Impugnazione del verbale ispettivo da parte del datore di lavoro

Con sentenza 4 luglio 2007, n. 94, il Tribunale di Ivrea, sezione lavoro, ha disposto che, nel caso di richiesta di annullamento di un verbale ispettivo, è a carico del datore di lavoro
che impugna l’onere dimostrare l’insussistenza dei fatti posti a fondamento delle contestazioni verbalizzate. Nel caso in questione il datore di lavoro avrebbe dovuto provare il contrario di
quello che gli era stato contestato, cioè di essersi avvalso della collaborazione del suddetto dipendente in conformità a quanto stabilito nel contratto di tirocinio formativo con
lo stesso stipulato e non come invece era risultato cioè che lo avrebbe utilizzato in maniera abnorme rispetto a orario e sua distribuzione nei mesi, nella settimane e nella
giornata.

Fatto e diritto
Il titolare di una autofficina aveva convenuto l’Inps in giudizio facendo presente che presso la sua officina di gommista in dipendente con problemi di tossicodipendenza, aveva svolto un
tirocinio formativo debitamente autorizzato per il periodo di sei mesi e per la durata di 32 ore settimanali e che con verbale ispettivo della DPL gli era invece stato contestato di essersi
avvalso della collaborazione del suddetto dipendente per il periodo di un anno e per 9,5 ore al giorno e per sei giorni alla settimana.
La contestazione della DPL
La contestazione riguardava l’essersi avvalso della collaborazione del dipendente anche nel periodo di 4 mesi precedente al tirocinio, di essersi avvalso della sua collaborazione anche nel
periodo di due mesi dopo il tirocinio, di essersi avvalso della collaborazione dello stesso nel periodo del tirocinio formativo per un orario maggiore di quello previsto.
Le ragioni del datore di lavoro
Per il datore di lavoro tali contestazioni erano infondate in quanto il dipendente aveva lavorato solo nel periodo previsto dal tirocinio e per l’orario concordato.
Pertanto proponeva istanza per l’annullamento del verbale ispettivo e per le conseguenti declaratorie circa l’inesistenza di un rapporto di lavoro in un periodo diverso o con modalità
differenti da quelli indicati nel tirocinio.
Le ragioni dell’Inps
Costituendosi in giudizio, l’Inps resisteva alla domanda, sul presupposto della correttezza dell’accertamento in quanto nella causa il dipendente aveva convenuto in giudizio il datore di lavoro
sostenendo conclusioni parzialmente differenti da quelle di cui al verbale ispettivo impugnato nella precedente controversia.

La decisione del Tribunale
Secondo il Tribunale, per quanto attiene al lavoro svolto prima e dopo il tirocinio formativo, non vi è dubbio alcuno che i principi generali di cui all’art. 2697 c.c. pongono in capo al
ricorrente l’onere di provare quanto dedotto, cioè l’esistenza di tali rapporti di lavoro subordinato nel periodo precedente e successivo al tirocinio formativo.
Il Tribunale di Ivrea, pertanto, ha disposto che per annullare il verbale ispettivo in questione il datore di lavoro impugnante avrebbe dovuto dimostrare l’insussistenza dei fatti posti a
fondamento delle contestazioni verbalizzate ovvero il contrario di quello che gli era stato contestato, cioè di essersi avvalso della collaborazione del suddetto dipendente in
conformità a quanto stabilito nel contratto di tirocinio formativo con lo stesso stipulato e non come invece era risultato cioè che lo avrebbe utilizzato in maniera abnorme
rispetto a orario e sua distribuzione nei mesi, nella settimane e nella giornata.
Per il Tribunale il dipendente era persona sprovvista della benché minima esperienza lavorativa, non solo specifica con riferimento all’attività di gommista, ma anche generica con
più ampio riferimento a pregresse attività di lavoro e ciò rende del tutto irragionevole ipotizzare che un gommista possa avere richiesto al datore di lavoro una
attività libero professionale piuttosto che una attività subordinata.
Peraltro, secondo, il Tribunale è già di per sé non agevole anche solo immaginare la concreta possibilità di attività libero professionale all’interno di
un’officina di gommista, ambito lavorativo nel quale non vi sono invece problemi concettuali di sorta ad immaginare l’esistenza di un lavoro subordinato a favore del titolare.
Il Tribunale ha, quindi, concluso che il dipendente ha svolto attività di lavoro subordinato e che non vi è prova dell’avvenuto svolgimento di attività professionale da
parte dello stesso e conseguentemente non possono essere accolte le relative domande di annullamento del verbale formulate dal datore di lavoro ricorrente.

Tribunale di Ivrea, sezione lavoro, sentenza 4 luglio 2007, n. 94
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