Imprenditori in crisi di liquidità: Le bugie dei direttori di banca

Imprenditori in crisi di liquidità: Le bugie dei direttori di banca
E’ indubbio che fare impresa oggi, in Italia, sia una vera impresa.
Per questo motivo sono ben poche le aziende straniere che investono nel nostro (… n.d.r. per quanto tempo ancora?) Paese.
Al massimo acquisiscono brand storici e prestigiosi ma la produzione la portano via…
Tasse, oneri vari, lungaggini e difficoltà burocratiche di vario tipo, costi del lavoro… ed europei “figli di un dio minore”.
Ma non basta! Per chi è costretto a lavorare con le banche ci sono problemi sempre più ostici.
Un termpo si andava in Banca col cappello in mano, con timore e riverenza, come andare in chiesa… oggi, se proprio dobbiamo andarci, è meglio munirsi di mutandoni di lamiera!
Vediamo cosa ci racconta Giuseppe Di Domenico.
Giuseppe Danielli
Direttore e Fondatore
Newsfood.com

Banche e Impresa: Le bugie che raccontano agli imprenditori in crisi di liquidità

Data: 11 ottobre 2018

In questi giorni sto ricevendo tantissime richieste di consulenza che hanno un aspetto in comune davvero preoccupante: le bugie raccontate dai direttori di banca per succhiare fino all’ultima goccia di sangue dalle casse delle aziende in difficoltà.

Sembra che ogni giorno ce ne sia una nuova.

Se credessi ai complotti, alle congiure e alle cospirazioni sarei tentato di dire che c’è stato qualche ordine dall’altro per indirizzare le prime linee schierate in filiale a raccontare qualsiasi cazzata possibile agli imprenditori in difficoltà, pur di far aprire loro il portafoglio, spingerli al sacrificio ed a donare ogni singolo centesimo alla banca.

Veramente, sembra un’alleanza delle forze del male ai danni degli imprenditori.

Vuoi sapere quali sono queste bugie?

La mia preferita viene raccontata quando ci sono delle situazioni di tensione finanziaria e il direttore, dietro una chiacchierata amichevole, nasconde la richiesta di rientrare sulle linee di credito revocabili.

I fidi di cassa, per intenderci.

Se ancora non hai letto nessuno dei miei articoli sul tema, devi sapere che sei in tensione finanziaria ogni volta che utilizzi un fido o un anticipo per più del 80% di quanto ti è stato concesso, tanto per capirci.

Quindi, praticamente, ogni PMI è in tensione finanziaria dopo circa un anno e mezzo da quando ha acceso la linea di credito.

Fatta questa breve parentesi tecnica, torniamo alla bugia numero 1.

“Una volta rientrati sul fido di cassa potremmo concederle un nuovo finanziamento…”

Quando il direttore di banca ti racconta che se sei diligente e rientri su un particolare affidamento la banca sarà più buona con te e ti potrà concedere molti più soldi, ti sta raccontando una bugia bella e buona.

Lui lo sa, ma fa finta di niente sperando che tu ci caschi.

Perchè? E’ molto semplice.

Perché se ti convince a seguire il suo “consiglio” riduce il rischio che tu vada in sofferenza e migliora le performance della sua filiale.

In pratica, se ti convince a sacrificare la tua liquidità oggi per ottenere più soldi domani, lui raggiunge gli obiettivi di filiale, riduce il rischio per la banca e a te domani racconterà che IL DELIBERANTE non ha accettato la tua richiesta di finanziamento.

Il deliberante è una figura mitologica, metà uomo e metà dio, che decide il destino finanziario delle piccole aziende come la tua. Su di lui i direttori scaricano tutte le colpe quando ingannano gli imprenditori e vogliono evitare di prendere gli schiaffi (morali).

Qual è la seconda bugia?

Una frottola che viene raccontata ogni volta che arriva la lettera di messa in sofferenza e di revoca dei fidi.

“Se firma questo piano di rientro e inizia a pagare iniziamo l’istruttoria per il mutuo”

Questa è una bugia devastante, che riesce a mettere in ginocchio anche le aziende più solide dal punto di vista operativo e che magari si trovano in un momento di difficoltà finanziaria a causa di qualche imprevisto.

Non sai quante volte capitano situazioni del genere.

Mi viene una fitta al cuore a pensarci.

A pensare ai sacrifici di intere famiglie per tentare di creare qualcosa di bello, che vengono spazzati via dalle bugie raccontate da qualche avido dipendente di un banca di provincia.

Ho avuto come cliente un’azienda che fatturava più di 1 milione e mezzo all’anno, messa in ginocchio da una bugia del genere.

In pratica cosa succede.

Ti arriva la lettera di revoca di un affidamento con relativa comunicazione di segnalazione a sofferenza, perché magari è molto tempo che non movimenti il conto affidato.

Il direttore ti convince a firmare un piano di rientro molto difficile, se non impossibile, da sostenere e una serie di documenti correlati tra i quali una “accettazione incondizionata del debito”.

La promessa è che, sistemata la posizione, il debito può essere rifinanziato con un mutuo spalmando la somma su 10/15 anni. Di solito non si spingono oltre.

Peccato che sia una cazzata.

Con la segnalazione a sofferenza nessuna banca, tanto meno quella che ti ha segnalato, può erogarti un solo centesimo. Nemmeno la carta di credito a saldo possono darti. E non perché siano cattive. Semplicemente perché le regole dicono questo.

Le regole sono fatte per essere infrante? Mica tanto.

O meglio, in teoria un direttore di banca con l’animo da Pirata dei Caraibi potrebbe decidere di forzare il sistema informatico della banca, costringendo, magari con le minacce, il deliberante ad accettare di passare la pratica all’istruttoria crediti.

Ma quando arriva sulle scrivanie di chi decide se hai i requisiti per essere finanziato, la pratica viene respinta al mittente con una sonora pernacchia.

Se così non fosse, alla prima ispezione delle Banca d’Italia, la banca riceverebbe una enorme sanzione per non aver rispettato le regole.

Quindi, in sintesi, per avere un mutuo, un prestito o una carta di credito con una segnalazione a sofferenza dovrebbero succedere queste cose contemporaneamente.

  1. il direttore deve decidere di giocarsi il suo bel posto da dipendente per forzare i sistemi automatici della banca e spedire la pratica agli organi deliberanti
  2. il deliberante dovrebbe, minacciato dal direttore di cui al punto 1, autorizzare la pratica rischiando la sua poltrona e una vacanza forzata per un trattamento sanitario obbligatorio
  3. l’ufficio crediti dovrebbe chiudere gli occhi, fare finta che tutto vada bene ed autorizzare l’erogazione, fregandosene che di lì ad un mese la banca riceverà una tirata di orecchi e una multa tanto salata che potrebbe costare il posto a tutto lo staff di valutazione del rischio


Siamo d’accordo che l’eventualità che accadano tutte e tre queste cose è piuttosto scarsa?

Non tutti lo sanno purtroppo ed è per questo che spesso anche gli imprenditori più in gamba cascano in questi tranelli e pensano di ritrovarsi in una strada senza uscita…

Giuseppe Di Domenico
per Newsfood.com

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