Il vivaismo frutticolo italiano fa scuola in Egitto

Il vivaismo frutticolo italiano fa scuola in Egitto

 

Due agreement commerciali tra Italia ed Egitto: in uno si prevede la fornitura di materiale genetico certificato per la costituzione di un vivaio sperimentale sulla Desert Road tra il
Cairo e Alessandria di pesche, nettarine e albicocche con attenzione alle varietà precoci. Il secondo accordo, pur non ancora formalmente chiuso, prevede la fornitura di 25milioni
di piante di ulivo, l’80% destinate alla tavola e il resto alla produzione di olio.

Il vivaismo frutticolo italiano fa scuola in Egitto. E’ questo il senso di due agreement commerciali tra Italia ed Egitto che vedono protagonisti il Covip, Consorzio vivaistico pugliese
e Belco Company, una delle più grandi imprese egiziane di produzione/esportazione di ortofrutta con diverse farms nell’alto e basso Egitto. Ne da’ notizia il corriere
Ortofrutticolo. Ideatore e broker dell’operazione Mario Morini, consulente agroalimentare di Reggio Emilia, profondo conoscitore della realtà egiziana. Il primo agreement,
già firmato, prevede la fornitura a Belco di materiale genetico certificato per la costituzione di un vivaio sperimentale sulla Desert Road tra il Cairo e Alessandria di pesche,
nettarine e albicocche con attenzione alle varietà precoci.

L’accordo della durata di 5 anni sarà già operativo entro pochi mesi. “Si stanno già preparando i terreni vergini su cui impiantare il campo sperimentale che
diventerà l’unico esempio di vivaio organizzato presente in Egitto in campo frutticolo”, dice Mario Morini. “L’importanza di questo accordo, che vede impegnata una delle
principali company egiziane e una nostra realtà vivaistica di primo livello, la dice lunga sulla volontà dell’Egitto di puntare sulle varietà precoci per
incrementare e dare più qualità al suo export”.

Il secondo accordo, non ancora formalmente chiuso, prevede la fornitura sempre da parte del Covip ma ad una realtà ancora da identificare (forse una società ad hoc creata
dal Ministero) di 25milioni di piante di ulivo, l’80% destinate alla tavola e il resto alla produzione di olio. “Questo , spiega ancora Morini, non sarà un campo sperimentale
bensì dimostrativo. L’olivicoltura egiziana e’ già sviluppata ma per le olive da tavola il paese non e’ autosufficiente e ci sono forti richieste di prodotto anche
dall’area del Golfo e del Middle East. Prevediamo di chiudere questo accordo entro la primavera 2009”. Sempre sull’olio c’e’ anche la richiesta da parte egiziana di organizzare un
convegno sulle tecnologie dell’olivicoltura in collaborazione con la Fiera del Levante da allargare ai paesi di tutta la costa sud del Mediterraneo.

 

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