Diminuisce costantemente il numero di comuni italiani aggrediti dalle fiamme nell’ultimo quadriennio: dai 2.071 del 2003 si passa ai 1.355 dello scorso anno, il 17% delle amministrazioni
comunali italiane. Nonostante la lotta agli incendi boschivi stia dando importanti frutti, l’Italia rimane, però, un Paese in piena emergenza. Particolarmente drammatica risulta la
situazione della Calabria e della Sicilia, dove quasi 2.000 roghi divampati nel 2006 – circa un terzo di tutti gli incendi italiani – hanno interessato rispettivamente il 63% e il 50% dei loro
comuni.
Il 64% delle amministrazioni comunali non svolge, inoltre, un lavoro sufficiente per contrastare la piaga degli incendi boschivi e più di uno su tre non fa praticamente nulla per fermare
i roghi. Appena il 24% dei comuni interessati dal fenomeno realizza il catasto delle aree percorse dal fuoco, strumento fondamentale per fermare le speculazioni che spingono gli incendiari ad
agire, e solo il 6% applica pienamente la legge-quadro in materia di incendi boschivi n.353 del 2000 che fra l’altro vieta l’utilizzo delle aree bruciate per l’edilizia, la caccia e il pascolo.
Allo sviluppo delle attività di spegnimento e di informazione realizzate in modo sempre più efficiente in tutta Italia, non corrisponde una crescita della prevenzione e della
realizzazione dei catasti.
Sono questi alcuni dei dati di “Ecosistema Incendi 2007”, l’indagine realizzata in Italia per fotografare la reale situazione dei comuni italiani nella lotta agli incendi boschivi, nell’ambito
della campagna nazionale “Non scherzate col Fuoco” promossa da Legambiente e dal Dipartimento della Protezione Civile.
“In molte regioni italiane si è dimostrato come soprattutto la realizzazione del catasto delle aree percorse dal fuoco da parte dei comuni dia importanti risultati – spiega Francesco
Ferrante, direttore generale di Legambiente -. In Liguria, Toscana e Campania, dove i comuni sono più attivi nella prevenzione, le amministrazioni colpite dai roghi si sono più
che dimezzate dal 2003 ad oggi. Una lezione importante che ancora in troppe regioni si tarda a comprendere e riprodurre – continua Ferrante – come in Calabria e Sicilia. Con i cambiamenti
climatici in atto, la protezione delle nostre foreste rappresenta sempre di più una priorità, anche per arginare i fenomeni di dissesto idrogeologico e desertificazione. Un’azione
che deve vedere tutti sempre più attivi e protagonisti – conclude Ferrante – dove i sindaci hanno e devono avere un ruolo fondamentale e strategico”.

La Liguria è tra le regioni più attive, con ben l’85% dei comuni che svolgono un’efficace opera di contrasto degli incendi boschivi. Il ritardo più grave, invece, si ha
proprio in quelle regioni del Sud e nelle isole più duramente messe alla prova ogni estate dai roghi, dove appena il 29% delle amministrazioni comunali svolge una sufficiente
attività di prevenzione.

Le campagne di sensibilizzazione realizzate dal Dipartimento della Protezione Civile, dal Corpo forestale dello Stato e da Legambiente, insieme ad altre associazioni, hanno in parte contribuito
a determinare un calo degli incendi spesso causati dall’imprudenza dell’uomo. Il potenziamento della flotta aerea, l’organizzazione dello spegnimento a terra e le reti di avvistamento hanno
permesso una costante diminuzione delle superfici bruciate negli ultimi anni. Azioni positive che, anno dopo anno, portano a concreti e importanti risultati. Ma per fermare questa piaga e
uscire finalmente dall’emergenza i comuni devono eliminare la possibilità di speculare sulle fiamme con la realizzazione del catasto, fermando così gli incendi dolosi.
Sono 15 le amministrazioni che quest’anno si aggiudicano le bandiere “Bosco Sicuro” di Legambiente e del Dipartimento della Protezione Civile, il riconoscimento assegnato ai comuni più
meritori nella mitigazione del rischio incendi, di cui 4 in Campania e 3 in Toscana. Importanti esempi per tutto il Paese, che dimostrano come una piena applicazione della legge e un’efficace
azione di mitigazione del rischio incendi boschivi sia possibile.

Per realizzare Ecosistema Incendi 2007 è stato inviato un questionario a tutti i 2.245 comuni italiani che nel biennio 2004/2005 hanno subito almeno un incendio con una superficie
percorsa dal fuoco pari o superiore all’ettaro. Hanno risposto 339 amministrazioni comunali dal Nord al Sud del Paese, oltre il 15% del campione. Proprio su queste amministrazioni si è
basata l’analisi dei dati. Un’indagine approfondita che ha preso in esame le azioni che i comuni sono tenuti a realizzare per contrastare il rischio incendi boschivi: il catasto delle aree
percorse dal fuoco, un piano comunale contro gli incendi, campagne informative mirate, la manutenzione dei boschi e le reti di avvistamento.
Il dossier è stato realizzato nell’ambito di Non scherzate col fuoco, la grande campagna nazionale per contrastare gli incendi promossa da Legambiente e dal Dipartimento della Protezione
Civile che inizia sabato nelle aree boscate di Tivoli, nei dintorni di Roma, dove centinaia di scout, volontari di protezione civile e cittadini di tutte le età si sono dati appuntamento
per realizzare concrete opere di prevenzione e per contribuire a salvaguardare le nostre preziose foreste dalla minaccia degli incendi.
Ma la grande mobilitazione per difendere i boschi continua per tutto il week-end in oltre 500 località dal Sud al Nord d’Italia. Cittadini e amministratori saranno coinvolti in
passeggiate alla scoperta dei tesori che le foreste racchiudono, per conoscere le grandi potenzialità economiche che rappresentano per le comunità locali, ma anche l’estrema
fragilità degli equilibri naturali messi ogni anno a dura prova dagli incendi. Visite ma anche opere di manutenzione e azioni concrete per intervenire sulle troppe discariche abusive che
spesso vengono mimetizzate nei boschi, ripulendo cigli stradali e sentieri, mentre le associazioni di protezione civile, la Forestale e i vigili del fuoco metteranno a disposizione i loro mezzi
per azioni dimostrative delle operazioni antincendio.

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