In aumento le “quote rosa” del vino: rosati e rosè piacciono sempre di più

In aumento le “quote rosa” del vino: rosati e rosè piacciono sempre di più

  Il mondo roseo, in Italia e non, dei vini rosati o rosè

Il mondo del vino produce annualmente circa 32 miliardi di bottiglie all’anno, di queste circa 2,8 miliardi sono di vini spumanti, circa 1,4 miliardi di vini frizzanti. Fra tutte le tipologie di
vini, così classificati, si stima che il consumo annuo mondiale della tipologia di colore “Rosato” sia di 1,4 miliardi di bottiglie.

I principali paesi produttori e consumatori sono: Cile, Usa, Francia, Australia, Sud Africa, Nuova Zelanda, Italia, Spagna, Portogallo. Il Cile e la Francia sono anche i principali estimatori e
consumatori, attraverso la cucina e lo stile di vita.

La Francia, oltre alla produzione di Rosè in Champagne con circa 35-40 milioni di bottiglie mediamente negli ultimi anni, ha nelle Aoc della Provenza la propria capitale con circa 220
milioni di bottiglie annue (15% della produzione mondiale) e altre aree per un totale di 300 mil/bott, il Cile produce oltre 240 milioni di bottiglie, Australia Sud Africa e Nuova Zelanda insieme
altre 230 milioni complessive, Argentina e Brasile 190 milioni in totale annuo, Spagna e Portogallo concentrano le produzioni nelle aree vocate a sud e a nord dei rispettivi confini, con circa
110 milioni di bottiglie, compreso il Cava.

Negli Usa si producono circa 30 milioni di bottiglie. In Francia mediamente il prezzo di una bottiglia di vino rosato è superiore a quello di un vino bianco: in Champagne i valori
oscillano fra 20 e 280 euro, escluso le riserve delle riserve; in Provenza fra gli 8 e i 20 euro. Spagna e Portogallo, escluso il Cava, propongono bottiglie di vino tranquillo rosato fra 1,10 e
4,50 euro cadauna.

In Italia è difficilissimo avere un dato produttivo e di consumo certo, diventa più semplice ricavare volumi e valori dai dati delle indagini nei luoghi di consumo. Escluso alcune
piccole aree e tipologie, i vini rosati/rosè in Italia si concentrano nel basso Monferrato, Salento, Abbruzzo, Garda, Emilia centrale, Veneto.

L’export è quasi totalmente di vini frizzanti e tranquilli e indicati in etichetta come VdT. “I consumi di vini rosati nel 2012 – dice Giampietro Comolli, chairman e patron
dell’Osservatorio Economico vini Italiani nel Mondo – confermano le analisi e i trend generali sui vari mercati. Segnato da forte stabilità con significative riduzioni a livello nazionale
e leggeri segnali di “vivacità” solo per i vini spumanti metodo italiano e i vini rosati. All’estero i vini rosati italiani sono in crescita. E’ corretto parlare di vini rosati in senso
lato, i Rosè individuano una origine e categoria precisa. Nei mercati esteri tira il marchio “Italia” e il tricolore: occorrerebbe urgentemente una legge specifica e realistica su tutto il
made-in-Italy da non confondere con l’italian style o metodo simil-Italia. C’è un diffuso abuso e improprio uso del termine a tutti i livelli, politico e tecnico. E’ una grande
preoccupazione poiché i mercati continuino a crederci e a crescere e non possiamo perdere come Paese oltre 62 mld/euro/anno di valore in falsi prodotti italiani”.

Un messaggio molto chiaro e preciso, quello di Comolli. All’estero i prezzi dei vini italiani sono in crescita dal 11 al 17% mediamente. O.V.S.E. ha stimato che, fra tutti i consumatori italiani
abituali e non di vini spumanti, circa 2 milioni hanno bevuto occasionalmente e con continuità uno spumante rosato/rosè nell’arco del 2012. Vini più richiesti dal mercato:
Lambrusco, Brachetto, Salento, Cerasuolo, Montepulciano, Bardolino, Chiaretto, Garda, Puglia, Chieti, Oltrepo Pavese, Sangiovese, Lagrein, Bonarda e infine il Pinot Nero, i più
richiesti.

In Italia si sono prodotte 50-54 milioni di bottiglie, con un trend in crescita, come in crescita è l’export e il consumo interno. L’export ha interessato 24,5 milioni di bottiglie, di cui
circa 18 milioni fra vivaci, frizzanti, spumanti con i vari metodi e oltre il 70% con nomi di fantasia, generici, vdt. In Italia, circa 6 mil di bottiglie sono consumate in Horeca, il resto in
DO. La plv è di circa 171 mil (euro, mentre il giro d’affari totale, nazionale e estero) è di 390 milioni di euro circa.

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