonte; Luigi Sergio Ricca, Assessore Alla Montagna
Regione Piemonte; Angelo Dho, Sindaco di Montaldo; Vincenzo Gerbi della Facoltà di Agraria dell’Università di Torino; Lido Riba, Presidente Uncem Piemonte, coordina Maria Luisa
Alberico, giornalista enogastronomico e responsabile del progetto.
L’Accardina , così nota presso i produttori del Monregalese, è sinonimo di Cardìn o Montanara ed era un tempo molto diffuso nel
Saluzzese, al punto di costituire, in alcuni comuni, il vitigno dominante.
Attualmente è un vitigno “di nicchia” presente solo in alcune località e in limitatissima concentrazione: a Montaldo Mondovì, si sta lavorando per cercare di rafforzarne la
produzione e farlo conoscere al di fuori della ristretta cerchia di amatori.
Il vitigno Accardina è compreso tra l’altro nel documentato lavoro di ricerca di prossima pubblicazione che la Regione Piemonte e la Facoltà di Agraria dell’Università di
Torino, con l’equipe coordinata dal Prof. Gerbi, hanno dedicato ad una serie di vitigni minori del patrimonio autoctono piemontese degni di azioni di sostegno e valorizzazione.
L’Accardina (Cardin) è uno dei vitigni a germogliazione più precoce tra quelli a bacca nera piemontesi, di buona vigoria, con fertilità elevata e media produttività,
con un buon equilibrio tra sv iluppo vegetativo e produzione. Teme i ritorni di freddo per via della precoce germogliazione, ma è poco sensibile alle malattie che interessano la
produzione, in modo particolare al marciume, anche se talora può presentare acinellatura verde e sensibilità agli attacchi della cicalina verde.
Si vendemmia una decina di giorni prima del Dolcetto e potrebbe quindi, in certi ambienti, essere considerato un’interessante alternativa al Dolcetto, anche se non se ne conoscono ancora con
precisione le potenzialità enologiche.
Va ricordato tuttavia che in passato era utilizzato come vino da pasto, colorato e corposo; in degustazione in purezza evidenzia un colore rubino intenso e accattivante, profumo caratteristico di
frutti di bosco e al palato buon equilibrio tra acidità e tannicità, gusto persistente e distinguibile dai sapori dei più tipici sentori dei principali vini piemontesi.
L’abbinamento suggerito dal sommelier è con fritto dorato di funghi o risotto ai funghi, robiole di media stagionatura, coniglio arrosto con aromi. Fonti del XVII secolo ci informano che
Montaldo risulta possedere 4042 giornate di castagneti e 300,15 giornate di bosco da fuoco; inoltre, risultano prodotti a Montaldo 11700 sacchi di castagne verdi.
Importante la coltivazione della vite, che ha consentito per molto tempo una produzione vinicola di notevole livello sia quantitativo che qualitativo: produzione che dopo un lungo periodo di
calo, ha oggi ritrovato una parte del passato vigore.