Le specie di formiche indigene europee sono minacciate da una varietà di formica aggressiva nativa dell’Eurasia, secondo una nuova ricerca finanziata dall’Unione europea e pubblicata
sulla rivista on line ad accesso libero «BCM Biology», la diffusione della formica invasiva da giardino, denominata Lasius neglectus, è con ogni probabilità imputabile
a un’involontaria introduzione da parte dell’uomo ed è già più avanzata di quanto si ritenesse in passato, è la prima formica invasiva in assoluto a essersi
insediata nelle regioni temperate dell’Eurasia.

In Europa è già stato individuato un centinaio di popolazioni di Lasius neglectus; non si conosce il loro raggio d’azione originario, ma si ritiene che possa essere
circoscrivibile alla regione del Mar Nero. Queste formiche prosperano in ambienti urbani anziché in habitat naturali, e tendono ad essere molto aggressive nei confronti delle specie
native, sterminando insetti e ragni. Le formiche riescono a sopravvivere a una temperatura invernale media di -5°C e, pertanto, il loro raggio d’azione potrebbe potenzialmente estendersi
dalla Scozia al Giappone.

I ricercatori hanno studiato colonie di formiche in 14 località europee, da Varsavia, in Polonia, a Bayramic (Turchia) nonché in altri siti in Belgio, Francia, Spagna, Italia,
Ungheria e Germania. Gli studiosi hanno analizzato il loro corredo genetico nonché i modelli chimici e comportamentali e sono così riusciti a ricostruire il percorso di invasione
delle formiche sulla base di analogie tra le colonie. I risultati indicano che la specie del Lasius neglectus è stata introdotta in Europa solo in pochi casi, ma si è
ulteriormente diffusa dai siti infestati, poiché le «popolazioni esistenti introdotte hanno un altissimo potenziale invasivo», afferma lo studio.

«È probabile che siano già avvenute molte altre infestazioni ad opera della formica da giardino, ma che non siano state individuate a causa del normale periodo di latenza
che contraddistingue le specie invasive prima dell’insediamento», precisa la dottoressa Sylvia Cremer, uno degli autori dello studio. «Ci auguriamo che lo studio attuale
contribuisca ad aumentare le conoscenze su questa formica infestante, in modo che sia possibile scongiurare le nuove infestazioni prima che diventino dannose», dichiara la dottoressa
Cremer.

Allo studio, che è stato parzialmente finanziato dall’Unione europea attraverso la rete di formazione mediante la ricerca INSECTS («Studi integrati dell’economia delle
società di insetti») nonché tramite una borsa di studio intraeuropea individuale Marie Curie, hanno partecipato ricercatori di tre diversi atenei europei:
l’Università di Copenaghen (Danimarca), l’Università di Ratisbona (Germania) e l’Università of Keele (Regno Unito).

Come quello della maggior parte del mondo, il territorio dell’Europa è già stato attraversato in congrua parte da insetti invasivi e da altre specie non indigene, tra cui piante,
un ampio numero di creature marine, insetti, uccelli, mammiferi e rettili. Queste specie vengono solitamente introdotte attraverso gli spostamenti umani, mentre l’innalzamento delle temperature
globali favorisce la loro diffusione e la loro sopravvivenza nel nuovo ambiente.

Per ulteriori informazioni consultare:
http://www.biomedcentral.com/1741-7007/6/11